"Le sei donne che amarono Picasso": la biografa e poetessa inglese Sue Roe racconta ad Amica il suo libro. E le muse del genio. Intervista


Sono rimaste a lungo sullo sfondo le compagne e le mogli che hanno attraversato la vita di Pablo Picasso. Oggi, finalmente, Sue Roe, biografa e poetessa inglese, fa uscire dall’ombra le esistenze straordinarie di Fernande Olivier, Olga Khokhlova, Marie-Thérèse Walter, Dora Maar, Françoise Gilot e Jacqueline Roque. Lo fa con un libro – Le sei donne che amarono Picasso – che le emancipa da semplici muse e anonime presenze accanto all’artista, per raccontarle come persone con una propria forte identità, un talento e percorsi segnati da scelte spesso difficili.

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Roe costruisce un racconto che percorre il Novecento, intrecciando biografie e storia dell’arte. Le relazioni con Picasso diventano una lente attraverso cui osservare, non solo l’evoluzione dello stile del maestro spagnolo, ma anche il ruolo e la condizione femminile in un’epoca di profondi cambiamenti. Tutte le protagoniste del libro condivisero con il geniale pittore amici, case, vacanze e quotidianità, pagando spesso un prezzo emotivo alto, causato da tradimenti e solitudine. Eppure, la narrazione non è vittimistica. Al contrario, Roe coglie le complessità e la forza di quelle donne.

Tutte hanno ispirato il lavoro di Picasso a tal punto che «è possibile “riconoscerle” nelle sue svolte stilistiche ed emotive», spiega Roe, raggiunta via Zoom a Brighton, dove vive con il compagno Steve. «Fernande, per esempio, è il volto di una de Les Demoiselles d’Avignon; Marie-Thérèse rappresenta le forme sensuali e luminose degli Anni 30; Dora ha contribuito con la sua visione alla nascita di Guernica; Françoise è La Femme Fleur, che risente dell’influenza dell’astrattismo. Infine, con Jacqueline, Picasso ha ritrovato forza creativa negli ultimi anni della sua vita. Insomma, tutte e sei hanno trasformato la sua pittura».

Sue Roe, biografa e poetessa inglese, nata nel 1956 a Leicester, vive a Brighton. Docente universitaria, è autrice di pubblicazioni sull’arte figurativa (foto Hayley Benoit)

In che modo ha “ ridato voce” alle sei donne del libro, senza cadere in una rilettura troppo moderna o anacronistica?
Ho studiato lettere, diari, recuperato frammenti di storie e ho tentato di interpretare le loro sensazioni, senza sovrapporvi uno sguardo contemporaneo. Ogni relazione appartiene a un decennio diverso: si va da Fernande, incontrata nei primi anni del Novecento, a Jacqueline, la relazione degli Anni 50.

È stato difficile sottrarsi al peso della figura di Picasso nel raccontare quelle biografie? Ovviamente l’artista doveva apparire, perché è l’amore principale della vita di ognuna di quelle donne. Cambia le loro vite, come loro la sua. Mentre lui le ritrae mostrandone la vera essenza in immagini non tradizionali, loro lo spingono verso nuove fasi stilistiche.

Tra le sei, c’è una figura che l’ha colpita di più?
Quando ho iniziato la ricerca, pensavo non ci fosse nessuno più interessante di Fernande, poi è arrivata Marie-Thérèse e via di questo passo. Ogni donna rivela una sua complessità: da Olga, danzatrice della compagnia dei Ballets Russes di Diaghilev e madre del primo figlio Paulo, alla fotografa Dora Maar.

Il caso di Françoise Gilot sembra, però, diverso.
È una personalità molto forte. Resiste tre anni prima di andare a vivere con Picasso, ha due figli da lui, Claude e Paloma, ma continua a lavorare sulla propria arte. E dopo dieci anni decide di lasciarlo. Un gesto che sfida apertamente un uomo convinto che nessuna donna possa abbandonarlo. È l’unica a farlo.

Qual è, invece, la qualità della seconda moglie, Jacqueline?
Rappresenta la stabilità e la dedizione. Giovanissima, incontra un Picasso anziano, desideroso di isolarsi per dipingere. È il periodo delle riletture dei grandi maestri, da Delacroix a Velázquez, a Manet, e di una nuova energia creativa.

Punti in comune fra le donne?
Sono tutte belle, raffinate e amanti della moda. Tutte posano per lui. Uniscono la sen- sibilità e la lealtà, che la società dell’epoca si aspetta dalle mogli, a inclinazioni e interessi anticonformisti.

La più amata?
Forse Marie-Thérèse. Una presenza costante, nonostante le altre relazioni. Talvolta, durante le vacanze estive nel sud della Francia, portava la figlia Maya a giocare con i due figli di Françoise. Dopo la morte di Picasso, si è suicidata: un epilogo che testimonia l’intensità del legame, evidente anche nelle lettere che si scambiavano continuamente.

Perché tutte accettano, però, dei compromessi?
Per una combinazione di amore e ambizione e per il contesto sociale. Picasso emanava un fascino irresistibile, anche quando se ne stava immobile e in silenzio. Si sono arrese al suo magnetismo e, come ampiamente documentato, si sono messe a dura prova con sotterfugi e tradimenti. Si racconta di una scena terribile in cui Marie-Thérèse e Dora si azzuffarono sotto lo sguardo indifferente dell’artista. Avere una relazione con lui era sempre un difficile test di resistenza.

Le sei donne che amarono Picasso, di Sue Roe narra dei legami straordinari tra il pittore catalano e le tante compagne o mogli (Einaudi, pag 320, euro 20)

Si arriva anche a questo: Picasso sta con Dora, senza separarsi da Marie-Thérèse, si innamora di Françoise Gilot e va a vivere con lei. Come mai era davvero così difficile abbandonarlo?
Per l’incapacità di immaginare la vita senza di lui e per una forte sensibilità. L’eccezione resta proprio Françoise che, dopo averlo lasciato, si è sposata altre due volte.

Quanto influisce il contesto del Novecento sulla storia?
Un esempio per tutti: quando nel 1937 Picasso chiede il divorzio da Olga, perché ha avuto la figlia Maya da Marie-Thérèse, il dittatore Franco approva un decreto che lo abolisce per gli spagnoli. Allora l’artista cerca di ottenere la cittadinanza francese, ma gli viene negata. Diventerà un uomo “libero” solo alla morte della danzatrice nel 1955.

Picasso era consapevole del suo fascino?
Sapeva di essere attraente, si preoccupava solo dell’altezza. Molto amato dalla madre, è cresciuto in una società matriarcale, sviluppando una forte autostima che ha reso spontaneo il suo magnetismo.

Il libro è una rilettura anche etica dell’artista?
Talvolta è impossibile non giudicarlo sconcertante. Alcune femministe hanno espresso giudizi severi su di lui, ma non credo che la nostra opinione sul lavoro di un genio debba cambiare una volta scoperta la sua vita privata.

A lei sarebbe piaciuto conoscere Pablo Picasso?
La domanda casomai è un’altra: mi avrebbe notata? Impossibile saperlo. Sicuramente sarebbe diventato un mio amico.

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 Letizia Rittatore Vonwiller

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