Engagement investitori-emittenti: l’esperienza del Forum per la Finanza Sostenibile


L’engagement, inteso come dialogo strutturato tra investitori ed emittenti su temi di sostenibilità, si conferma tra le strategie più efficaci per accelerare il processo di decarbonizzazione e gestire i rischi sociali connessi alla trasformazione dei modelli produttivi. Nell’ambito della finanza sostenibile, l’engagement rappresenta un approccio strategico per stimolare il cambiamento all’interno degli emittenti: è un valido strumento nelle mani di azionisti e obbligazionisti per supportare Stati e società nel loro percorso di sostenibilità, attraverso l’introduzione di obiettivi chiari e misurabili e roadmap precise e trasparenti.

Engagement e investitori istituzionali

Anche dall’ultima edizione delle ricerche del Forum sugli investitori istituzionali emerge come l’engagement rappresenti uno strumento prezioso, sempre più valorizzato e applicato dagli operatori finanziari. In particolare, tra le compagnie di assicurazione è tra gli approcci più adottati (89%), ma è largamente diffuso anche tra gli investitori previdenziali (64%). 

Il Gruppo di lavoro permanente sull’engagement

Il Forum per la Finanza Sostenibile ha un’esperienza consolidata in questo ambito. Dal 2021 coordina infatti un Gruppo di lavoro permanente dedicato all’engagement e rivolto ai propri associati, con l’obiettivo di creare uno spazio di confronto tra investitori e, allo stesso tempo, favorire l’avvio e l’adesione a iniziative collaborative. Dal 2024, questo percorso è supportato anche da una piattaforma digitale che facilita la partecipazione e il coordinamento tra i Soci.

La partecipazione alla Sustainability Week e il monitoraggio annuale delle quotate

Il Gruppo di lavoro partecipa sin dalla sua costituzione alla Sustainability Week di Borsa Italiana – Euronext, dove promuove ogni anno un’iniziativa di monitoraggio sugli aspetti di sostenibilità con le società emittenti presenti all’evento, in collaborazione con Assofondipensione. Nel 2025, 13 investitori capifila hanno incontrato 23 società quotate per approfondire una serie di temi ESG considerati prioritari, a partire da un questionario di oltre 50 domande, elaborato con tutti i partecipanti al gruppo di lavoro del Forum e con Assofondipensione. I risultati dell’iniziativa, pubblicati a febbraio 2026, offrono una panoramica del livello di integrazione dei fattori ESG nelle strategie delle aziende quotate sul mercato italiano.

I risultati nel dettaglio

Dal punto di vista ambientale emergono segnali incoraggianti. Le imprese sono sempre più attive nella gestione dei rischi climatici e nella definizione di piani di transizione. L’adesione al framework CDP (ex Carbon Disclosure Project) resta elevata (83%), mentre cresce il numero di aziende con strategie di adattamento climatico (65%) e piani formalizzati di decarbonizzazione (61%), spesso in linea con i principi della Just Transition. In aumento anche le società con target validati dalla Science Based Targets initiative (SBTi), passate dal 22% al 35% in un anno. Restano però aree meno presidiate, come la gestione sostenibile delle risorse idriche e la tutela degli ecosistemi, dove solo il 57% delle aziende ha una strategia dedicata.

Per quanto riguarda gli aspetti sociali, tutte le aziende coinvolte si sono dotate di politiche per la prevenzione degli incidenti e la tutela della salute dei lavoratori (supportate nell’83% dei casi da sistemi di rendicontazione in linea con gli standard ESRS S1-14/GRI 403-9) nonché di programmi di formazione e sistemi di valutazione dei fornitori che includono i criteri ESG. Il tema dell’equità retributiva, invece, rimane critico: il 74% delle imprese monitora il gender pay gap, ma non tutte hanno definito obiettivi chiari e misurabili per ridurlo.

Maggiori criticità emergono nella dimensione della governance. Se, da un lato, tutte le aziende coinvolte collegano la remunerazione variabile a obiettivi di sostenibilità, dall’altro persistono lacune nella definizione di strategie strutturate su temi emergenti. È il caso, ad esempio, dell’intelligenza artificiale: il 78% delle imprese ha già integrato tecnologie associate all’IA nei propri processi aziendali, ma solo il 48% dispone di policy specifiche o codici etici dedicati. 

L’iniziativa di engagement sulle politiche per i giovani

Altre iniziative in corso si concentrano su temi come l’adattamento climatico e le politiche di attrazione e crescita professionale dei giovani. Quest’ultima iniziativa, guidata da Assofondipensione e Assoprevidenza, ha coinvolto 40 società quotate del FTSE MIB, con l’obiettivo di analizzare le politiche aziendali rivolte agli under 35. Il contesto è quello di una significativa perdita di capitale umano: secondo il CNEL, tra il 2011 e il 2024 circa 630 mila giovani hanno lasciato il Paese, con un impatto economico stimato in €159,5 miliardi. 

L’iniziativa ha raccolto da subito un elevato livello di adesione (circa il 70%), a dimostrazione dell’interesse delle imprese per questi argomenti. Le risposte degli emittenti hanno messo in evidenza che il tema trasversale della valorizzazione dei giovani in azienda è ben presidiato attraverso politiche e iniziative ad hoc.

Nello specifico, nel processo di selezione, l’83% delle aziende considera molto importanti il percorso di studi (particolarmente apprezzate le lauree in discipline STEM) e l’esperienza di studio o lavoro all’estero. Inoltre, gran parte delle società interpellate ha all’attivo iniziative di accompagnamento dei giovani: il 90% ne segue l’ingresso in azienda, l’83% ha programmi per i talenti, così come diffusi sono i percorsi di formazione. 

Il 100% delle aziende offre servizi di welfare, dalle assicurazioni sanitarie alla previdenza complementare, fino al sostegno alla genitorialità. Il 90% monitora l’adesione ai valori aziendali e il 79% propone attività di team building o volontariato. Per le nuove generazioni, questi elementi sono sempre più rilevanti nella scelta del datore di lavoro. 

Restano però margini di miglioramento: solo il 58% delle aziende coinvolte dispone di percorsi di carriera strutturati e appena il 21% include nella rendicontazione di sostenibilità una sezione dedicata alle politiche per gli under 35. 

Dopo questa prima fase, l’engagement prosegue con la condivisione dei risultati con le imprese e la valorizzazione delle best practice, con l’obiettivo di incoraggiare una rendicontazione più strutturata e, potenzialmente, l’inclusione di obiettivi specifici nei piani di sostenibilità.

Nel complesso, l’esperienza maturata in questi anni dal Forum mostra come l’engagement rappresenti un approccio strategico per la finanza sostenibile e uno strumento prezioso nelle mani degli operatori perché permette di promuovere il cambiamento di imprese e Stati verso obiettivi di sostenibilità in un momento in cui c’è particolarmente bisogno di impegni chiari e precisi su questo fronte.


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 Maria Giovanna Lahoz

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