Fotovoltaico C&I, Helexia: “Il rooftop diventa un asset energetico su misura”


Dalla progettazione degli impianti rooftop alla bancabilità dei PPA on-site, fino al ruolo di EMS, storage e asset management: l’intervista di pv magazine Italia a Giovanna Licata, Country Director di Helexia Italia, fotografa un passaggio rilevante per il fotovoltaico C&I. Il mercato sembra spostarsi da una logica di semplice installazione di potenza a una progettazione più sofisticata, costruita sui profili di consumo reali delle aziende, sull’autoconsumo e sulla gestione intelligente dell’energia. Emblematico il caso Pinsami, con un impianto da 994 kWp, una produzione annua stimata di circa 1,2 GWh e un tasso medio di autoconsumo del 98%, che riduce quasi completamente l’immissione in rete.

Nei progetti C&I rooftop e multi-sito, quali sono oggi i principali vincoli tecnici che incidono sul dimensionamento degli impianti fotovoltaici?
Nel segmento C&I, soprattutto nei progetti rooftop e multi-sito, il dimensionamento degli impianti fotovoltaici non può più essere affrontato con una logica standardizzata, perché oggi convivono contemporaneamente vincoli tecnici, economici e di sistema molto più complessi rispetto a pochi anni fa. Dal nostro punto di vista, il primo fattore resta il profilo di carico del cliente. In un contesto in cui il valore del fotovoltaico è sempre più legato alla capacità di massimizzare l’autoconsumo e ridurre l’esposizione ai costi energetici, comprendere come e quando il sito consuma energia è fondamentale. Non guardiamo solo al consumo annuo, ma alle curve orarie, alla stagionalità, ai turni produttivi, ai picchi di domanda e ai possibili sviluppi futuri del sito, come elettrificazione dei processi o incremento produttivo. Accanto a questo, le superfici disponibili e la portanza delle coperture restano elementi decisivi, soprattutto nei contesti industriali e retail. Molte coperture presentano limitazioni legate a impianti esistenti, lucernari, vincoli di sicurezza, ombreggiamenti o caratteristiche strutturali non sempre compatibili con il massimo sfruttamento teorico della superficie. Un tema oggi ancora più rilevante rispetto al passato è la connessione alla rete.

    Rappresenta una criticità?
    La crescente penetrazione delle rinnovabili sta creando in molte aree una pressione importante sulle infrastrutture elettriche, e questo incide direttamente sulla fattibilità e sulla configurazione dei progetti. Per questo motivo, l’autoconsumo sta assumendo un ruolo ancora più strategico: più energia viene valorizzata direttamente in sito, minore è il carico che si produce sulla rete. In Helexia affrontiamo questa complessità con un approccio integrato già nella fase preliminare: audit energetico, analisi dei profili di consumo, verifica tecnica della copertura, simulazioni di producibilità, valutazione della connessione e modellazione economico-finanziaria. Essendo sia sviluppatore sia investitore, il nostro approccio non punta a massimizzare semplicemente la potenza installata, ma a costruire un asset energetico sostenibile e performante nel lungo periodo.

    Nel caso di impianti in autoconsumo con PPA on-site, quali parametri considerate prioritari per definire la bancabilità del progetto: producibilità attesa, quota di autoconsumo, durata contrattuale, merito creditizio dell’offtaker, prezzo dell’energia o struttura di indicizzazione?
    La bancabilità di un PPA on-site nasce dall’equilibrio tra robustezza tecnica, sostenibilità economica e affidabilità contrattuale. Se dovessimo individuare le priorità, il primo elemento è la qualità del profilo di autoconsumo. Nei modelli on-site, il valore del progetto dipende fortemente dalla capacità del cliente di assorbire direttamente l’energia prodotta. Non conta solo quanta energia viene generata, ma quanto efficacemente questa coincide con i consumi reali del sito. Il secondo elemento è il merito creditizio dell’offtaker, che in un modello come il nostro è centrale. In un PPA, l’investimento viene sostenuto dal partner energetico e recuperato nel lungo periodo: questo richiede solidità finanziaria, continuità operativa del sito e visibilità sul business del cliente. Naturalmente, la producibilità attesa resta un parametro fondamentale, ma oggi viene analizzata in modo molto più prudente rispetto al passato, considerando non solo irraggiamento e performance teorica, ma anche disponibilità reale dell’impianto, degrado atteso, manutenzione e possibili criticità operative.

    Anche la durata contrattuale è un fattore determinante?
    Certo, soprattutto in un contesto macroeconomico in cui il costo del capitale è significativamente cambiato rispetto agli anni precedenti. La struttura temporale del contratto deve garantire equilibrio tra competitività per il cliente e sostenibilità finanziaria del progetto. Infine, pricing e indicizzazione richiedono oggi particolare attenzione. Dopo anni di forte volatilità energetica, le aziende cercano maggiore prevedibilità, ma anche flessibilità. Il PPA deve quindi offrire protezione rispetto all’incertezza del mercato, mantenendo al tempo stesso una struttura economica coerente per entrambe le parti.

    Per clienti industriali con consumi rilevanti e profili di carico variabili, che ruolo possono avere sistemi di monitoraggio, EMS e logiche di demand-side management?
    Oggi questi strumenti non sono più un elemento accessorio, ma una componente essenziale della strategia energetica industriale. Il fotovoltaico, da solo, genera valore importante, ma la sua efficacia aumenta in modo significativo quando viene integrato con sistemi di monitoraggio avanzato e piattaforme EMS capaci di leggere e governare il comportamento energetico del sito. Molte aziende hanno ancora una visione aggregata del proprio consumo, ma non sempre dispongono di dati granulari sufficienti per comprendere come ottimizzare i carichi. È proprio qui che EMS e monitoraggio fanno la differenza: permettono di identificare inefficienze, mappare i consumi, individuare carichi flessibili e costruire strategie operative per aumentare l’utilizzo diretto dell’energia prodotta. Nei contesti industriali con carichi variabili, il demand-side management può consentire di spostare o modulare alcune utenze energivore nelle fasce di maggiore produzione fotovoltaica, riducendo il ricorso alla rete e migliorando l’economia complessiva del sistema. Questo approccio assume oggi ancora più valore perché il mercato sta entrando in una fase in cui non conta solo produrre energia rinnovabile, ma anche saperla gestire in modo intelligente, soprattutto in presenza di reti sempre più congestionate e di crescente elettrificazione dei consumi industriali. Per Helexia, questo significa passare da una logica di semplice generazione a una logica di energy orchestration, dove produzione, consumo e flessibilità dialogano in modo integrato.

    L’integrazione è sempre più centrale. In quali casi l’abbinamento di fotovoltaico con storage, rifasamento e altri interventi consente di migliorare realmente il payback e la performance energetica complessiva del sito?
    Il vero salto di qualità avviene quando il sito viene trattato come un ecosistema energetico integrato, non come un insieme di tecnologie separate. Lo storage, ad esempio, diventa particolarmente interessante quando esiste un mismatch strutturale tra produzione fotovoltaica e consumo, oppure quando il cliente ha esigenza di gestire picchi di prelievo, ottimizzare la flessibilità o aumentare l’autoconsumo in modo significativo. Tuttavia, non è una soluzione universale: la sua convenienza dipende fortemente dal profilo energetico e dalla struttura economica del progetto. Gli interventi su HVAC e climatizzazione rappresentano spesso una leva molto concreta, soprattutto nel retail e nell’industria leggera, dove incidono in modo importante sui consumi. Migliorare efficienza e controllo significa ridurre la domanda complessiva e aumentare il valore relativo dell’energia autoprodotta. Lo stesso vale per illuminazione efficiente, rifasamento e ottimizzazione dei processi produttivi, che possono migliorare significativamente la performance energetica complessiva. L’aspetto interessante è che oggi il payback non si misura più solo sul singolo intervento, ma sulla capacità del sistema integrato di generare resilienza energetica, stabilità economica e decarbonizzazione misurabile. Questo approccio è sempre più richiesto dai clienti, anche perché la sostenibilità non è più solo una leva reputazionale, ma una variabile industriale e finanziaria concreta.

    Sul piano operativo, quali sono le principali criticità nella gestione di portafogli fotovoltaici distribuiti su più siti retail o industriali?
    La gestione di portafogli distribuiti è probabilmente una delle sfide più sottovalutate del mercato. Realizzare un impianto è solo il primo passo; mantenerne performance e affidabilità su decine di siti diversi richiede una struttura operativa molto solida. Le principali criticità riguardano innanzitutto la standardizzazione operativa. Ogni sito presenta condizioni differenti — layout, accessibilità, vincoli di sicurezza, profili di consumo, componentistica — e mantenere livelli omogenei di performance richiede processi molto strutturati. Il monitoraggio continuo delle performance è essenziale. Indicatori come PR ratio, availability, perdite di produzione e tempi di reazione ai guasti devono essere letti in modo coerente e comparabile tra siti diversi.
    Un altro tema fondamentale è la gestione predittiva dei guasti e del degrado, perché in un portafoglio multisito piccoli problemi distribuiti possono generare impatti economici significativi se non intercettati rapidamente. Ma oggi emerge con forza anche un altro tema: la qualità del dato. Sempre più aziende devono integrare questi asset nei propri sistemi di reporting ESG, sostenibilità e compliance. Questo significa che non basta produrre energia: bisogna garantire dati affidabili, coerenti, auditabili e facilmente integrabili nei processi aziendali. Per questo motivo, la gestione operativa sta diventando sempre meno una semplice attività di O&M e sempre più una funzione strategica di asset management energetico.

    Può parlarci di una vostra case history che rappresenta un esempio concreto di questo approccio?
    Il progetto sviluppato da Helexia per Pinsami, realtà industriale del settore food specializzata nella produzione di pinse. In questo caso, il dimensionamento dell’impianto è stato definito attraverso un’analisi integrata di tutti i principali parametri progettuali: profilo di consumo del sito, fabbisogno energetico, configurazione e superficie effettivamente disponibile, caratteristiche strutturali dell’edificio e obiettivo di massimizzazione del valore energetico per il cliente. Il risultato è una soluzione progettata per ottimizzare in modo estremamente efficiente il bilanciamento tra produzione e consumo, raggiungendo un tasso medio di autoconsumo del 98% e minimizzando quasi completamente l’immissione di energia in rete. L’impianto, da 994 kWp, consente una produzione annua stimata di circa 1,2 GWh di energia rinnovabile. Questo rappresenta concretamente l’evoluzione del fotovoltaico C&I: non più una logica orientata esclusivamente alla massimizzazione della potenza installata, ma una progettazione energetica più sofisticata, costruita per generare beneficio economico, operativo e ambientale misurabile nel tempo. Questo approccio è sempre più centrale nel mercato attuale: con reti sempre più congestionate, crescente attenzione alla sicurezza energetica e costi dell’energia che restano una variabile strategica per l’industria, il valore di un impianto non si misura solo in MW installati, ma nella sua capacità di produrre energia realmente valorizzata dal sito. Ed è proprio qui che entra in gioco il modello Helexia: il progetto non si conclude con l’entrata in esercizio dell’impianto, ma prosegue attraverso monitoraggio continuo, asset management dedicato e manutenzione predittiva, con l’obiettivo di preservare e ottimizzare le performance dell’asset lungo tutto il suo ciclo di vita.


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 Lara Morandotti

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