(AGENPARL) – Roma, 29 Maggio 2026 – “DESIGN MY CITY SPACE – LA CITTÀ CHE CI PIACE”
POSIZIONATE QUESTA MATTINA NEL BOSCO COVID LE INSTALLAZIONI
REALIZZATE DAGLI STUDENTI DEGLI ISTITUTI PANETTI-PITAGORA E DE NITTIS-PASCALI
Il progetto “Design My City Space – La Città che ci piace” è nato con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni ai temi dell’edilizia sostenibile, della progettazione urbana e della cura del bene comune, attraverso percorsi formativi capaci di coniugare competenze tecniche, sensibilità ambientale e spirito collaborativo.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Bari e coordinata da Formedil-Bari, rappresenta un importante momento di valorizzazione della creatività giovanile e della partecipazione attiva degli studenti nella progettazione degli spazi urbani.
All’incontro sono intervenuti l’assessore alla Cura del Territorio Domenico Scaramuzzi, il presidente e il direttore di Formedil-Bari, Salvatore Matarrese e Silvano Penna, i dirigenti scolastici, i docenti e gli studenti protagonisti delle installazioni.
“Vedere oggi queste installazioni posizionate all’interno del Bosco Covid – ha commentato Domenico Scaramuzzi – testimonia il valore del percorso che abbiamo immaginato sin dall’inizio come un’esperienza di partecipazione reale e di cura condivisa della città. La fontana e la fioriera realizzate dagli studenti non sono semplicemente elementi di arredo urbano, ma il risultato di un lavoro che unisce competenze tecniche, creatività, sostenibilità ambientale e senso civico.
Le ragazze e i ragazzi coinvolti nel progetto hanno dimostrato nei fatti di saper interpretare con intelligenza e sensibilità il tema dello spazio pubblico, proponendo soluzioni capaci di dialogare con il territorio e con i bisogni della comunità: la fontana, ad esempio, è un modello che coniuga al meglio inclusione e sostenibilità: è progettata non solo per permettere a tutti, cani e gatti compresi, di bere in modo sicuro e accessibile, ma anche per recuperare l’acqua a usi irrigui.
È questo il modello di città che vogliamo costruire: una città in cui i giovani non siano soltanto destinatari delle trasformazioni urbane, ma protagonisti attivi della loro progettazione.
Questo, poi, è un luogo profondamente simbolico per Bari, uno spazio di memoria ma anche di rigenerazione e futuro. Per questo è ancora più importante ospitare qui opere nate dal lavoro e dall’impegno delle nuove generazioni. Ringrazio Formedil-Bari, i dirigenti scolastici, i docenti e tutti gli studenti che hanno partecipato con entusiasmo a questo percorso, dimostrando quanto la collaborazione tra istituzioni, scuola e territorio possa produrre risultati concreti e di grande valore sociale”.
“Con questa iniziativa – ha sottolineato Salvatore Matarrese – vogliamo dare un segnale concreto di quanto sia importante coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione della città del futuro. I manufatti realizzati dagli studenti rappresentano non solo un esercizio di creatività e competenza tecnica, ma soprattutto una testimonianza di partecipazione attiva e di attenzione verso il bene comune. ‘Design My City Space – La Città che ci piace’ dimostra come la collaborazione tra scuola, istituzioni e sistema formativo possa produrre risultati di grande valore sociale e culturale, trasformando idee e visioni dei ragazzi in interventi reali capaci di arricchire gli spazi urbani. Siamo particolarmente orgogliosi che queste opere trovino collocazione nell’area Bosco Covid, luogo simbolico di memoria e rigenerazione urbana, perché qui assumono un significato ancora più forte: quello di una comunità che cresce attraverso la partecipazione, la sostenibilità e la valorizzazione dei talenti dei giovani”.
“Il percorso sviluppato con gli istituti scolastici coinvolti in EdilTrophy25 – ha concluso Silvano Penna – rappresenta un esempio virtuoso di formazione integrata, in cui competenze tecniche, progettazione e sensibilità civica si incontrano. Gli studenti hanno saputo interpretare con entusiasmo e professionalità il tema della rigenerazione degli spazi pubblici, offrendo soluzioni innovative e concrete. Attraverso questo progetto, Formedil-Bari conferma il proprio impegno nel creare occasioni di crescita, orientamento e partecipazione attiva per i giovani, favorendo un dialogo continuo tra mondo della scuola, formazione professionale e territorio. La qualità dei lavori presentati dall’ITT Panetti-Pitagora e dal Liceo De Nittis-Pascali dimostra quanto sia fondamentale investire nelle nuove generazioni e nelle loro capacità creative, affinché possano diventare protagoniste consapevoli dello sviluppo sostenibile e della cura della città”.
La collaborazione tra Comune di Bari, Formedil-Bari e scuole del territorio conferma il valore della sinergia tra istituzioni e sistema formativo in un percorso di promozione di esperienze concrete di crescita e orientamento per gli studenti, favorendo al tempo stesso una riflessione condivisa sul futuro degli spazi cittadini. Il progetto rappresenta, dunque, la testimonianza di un’alleanza virtuosa tra formazione, territorio e comunità per impegno e partecipazione dimostrati dagli studenti e dai docenti coinvolti, consentendo ai giovani di esplorare le tematiche legate alla progettazione esecutiva di opere destinate all’arredo urbano, da realizzare in aree verdi della città.
S CHEDE I NTERVENTI R EALIZZATI D AGLI S TUDENTI
L’idea progettuale della Fontana “Infinity” nasce dal desiderio degli studenti di realizzare un manufatto al servizio della collettività, capace di richiamare alcune tematiche da loro particolarmente sentite: l’attenzione verso l’utilizzo responsabile di una risorsa essenziale come l’acqua e la possibilità che tutti gli esseri viventi possano accedervi in maniera illimitata grazie ad un suo utilizzo consapevole. Da questi presupposti deriva la forma planimetrica iconica della fontana, che ricorda il simbolo stilizzato dell’infinito.
La struttura presenta quattro zone, destinate a differenti tipologie di utenti: le prime due sono dedicate ad adulti e bambini e dotate di un erogatore posto nella parte superiore. Sono presenti dei ripiani posti a diverse altezze, pensati sia per appoggiare oggetti che per agevolare la postura durante l’utilizzo della fontana. L’acqua, cadendo in una vasca sottostante, permette anche agli animali di abbeverarsi, evitando possibili contaminazioni dell’erogatore. L’acqua raccolta nella vasca viene infine convogliata, tramite un elemento canalizzato, verso una fioriera, e quindi nel sottosuolo, grazie a un substrato drenante. Sia la vaschetta con l’erogatore che l’elemento canalizzato sono stati modellati in 3D e resi disponibili. L’accento posto sulla dinamicità del percorso dell’acqua è metafora stessa dell’esistenza umana, sottolineando una forte analogia tra il ciclo dell’acqua e quello della vita: la nascita dell’uomo è rappresentata dall’acqua che sgorga dalla sommità e lungo il proprio cammino entrambi interagiscono con il mondo circostante.
La scelta della pianta ottagonale per il corpo illuminante della Fioriera illuminata , è ispirata al significato simbolico che questa figura possiede sia nella sua perfezione geometrica sia dal punto di vista architettonico. Un esempio emblematico di questa forma è il Castel del Monte, famoso per la sua caratteristica pianta ottagonale. Questa figura geometrica, rappresenta un punto di congiunzione tra il quadrato, simbolo di stabilità, e il cerchio, emblema di perfezione e spiritualità. Il progetto, quindi, riguarda una fioriera in laterizio illuminata, costituita da una piastra a pianta quadrata, realizzata in conglomerato cementizio prefabbricato armato con otto fori di diametro di 5 cm per consentire il drenaggio dell’acqua della fioriera. Sulla piastra poggia la base della fioriera, anch’essa a pianta quadrata, realizzata con muratura di mattoni pieni disposti con tessitura a cortina, per un numero complessivo di 80 mattoni, disposti in quattro file (20 per ogni fila), posizionati in maniera modulare e distanziati 1 cm l’uno dall’altro. I mattoni agli angoli della seconda e quarta fila sono ruotati di 45° rispetto a quelli presenti sui lati. Al centro della base è presente un blocco in conglomerato cementizio prefabbricato armato che funge da basamento per l’elemento a pianta ottagonale che si erge al centro di esso, con la funzione di “corpo illuminante”, realizzato con 60 mattoni distribuiti in quindici file, ciascuna composta da quattro mattoni ortogonali tra loro e con ogni fila ruotata di 45° rispetto alla precedente, alternando la direzione. Sulla sommità del “corpo illuminante” vi è un elemento in legno (teak) a pianta ottagonale che funge da coperchio rimovibile e facilmente estraibile e consente di intervenire al suo interno per opere manutenzione.
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