Un attore cancellato, un carcere femminile, un amore lasciato a metà. "Meglio tardi che mai" del ciclo "Purché finisca bene" è stasera in tv


Un attore che ha fatto il bello e il cattivo tempo fino al giorno in cui non ha esagerato. Un carcere femminile a Bassano del Grappa. E una donna che avrebbe tutte le ragioni del mondo per voltarsi dall’altra parte quando lo vede arrivare. Da questa premessa scritta da Gianluca Iumiento, Giuseppe Curti ha ricavato Meglio tardi che mai. Ovvero l’ultimo film della collana Purché finisca bene. Che arriva stasera in tv in prima visione assoluta alle 21.30 su Rai 1 e in contemporanea streaming su RaiPlay. Dove si possono vedere on demand tutti i film del ciclo.

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Cos’è Purché finisca bene. E perché ci siamo tutti cascati almeno una volta

Dal 2014, Rai 1 manda in onda questa collana di film tv, ciascuno indipendente dall’altro, ciascuno con la sua storia, il suo cast, la sua ambientazione, che ha saputo costruire nel tempo un pubblico fedele e trasversale.

La formula è quella della commedia sentimentale all’italiana: personaggi riconoscibili, situazioni vere, un’ironia che non graffia mai troppo e quel calore umano che fa sì che alla fine ti ritrovi a sperare che davvero finisca bene. Se non avete ancora visto nessun titolo della collana, RaiPlay è un buon posto da cui cominciare.

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Un attore cancellato, un carcere femminile, un amore lasciato a metà. Meglio tardi che mai del ciclo Purché finisca bene è stasera in tv (foto ufficio stampa)

La trama di Meglio tardi che mai: un attore cancellato, un laboratorio di teatro e una sorpresa dietro le sbarre

Marco è bello, talentuoso, brillante. E lo sa fin troppo bene. Quando sul set di una serie offende pesantemente una giovane collega inesperta, la rete lo travolge e ogni produzione gli chiude la porta in faccia. A salvarlo, o almeno a provarci, ci pensa Paolo, il suo agente. Elegante, cinico, con il fiuto di chi trasforma qualsiasi disastro in operazione di immagine. Il piano è semplice quanto astuto: spedire Marco a Bassano del Grappa, la città da cui era scappato a 18 anni per fare l’attore, a tenere un corso di teatro nel carcere femminile locale. “Attore impegnato socialmente”: titolo già pronto, reputazione già in fase di recupero.

Quello che Paolo non ha messo in conto è Arianna. Che è lì, in quel carcere, reclusa con l’accusa di riciclaggio per una truffa legata all’azienda di famiglia, reato che non ha commesso. Ed è anche il grande amore giovanile che Marco aveva promesso di non dimenticare. E che poi, puntualmente, aveva dimenticato, insieme alla promessa di tornare. Ritrovarsela davanti, in quella situazione, con quella diffidenza negli occhi, è il genere di colpo basso che il destino sa dare con grande precisione.

All’inizio le lezioni sono un disastro. Le detenute del laboratorio non sono fan in trepidante attesa. Sono donne ironiche, diffidenti, per nulla impressionate dalla fama di Marco. Ma lentamente il teatro comincia a fare il suo lavoro, su di loro e su di lui. La rabbia prende forma, il dolore trova le parole, e quel laboratorio dietro le sbarre diventa il palcoscenico più improbabile per ricominciare. Per Arianna significa combattere per dimostrare la propria innocenza. Per Marco significa capire quando, esattamente, ha smesso di recitare per passione e ha cominciato solo a recitare la parte. A complicare le cose c’è Francesco Saccoccia, l’avvocato difensore di Arianna: aria bonacciona, consigli sempre al ribasso, una presunta mediocrità professionale dietro cui si nasconde qualcosa di molto meno innocente.

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Il gruppo di teatro di Meglio tardi che mai (foto ufficio stampa)

Lorenzo Richelmy e Mariana Lancellotti: un amore interrotto con un carcere in mezzo

Lorenzo Richelmy – che il pubblico internazionale ha scoperto grazie al ruolo di Marco Polo nell’omonima serie Netflix, e che in Italia ha recitato anche in Hotel Portofino e Fino alla fine di Gabriele Muccino – torna alla fiction italiana con un personaggio che si è perso. Il suo Marco parte da lontano: a 18 anni aveva due amori, Shakespeare e Arianna. Poi Roma, l’Accademia d’Arte Drammatica, il successo: alla fine gli sono rimasti solo la carriera e il senso di colpa sepolto sotto strati di narcisismo. «È stato stimolante descrivere il percorso di un uomo che prima finge semplicemente di essere interessato, ma poi inizia a cambiare e a provare una sincera empatia», racconta il regista Curti.

Mariana Lancellotti, già vista in Come fratelli – è Arianna, non una vittima rassegnata e nemmeno una combattente da manuale. È una donna che ha già rinunciato a troppo: da adolescente ha lasciato i suoi sogni per accudire il padre malato e rilevarne il ristorante. E poi ha perso Marco, che è andato via. Oggi si ritrova in carcere per una colpa non sua. Che l’ex fidanzato rispunti proprio lì, nel carcere, con l’aria da star e quella faccia che le fa ancora sentire le farfalle nello stomaco, le sembra l’ennesima presa in giro del destino. «Lei, l’unica innocente, lo riporta man mano all’autenticità dei sentimenti, ricevendo in cambio una rinnovata fiducia in se stessa», dice Curti.

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Emanuela Grimalda e Lorenzo Richelmy in una scena di Meglio tardi che mai (foto ufficio stampa)

Il resto del cast di Meglio tardi che mai, da Emanuela Grimalda a Sergio Assisi

Emanuela Grimalda è zia Tina, il tipo di personaggio che ruba le scene anche senza provarci. Assistente sociale, aspirante Miss Marple, dispensatrice di sarcasmo tagliente e saggezza genuina. Ha cresciuto Marco dopo la perdita della madre e non ha alcuna intenzione di risparmiargli i suoi commenti adesso. Con lo stesso acume con cui punge lui, si mette a scavare anche nel caso di Arianna, convinta della sua innocenza.

Camilla Filippi è Lucia, la più turbolenta del gruppo di detenute. Sempre pronta alla battuta corrosiva, sempre in prima linea nella provocazione. Dietro quella corazza di rabbia e ironia c’è un bisogno d’amore che lei stessa si rifiuta di riconoscere. E che il teatro, suo malgrado, porta a galla.

Claudio Corinaldesi è il Direttore Giuliani. Gabriele Cirilli è Francesco Saccoccia, l’avvocato di Arianna dall’aria rassicurante che consiglia di patteggiare per uscire presto, nascondendo dietro la facciata del bonaccione una scaltra intelligenza orientata a scopi decisamente meno nobili.

Tra le detenute del laboratorio ci sono anche Fatima (Daniela Scattolin), cresciuta a Vicenza ma di origine nordafricana, che in carcere si sente paradossalmente più al sicuro che nel mondo esterno dove nessuno l’aspetta davvero. E Irina (Viktorija Portnova), arrivata dall’Est con un italiano incerto e il pensiero fisso sui figli che non vede da 7 anni. Per lei il teatro diventa il modo di trasformare quell’assenza bruciante in qualcosa di simile a un atto d’amore.

Sergio Assisi, qui in qualità di guest star d’eccezione, è Paolo, l’agente di Marco. Sempre in giacca e cravatta, sempre a ragionare in termini di immagine, convinto che qualsiasi crisi possa diventare una storia da raccontare nel modo giusto.

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 Sara Sirtori

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