Schiavi d’Abruzzo: usi civici, rischio avifaunistico e convenzioni economiche. Chi sta davvero tutelando il territorio?


Riceviamo e pubblichiamo:

Il “Vaso di Pandora” aperto sulla vicenda eolica di Schiavi di Abruzzo continua a far emergere elementi che meritano attenzione pubblica e approfondimenti istituzionali.

Dopo le questioni riguardanti i terreni gravati da uso civico, dopo le criticità emerse dall’analisi delle convenzioni economiche stipulate tra il Comune e le società eoliche, caratterizzate da rapporti economici di lunga durata collegati alla produzione energetica, e dopo l’emersione di atti nei quali si afferma che nuove aree vengono individuate “in accordo con il Comune” come idonee allo sfruttamento eolico, emerge oggi un ulteriore elemento di assoluta rilevanza: l’assenza del Piano di Classificazione Acustica del territorio comunale.

Una criticità che si aggiunge ad un quadro già particolarmente delicato sotto il profilo della tutela ambientale, della pianificazione territoriale e della salute pubblica.

Non può infatti essere ignorato che il territorio interessato dal progetto“Schiavi 2”ricade in un’area che le più recenti Mappe di Sensibilità per l’Avifauna classificano come territorio ad elevatissimo rischio per le specie di uccelli protette e migratrici.

Secondo tali studi, le aree classificate con il livello massimo di rischio devono essere considerate “NO GO AREAS”, ossia aree nelle quali lo sviluppo di nuovi impianti eolici risulta incompatibile con le esigenze di tutela della biodiversità e degli ecosistemi.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di particolare rilevanza.

Una parte significativa degli impianti eolici esistenti e dello stesso progetto“Schiavi 2”interessa l’area individuata come IBA 115 – Maiella, Monti Pizzi e Monti Frentani, riconosciuta a livello internazionale come area di fondamentale importanza per la conservazione dell’avifauna e della biodiversità.

Siamo dunque in presenza di un territorio caratterizzato da una straordinaria sensibilità ambientale, naturalistica e paesaggistica, che richiede il massimo livello di attenzione e di tutela da parte di tutte le istituzioni coinvolte.

Eppure, proprio dall’esame della documentazione tecnica depositata nell’ambito delle procedure autorizzative emerge un dato che lascia sconcertati.

La Valutazione di Impatto Acustico del progetto “Schiavi 2” attesta che il Comune di Schiavi di Abruzzo risulta ancora oggi privo del Piano di Classificazione Acustica previsto dalla Legge Quadro n. 447 del 1995.

Non si tratta di una semplice formalità amministrativa.

La classificazione acustica rappresenta uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali i Comuni individuano le aree maggiormente sensibili all’inquinamento sonoro, definiscono i livelli di tutela da garantire alla popolazione e pianificano correttamente lo sviluppo del territorio.

Eppure, mentre il territorio ospita impianti eolici industriali fin dal 2001, mentre vengono autorizzati interventi di repowering e mentre sono in corso nuove procedure per ulteriori installazioni, questo strumento continua a non essere adottato.

La conseguenza è che le valutazioni acustiche vengono effettuate applicando i limiti transitori previsti dal DPCM 1 marzo 1991, in assenza di una pianificazione comunale specifica capace di individuare con precisione le aree residenziali, le zone maggiormente protette e i livelli di esposizione compatibili con la tutela della salute pubblica.

In altre parole, mentre si progettano e si realizzano infrastrutture energetiche di rilevante impatto territoriale, il Comune continua a non disporre di uno degli strumenti fondamentali previsti dall’ordinamento per la prevenzione e il controllo dell’inquinamento acustico.

Ma le responsabilità non possono essere ricondotte esclusivamente all’ente locale.

Se è vero che l’adozione del Piano di Classificazione Acustica costituisce un obbligo comunale, è altrettanto vero che esistono enti ai quali la legge attribuisce compiti di indirizzo, vigilanza, controllo e tutela ambientale.

La Regione Abruzzo gestisce i procedimenti autorizzativi relativi agli impianti eolici presenti sul territorio.

ARPA Abruzzo svolge funzioni tecniche essenziali nell’ambito delle valutazioni ambientali e dei controlli di competenza.

Per questo motivo appare inevitabile porsi alcune domande.

Come è possibile che, a quasi trent’anni dall’entrata in vigore della normativa sull’inquinamento acustico, il Comune non abbia ancora adottato il Piano di Classificazione Acustica?

Quali verifiche svolge la Regione Abruzzo nell’ambito delle procedure autorizzative che interessano il territorio comunale?

ARPA Abruzzo ha mai segnalato formalmente questa situazione?

Sono mai stati richiesti adeguamenti, prescrizioni o interventi finalizzati a colmare questa evidente carenza pianificatoria?

Come vengono valutati gli effetti cumulativi derivanti dalla presenza di impianti esistenti e di nuovi progetti in un territorio già caratterizzato da elevata sensibilità ambientale e avifaunistica?

Sono interrogativi che oggi assumono un valore ancora maggiore alla luce delle altre criticità già emerse.

Perché il quadro che progressivamente si delinea non riguarda un singolo procedimento amministrativo, ma coinvolge contemporaneamente usi civici, tutela della biodiversità, pianificazione territoriale, protezione della salute pubblica, trasparenza dei rapporti economici tra enti pubblici e operatori privati e adeguatezza dei controlli esercitati dalle istituzioni competenti.

La transizione energetica rappresenta una sfida fondamentale e necessaria.

Proprio per questo motivo deve essere governata nel pieno rispetto delle norme, dei principi di precauzione, della trasparenza amministrativa e della tutela delle comunità locali.

Dopo gli interrogativi sugli usi civici, dopo quelli relativi alle convenzioni economiche, dopo le questioni concernenti l’individuazione delle aree ritenute idonee allo sfruttamento eolico e dopo le criticità legate alla tutela dell’avifauna e dell’IBA 115, il “Vaso di Pandora” porta oggi alla luce un ulteriore elemento di preoccupazione: l’assenza, ancora oggi, di uno strumento fondamentale di pianificazione acustica.

Una vicenda che chiama in causa non soltanto ciò che il Comune fa o non fa, ma anche il ruolo che stanno svolgendo Regione Abruzzo, ARPA Abruzzo e tutti gli organismi chiamati a garantire il rispetto delle norme poste a tutela dell’ambiente, del territorio e della salute pubblica.

I cittadini hanno il diritto di conoscere la verità, di ottenere risposte chiare e di sapere chi sta realmente tutelando il territorio, chi invece continua a voltarsi dall’altra parte e, soprattutto, perché.

Antonio DI PASQUALE

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 Redazione Abruzzo Popolare

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