Le borse asiatiche stanno perdendo terreno dopo una serie positiva di cinque sedute e di massimi storici. Torna a scaldarsi il fronte militare e si indeboliscono le prospettive di un accordo per porre fine alla guerra tra Iran e Stati Uniti.
L'indice MSCI Asia Pacific è sceso fino all'1,9%, il calo maggiore dal 15 maggio, nelle ultime cinque sedute il rialzo era stato del 5,3%.
Si indeboliscono le obbligazioni e crescono le preoccupazioni sulla traiettoria dell'inflazione. Stanotte la banca centrale della Corea del Sud ha lasciato i tassi di interesse invariati ma nel board ci sono stati due membri a favore del rialzo del costo del denaro. Anche dentro la Federal Reserve, si fanno sentire i falchi.
Gli Stati Uniti hanno condotto attacchi aerei contro una base militare iraniana e imposto nuove sanzioni per impedire a Teheran di trarre profitto dal transito di navi nello Stretto di Hormuz. Un funzionario americano ha descritto gli attacchi come difensivi, affermando che gli Stati Uniti intendono mantenere il cessate il fuoco iniziato il mese scorso. Il funzionario ha dichiarato che le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno abbattuto quattro droni d'attacco iraniani a senso unico che avevano lanciato contro una nave mercantile e hanno anche colpito un'altra unità di lancio di droni iraniani a Bandar Abbas, vicino allo stretto. Ad acuire le tensioni, il Kuwait ha affermato di aver risposto a minacce missilistiche e di droni ostili. L'esercito del Paese ha dichiarato in un post sui social media che "qualsiasi esplosione che si possa udire è il risultato dell'intercettazione di bersagli ostili da parte dei sistemi di difesa aerea".
Ieri sera la tv di Stato dell’Iran ha rivelato che la bozza dell’accordo prevede il ritiro delle forze militari americane dalle aree limitrofe alla Repubblica islamica e la revoca del blocco dei porti iraniani in cambio della riapertura del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro un mese.
E’ una notizia "falsa", "nessuno dovrebbe credere a ciò che diffonde la televisione di Stato iraniana", ha subito smentito la Casa Bianca, ma assicurando che i colloqui “stanno procedendo bene" e che il presidente ha reso chiare le sue "linee rosse”. A ruota è intervenuto lo stesso Donald Trump: "L'Iran è molto determinato, desidera fortemente raggiungere un accordo. Finora non ci è riuscito… noi non siamo soddisfatti, ma lo saremo. O lo saremo, oppure dovremo semplicemente portare a termine il lavoro", ha messo in guardia nuovamente, confermando che le trattative "stanno andando molto bene" e che "stanno iniziando a darci le cose che devono darci". "Nessuno controllerà lo Stretto di Hormuz, sono acque internazionali. Lo Stretto sarà aperto a tutti", ha ribadito, minacciando anche Muscat: "L'Oman si comporterà bene, altrimenti dovremo farli saltare in aria”.
Il petrolio tipo Brent è in rialzo del 3,5% a 98 dollari il barile. I media iraniani, secondo quanto riporta Al Jazeera, riferiscono che quattro mercantili in navigazione nello Stretto di Hormuz sono stati costretti a tornare indietro dopo essere state prese di mira dal fuoco delle forze navali iraniane.
Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future del Dax di Francoforte -1%.
Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha respinto l'idea che l'Ucraina possa ottenere un'adesione parziale all'Unione europea, sostenendo che il suo Paese merita di ottenere lo status di membro a pieno titolo perché le sue forze armate stanno difendendo l'intero blocco dalla Russia.
In una lettera indirizzata ai vertici dell'UE, Zelenskyy ha affermato che l'obiettivo dell'Ucraina di diventare membro a pieno titolo dell'UE rimane immutato e ha messo in guardia contro quelle che ha definito "mezze misure”.
Il messaggio sembra essere la più chiara reazione di Kiev finora contro il suggerimento del cancelliere tedesco Friedrich Merz di concedere all'Ucraina lo status di "membro associato" come passo intermedio prima della piena adesione in futuro.
Euro in flessione per il secondo giorno a 1,158 su dollaro.
La governatrice della Federal Reserve, Lisa Cook, ha affermato che l'inflazione sta andando nella direzione sbagliata e che sarebbe pronta ad aumentare i tassi di interesse se questa tendenza dovesse persistere. Pur dichiarandosi favorevole a mantenere i tassi di interesse stabili per il momento e prevedendo un rallentamento della crescita dei prezzi nei prossimi mesi, le sue dichiarazioni la allineano a diversi funzionari della Fed che hanno segnalato come l'accelerazione dell'inflazione rappresenti ora una preoccupazione politica maggiore rispetto al mercato del lavoro.
"Voglio essere chiara sulla mia valutazione del rischio: i rischi rimangono orientati verso un'inflazione più elevata", ha dichiarato Cook mercoledì in un intervento preparato per un evento presso l'Università di Stanford.
Il dollaro resta il perno del sistema finanziario globale, ma la sua eccezionalità non è più scontata. È questa la tesi di Mauro Ratto, a capo degli investimenti di Plenisfer SGR che invita gli investitori a ripensare la costruzione dei portafogli puntando su maggiore diversificazione geografica, settoriale e valutaria, con attenzione a obbligazioni emergenti in valuta locale, oro e asset reali. “La diversificazione valutaria torna a essere una componente strategica e non più soltanto tattica”, osserva Ratto.
Per decenni il dollaro ha beneficiato di uno status unico: attrarre capitali globali sufficienti a finanziare deficit fiscali e commerciali degli Stati Uniti. I Treasury americani sono stati considerati l’asset privo di rischio per eccellenza, mentre Wall Street ha superato il 60% della capitalizzazione mondiale. Questo equilibrio ha consentito agli Usa di accumulare una posizione patrimoniale netta negativa verso l’estero pari a 27 trilioni di dollari.
Secondo Ratto, il primo segnale di cambiamento è arrivato dalla geopolitica. Dopo il congelamento delle riserve russe in seguito alla guerra in Ucraina, molte banche centrali emergenti hanno aumentato gli acquisti di oro e ridotto l’esposizione ai Treasury. La Cina, ad esempio, ha tagliato le proprie detenzioni di titoli americani da 1.300 a meno di 700 miliardi di dollari.
Anche il ruolo difensivo del biglietto verde appare meno automatico. “A differenza di quanto accaduto durante il Covid o nel ciclo di tightening 2022-2023, gli shock recenti hanno prodotto un rafforzamento solo moderato e volatile del dollaro”, sottolinea Ratto.
Il cambiamento riguarda soprattutto i mercati emergenti, oggi meno dipendenti dal debito in valuta americana grazie a mercati finanziari più maturi e a una maggiore capacità di finanziarsi in valuta locale. “Il dollaro resterà probabilmente il centro del sistema finanziario globale ancora a lungo. Ma per la prima volta dopo decenni, il mercato si interroga sulla sostenibilità della sua eccezionalità”, conclude Ratto.
In calo dell’1,7% a 4.370 dollari. Argento -3%.
L’oro non ha cambiato identità, resta un bene rifugio. È il messaggio lanciato da Tom Bailey, head of research di HANetf, secondo cui la recente correzione del metallo prezioso dopo l’escalation del conflitto in Iran non mette in discussione il suo ruolo di bene rifugio.
“La brusca correzione dell’oro seguita allo scoppio della guerra in Iran ha spinto alcuni osservatori a sostenere che il metallo prezioso stia iniziando a comportarsi maggiormente come un asset rischioso. A nostro avviso, questa lettura è eccessiva”, spiega Bailey. Secondo l’analista, nelle fasi più acute delle crisi gli investitori tendono spesso a vendere anche asset liquidi come l’oro per raccogliere liquidità e compensare perdite su altri mercati.
Un altro elemento chiave riguarda le aspettative sui tassi d’interesse. “Se una crisi viene percepita come inflazionistica perché minaccia le forniture energetiche, i mercati possono incorporare attese di tassi più elevati, riducendo l’attrattività di un asset privo di rendimento come l’oro”, sottolinea Bailey, ricordando quanto avvenuto all’inizio della guerra in Ucraina nel 2022: dopo una prima fase di debolezza, il metallo prezioso aveva poi registrato un forte rally.
Bailey evidenzia inoltre che l’oro arriva da un lungo periodo di rialzi, con un valore più che raddoppiato negli ultimi due anni. “Una correzione brusca dopo un rialzo di tale portata non significa necessariamente che l’oro sia diventato un asset rischioso, ma riflette il fatto che si fosse trasformato in un trade molto affollato”.
Le azioni della società attiva nel software sono balzate di quasi il 30% nelle contrattazioni after-hours dopo l'uscita di previsioni annuali migliori del previsto e la firma di un accordo pluriennale da 6 miliardi di dollari per l'utilizzo dei servizi cloud e dei chip di Amazon.com.
Il fatturato derivante dai prodotti software aumenterà di circa il 31% a 5,84 miliardi di dollari nell'anno fiscale che si concluderà a gennaio 2027, ha dichiarato Snowflake mercoledì in un comunicato. Si tratta di un aumento rispetto alle precedenti previsioni di 5,66 miliardi di dollari fornite a febbraio e ha superato la stima media degli analisti di 5,68 miliardi di dollari. Le vendite di prodotti rappresentano circa il 95% del fatturato totale dell'azienda.
Snowflake si è impegnata a investire ulteriori 6 miliardi di dollari in Amazon Web Services. Questo include l'utilizzo dei processori Graviton di Amazon, che competono con le offerte di Intel Corp. "I nostri team collaborano in modo eccezionale e generiamo molti affari congiunti", ha dichiarato Sridhar Ramaswamy, CEO di Snowflake, in merito all'accordo.
L'azienda sta registrando una crescente domanda per i suoi principali prodotti basati sui dati, mentre i suoi nuovi strumenti incentrati sull'intelligenza artificiale sono diventati "attività commerciali a sé stanti", ha affermato Ramaswamy in un'intervista.
L'indice SOX Philadelphia Semiconductor ha chiuso in ribasso dell'1,5% dopo una sequenza di rialzi da record.
La memoria è stata per decenni la componente più indifferenziata della filiera dei semiconduttori. Per due decenni i produttori di memoria sono stati schiacciati dall'iperconcorrenza di prezzo e dalla dipendenza dal ciclo consumer. L’industria competeva praticamente solo sul prezzo, dipendeva dal ciclo degli smartphone e dei PC, la misura del successo era quanto in basso si riusciva a spingere il costo per gigabyte. “Quel mondo è finito”, afferma Gabriel Debach, market analyst di eToro.
Il reddito operativo cumulativo di Samsung, SK Hynix e Micron è atteso sestuplicare nel 2026. Micron ha guadagnato nel solo primo trimestre di quest'anno più di quanto avesse guadagnato in qualsiasi anno intero della sua storia. Queste sono cifre che rompono l'asse verticale dei grafici storici, nel senso letterale del termine.
La trasformazione strutturale ha due motori. Il primo è dimensionale: la domanda aggregata di memoria nell'ecosistema AI è di un ordine di grandezza diverso rispetto all'era consumer, con il capex cumulativo delle hyperscaler globali che ha superato il trilione di dollari. Quando la domanda esplode a questa velocità e i tempi di costruzione di nuova capacità si misurano in anni, la scarsità non è un episodio congiunturale: è la condizione base del sistema. Il secondo motore è contrattuale. Le hyperscaler stanno firmando accordi di più anni con i produttori di memoria, dove lo standard del settore era il contratto annuale. Quando la domanda è abbastanza urgente da spingere i più grandi acquirenti del mondo a impegnarsi per cinque anni, il potere di prezzo non appartiene più a chi ha wafer disponibili sul mercato spot: appartiene a chi detiene il contratto.
Cosa c'è davvero dietro ciò che si acquista sui mercati finanziari? È la domanda che Carlo Benetti, Market Specialist di GAM, mutuа dalla lezione di Carlo Petrini — fondatore di Slow Food scomparso il 21 maggio scorso — e trasferisce direttamente nel mondo degli investimenti. Non il rendimento promesso o la dinamica di un prezzo, ma la qualità dell'azienda, le sue pratiche, la governance, la sostenibilità della crescita nel tempo.
I tre aggettivi petriniani — buono, pulito, giusto — si traducono con precisione nel lessico finanziario. "Buono" è l'attenzione ai fondamentali. "Pulito" è trasparenza: governance, strutture proprietarie, affidabilità del reporting. "Giusto" è la dimensione sistemica: valutare gli effetti che un'impresa genera su ambiente, dipendenti e territorio. Non filantropia, precisa Benetti, ma valutazione economica: "un'impresa che scarica sulla collettività i propri costi ambientali o sociali non elimina quei costi, trasferisce rischi al futuro.”
Per decenni i mercati hanno ottimizzato il rendimento aggiustato per il rischio senza interrogarsi sulla qualità dei processi che lo generavano, finanziando industrie inquinanti, catene di fornitura squilibrate, governance opache. È in questo contesto che si è affermato il paradigma ESG (Environmental, Social, Governance), che ha attratto capitali verso strategie sostenibili, favorito regolamentazioni e obblighi di trasparenza, dato impulso a fondi tematici e rating specializzati. Nonostante i casi di greenwashing, il fenomeno sta assumendo caratteristiche strutturali anche in Italia.
L'esempio più eloquente viene dalla Cina: mentre gli Stati Uniti rilanciano le fonti fossili, Pechino presidia la transizione energetica globale controllando pannelli solari, batterie e wafer, e avanzando in Europa con auto elettriche, efficienti ed economiche. "Non idealismo o filantropia, ma lucida strategia industriale", scrive Benetti.
Banca MPS -BANCO BPM. I contatti tra le due banche per discutere su una possibile fusione starebbero accelerando, con Goldman Sachs che si potrebbe affiancare agli advisor storici del Banco, Citi e Lazard. Lo scrive il Corriere della Sera senza citare fonti.
Edison. La società energetica francese EDF ha rinviato al 2027 la vendita di una quota della sua controllata italiana Edison, a causa del protrarsi delle interruzioni nelle forniture di gas naturale liquefatto dovute al conflitto con l'Iran, secondo quanto riportato in esclusiva da Reuters mercoledì.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
info@orafinanza.it (OraFinanza.it)
Source link




