Sostegno, Gilda: alunni con disabilità in aumento del 65% in dieci anni. Il 27% dei docenti non è specializzato [Analisi Istat-Gilda]


Secondo un’analisi Gilda-UNAMS su dati ISTAT, negli ultimi dieci anni la percentuale di alunni che necessitano di sostegno è aumentata del 65%. Criticità anche su supplenze, continuità didattica e ore assegnate.

Continua a crescere il numero degli alunni che necessitano di sostegno, mentre il sistema scolastico fatica ancora a garantire pienamente continuità didattica, specializzazione dei docenti e adeguata copertura oraria.

È quanto emerge da un’analisi elaborata da Gilda-UNAMS, a cura di Antonio Antonazzo, sulla base dei dati ISTAT relativi agli alunni con disabilità nell’anno scolastico 2023/2024.

Il quadro che emerge conferma una tendenza ormai strutturale: l’aumento degli alunni certificati e, più in generale, degli studenti con bisogni educativi particolari, pone la scuola davanti a una sfida sempre più complessa.

In dieci anni alunni con sostegno in aumento del 65%

Secondo i dati riportati nell’analisi, la percentuale complessiva degli alunni che necessitano di sostegno è passata dal 2,6% dell’anno scolastico 2014/2015 al 4,3% del 2023/2024, con un incremento pari al 65% nell’arco di dieci anni.

L’aumento è particolarmente significativo nella scuola dell’infanzia, dove si registra una crescita del 146%. Seguono la scuola primaria, con un incremento dell’83%, la scuola secondaria di II grado, con il 67%, e la scuola secondaria di I grado, con il 45%.

Nel 2023/2024 gli alunni certificati risultano pari a circa 359 mila, corrispondenti al 4,5% del totale degli iscritti nelle scuole statali e paritarie italiane.

Dal punto di vista del genere, il 69,5% degli alunni con disabilità è costituito da maschi, mentre il 30,5% da femmine.

BES: l’8,6% degli alunni necessita di supporto didattico specifico

Accanto agli alunni certificati, l’analisi prende in considerazione anche gli studenti con Bisogni Educativi Speciali, che pur non avendo diritto al docente di sostegno necessitano comunque di un supporto didattico particolare.

A livello nazionale, gli alunni con BES rappresentano l’8,6% della popolazione scolastica. Sommando questa percentuale al 4,5% degli alunni certificati, si arriva a una quota complessiva del 13,1% di studenti con difficoltà di apprendimento o con necessità educative specifiche.

In termini assoluti, su circa 8 milioni di alunni, nel 2023/2024 si contavano circa 360 mila studenti certificati con docente di sostegno e circa 688 mila studenti con BES affidati ai consigli di classe e destinatari di una didattica individualizzata.

La distribuzione territoriale, tuttavia, non è omogenea. Secondo l’analisi, la percentuale di alunni con BES è pari al 10,9% al Nord e al 10% al Centro, mentre scende al 4,9% nelle regioni del Sud e delle Isole.

Le tipologie di disabilità più diffuse

Per quanto riguarda le tipologie di disabilità, le percentuali più alte riguardano la disabilità intellettiva e i disturbi dello sviluppo psicologico.

La disabilità intellettiva rappresenta il 40,3% del totale, mentre i disturbi dello sviluppo psicologico arrivano al 34,8%. Seguono le difficoltà di apprendimento, pari al 18,2%, i disturbi dell’attenzione e comportamentali, pari al 17,5%, e le difficoltà del linguaggio, pari al 15,7%.

L’analisi precisa che la somma delle percentuali supera il 100% perché uno stesso alunno può presentare più di una tipologia di disabilità.

Le disabilità sensoriali o motorie risultano invece meno diffuse rispetto a quelle di natura intellettiva, psicologica o legate all’apprendimento.

Il 26,9% dei docenti di sostegno è senza specializzazione

Uno dei dati più rilevanti riguarda la presenza di docenti privi di specializzazione su posti di sostegno.

A livello nazionale, il 26,9% dei docenti nominati su posto di sostegno nell’anno scolastico 2023/2024 non aveva seguito un percorso di specializzazione specifico.

In termini assoluti, su circa 249 mila docenti di sostegno, circa 67 mila risultavano privi del titolo di specializzazione.

Anche in questo caso emergono forti differenze territoriali. Le percentuali più alte si registrano soprattutto in alcune regioni del Nord e del Centro. Tra i dati più elevati figurano la Valle d’Aosta, con il 49,3%, il Piemonte, con il 43,9%, la Toscana, con il 39%, la Liguria, con il 38%, l’Emilia-Romagna, con il 37,4%, e il Veneto, con il 37%.

Secondo l’analisi, tale situazione sarebbe collegata anche alla distribuzione territoriale dei percorsi di specializzazione del TFA sostegno, che negli anni ha visto una maggiore concentrazione di posti nelle università del Sud e una carenza nelle regioni settentrionali.

Posti non assegnati dopo un mese dall’inizio delle lezioni

Un’altra criticità riguarda i ritardi nelle nomine.

Secondo i dati riportati, un mese dopo l’inizio delle lezioni l’11,4% dei posti di sostegno risultava ancora non assegnato a livello nazionale.

Il dato è particolarmente rilevante nella scuola dell’infanzia, dove la percentuale arriva al 16,3%, e nella scuola primaria, dove si attesta al 12,2%. Seguono la scuola secondaria di I grado con il 10,3% e la secondaria di II grado con l’8,8%.

L’analisi evidenzia come tali ritardi siano legati alla complessità delle operazioni di nomina, alla carenza di docenti specializzati e alle procedure necessarie per individuare gli aventi diritto dopo l’esaurimento delle graduatorie.

Continuità didattica ancora lontana: il 57,3% cambia docente da un anno all’altro

Tra i nodi principali resta quello della continuità didattica.

A livello nazionale, il 57,3% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente.

La percentuale è particolarmente alta nella scuola dell’infanzia, dove arriva al 68,8%, e nella scuola secondaria di I grado, dove si attesta al 61%. Nella scuola primaria il dato è pari al 53,6%, mentre nella secondaria di II grado raggiunge il 54,1%.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento di instabilità: l’8,4% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno durante lo stesso anno scolastico.

Secondo l’analisi, la possibilità di conferma del docente su richiesta delle famiglie, introdotta recentemente, non può da sola risolvere il problema della continuità didattica. La questione, viene sottolineato, può essere affrontata in modo strutturale solo attraverso una maggiore stabilizzazione dei docenti e la trasformazione di una parte significativa dell’organico in deroga in organico di diritto.

Assistenti all’autonomia: forti differenze territoriali

L’analisi prende in esame anche il rapporto tra alunni e assistenti all’autonomia.

A livello nazionale, il rapporto medio è di 4 alunni per assistente, ma con differenze significative tra territori. In alcune regioni il rapporto è più favorevole, come in Sicilia, dove si registra un valore di 2,7 alunni per assistente, nel Lazio e nelle Marche, entrambe a 2,8. In altri territori, invece, il rapporto è più elevato: Bolzano registra 8,5 alunni per assistente, la Campania 7,5 e il Veneto 6,9.

Secondo l’analisi, queste oscillazioni dipendono probabilmente anche dalle scelte politiche locali, considerando che il finanziamento di tali figure è collegato agli enti locali e alle Regioni.

Ore di sostegno insufficienti rispetto all’orario scolastico

Un ulteriore elemento critico riguarda il numero medio di ore settimanali di docenza riconosciute agli alunni che necessitano di sostegno.

A livello nazionale, la media è pari a 15,6 ore settimanali. Il dato varia però per area geografica: 13,9 ore al Nord, 16,1 al Centro e 17,3 al Sud e nelle Isole.

Secondo l’analisi, questi numeri mostrano come, a fronte dell’aumento degli alunni che necessitano di sostegno, le ore assegnate non siano sufficienti a coprire l’intero orario scolastico.

La situazione risulta particolarmente problematica al Nord, dove si concentra una parte significativa delle cattedre disponibili ma dove il numero medio di ore per alunno è inferiore rispetto ad altre aree del Paese.

Un sistema sotto pressione

Il quadro complessivo delineato dall’analisi conferma una forte pressione sul sistema dell’inclusione scolastica.

Da un lato aumentano gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali; dall’altro permangono criticità rilevanti nella disponibilità di docenti specializzati, nei tempi delle nomine, nella continuità didattica e nella copertura oraria.

Il rischio è che l’inclusione resti affidata a interventi frammentari e discontinui, mentre i dati indicano la necessità di una programmazione strutturale, capace di garantire stabilità, formazione specialistica e risorse adeguate.

Secondo Gilda-UNAMS, il tema centrale resta quello della stabilizzazione dei docenti e della trasformazione dell’organico in deroga in organico di diritto, condizione ritenuta essenziale per garantire realmente la continuità didattica agli alunni con disabilità.

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