Salute, I-Com: “Dieci proposte per rilanciare la prevenzione di anziani e fragili: inserimento del vaccino anti-Covid nella routine vaccinale, coinvolgimento di medici di medicina generale e farmacisti, e più comunicazione dei rischi”


  • Presentato al Senato il Decalogo realizzato dall’Istituto per la Competitività e sottoscritto da sei delle principali società scientifiche e associazioni dei pazienti impegnate sui temi della prevenzione vaccinale.
  • Le 10 proposte per far fronte alle nuove sfide della salute e della prevenzione lanciate nell’ambito del position paper dal titolo “Verso una nuova prevenzione e programmazione vaccinale per la tutela degli anziani e dei fragili”.
  • Tra le priorità indicate: considerare il vaccino anti-Covid un elemento essenziale di prevenzione e di routine vaccinale al pari di quella antinfluenzale integrandolo nei meccanismi ordinari di programmazione e acquisto di stato e regioni dopo la fine della contrattazione a livello UE, aggiornare i calendari vaccinali regionali e richiamare l’attenzione degli operatori sanitari sulle raccomandazioni e comunicazione circa le vaccinazioni e i rischi aggiuntivi che caratterizzano il Covid se contratto da pazienti anziani o con comorbidità.

Roma, 3 giugno 2026Considerare il vaccino anti-Covid un elemento essenziale di prevenzione e di routine vaccinale al pari di quella antinfluenzale e all’interno di una più ampia strategia di prevenzione respiratoria dell’adulto e dei fragili, aggiornando i calendari vaccinali regionali e richiamando l’attenzione di specialisti, medici di medicina generale, farmacisti e degli operatori sanitari sulle raccomandazioni e i rischi aggiuntivi che caratterizzano il Covid se contratto da pazienti anziani o con comorbidità. Senza dimenticare di integrare il vaccino anti-Covid nei meccanismi ordinari di programmazione e acquisto di stato e regioni dopo la fine della contrattazione a livello UE.

Sono queste alcune delle proposte operative per rilanciare la prevenzione di anziani e fragili racchiuse nel Decalogo elaborato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) al quale hanno aderito sei delle principali società scientifiche e associazioni dei pazienti: Consulta della Pneumologia, HappyAgening, Società italiana di gerontologia e geriatria, Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (SIMG), Società italiana di malattie infettive e tropicali (SIMIT) e Società italiana di igiene (SITI).

Le dieci priorità di policy, contenute nel position paper dal titolo dal titolo “Verso una nuova prevenzione e programmazione vaccinale per la tutela degli anziani e dei fragili” realizzato da I-Com con il contributo non condizionante di Pfizer, sono state presentate oggi presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica nel corso di una conferenza stampa organizzata su iniziativa del Senatore Guido Quintino Liris e che ha visto la partecipazione di parlamentari, istituzioni ed esperti del settore.

Lo studio redatto dal think tank guidato dall’economista Stefano da Empoli sottolinea come la pandemia di SARS-CoV-2 abbia prodotto cambiamenti profondi nella vita quotidiana, nel lavoro e nell’organizzazione dei sistemi sanitari, con effetti che hanno travalicato la dimensione strettamente clinica per investire produttività, finanza pubblica e coesione sociale. Fin dalla sua comparsa, il virus ha avuto un impatto rilevante sulla salute pubblica, sull’economia e sulla società e, man mano che la comunità scientifica ne ha approfondito le caratteristiche, è emersa con maggiore chiarezza la complessità del virus e delle conseguenze dell’infezione, anche di medio-lungo periodo. Il Covid continua a generare in media oltre mille casi al mese e colpisce in modo sproporzionato e più severo le età più avanzate e persone con cronicità e complicazioni cliniche. Nel corso del 2025 si sono registrati infatti oltre 64 mila nuovi casi e circa 1.000 decessi legati al virus in Italia. Tradotto in termini di burden assistenziale, per lo scorso anno equivale a circa 100 mila giornate-letto in area medica e quasi 9.700 giornate-letto in terapia intensiva, con costi diretti riconducibili a una insufficiente copertura vaccinale che ammontano a circa €120 milioni derivanti da ricorsi altrimenti evitabili all’ospedalizzazione. Particolarmente impattate sono le persone over 80.

Il paper rileva che, a livello globale, circa il 6% delle persone contagiate sviluppa ancora una sindrome post-Covid (cosiddetto Long Covid) e che il 15% di queste persone continua a manifestare sintomi anche dopo un anno dal contagio. Inoltre, al termine della campagna 2024/2025 la copertura risultava del 1,1% nella fascia 60-69 anni (-82% in due anni), del 4,8% nella fascia 70-79 (-59% in due anni), e del solo 7% anche tra gli over 80 (-56% in due anni). In media, soltanto il 4,5% degli over 60 risultava quindi immunizzato a fine campagna 2024/2025, un valore ampiamente inferiore a quelli registrati nella maggior parte degli altri Stati UE. Drammaticamente basso, tra i più bassi in Europa, è il dato della copertura tra gli Over 80, la popolazione più a rischio: è solo del 7%, contro una media UE del 30%.

Analizzando questi stessi dati su base geografica, emerge con chiarezza non solo un generale livello estremamente esigue di immunizzazione, ma anche una considerevole discrepanza tra le regioni del nord e quelle del centro-sud: le uniche altre regioni a superare la soglia del 5% sono quelle del nord est e la Toscana, mentre tutte le altre regioni del Centro-Sud non arrivano neanche al 4%.

“In questa prospettiva la vaccinazione, in particolare nell’attuale fase endemica, conserva un valore che va oltre la prevenzione del decesso: riduce il rischio di conseguenze gravi e contribuisce anche a diminuire la probabilità di esiti protratti. Ciò è particolarmente rilevante per la popolazione anziana e per i tanti pazienti con una o più cronicità, altrimenti ancora esposti a rischi seri. Inoltre, così, non si contiene solo il burden clinico, ma anche quello economico e sociale”, commenta Thomas Osborn, direttore Area Salute I-Com e autore del paper. “Proprio per questo, nella fase endemica, l’immunizzazione degli anziani e dei soggetti fragili non va letta come un residuo della stagione emergenziale, bensì come una componente strutturale e integrato della prevenzione: uno strumento ordinario di sanità pubblica che consente di concentrare risorse dove il rendimento sanitario ed economico è maggiore e dove il costo della mancata vaccinazione resta più elevato. Dunque, la vaccinazione anti-Covid non può più essere considerata una campagna separata o eccezionale, ma parte integrante delle strategie ordinarie di prevenzione respiratoria e della presa in carico della fragilità e della cronicità, ambiti nei quali anche la Medicina Generale svolge un ruolo centrale”.

Il paper, focalizzato sulle sfide sanitarie ed economiche associate alla mancata vaccinazione contro il Covid e sull’impatto, sia sulla salute individuale e pubblica, sia sulla sostenibilità del SSN, della sua sottovalutazione nei programmi di prevenzione, ha anche messo in evidenza alcune proposte operative. In particolare, le priorità di policy per una nuova prevenzione e programmazione vaccinale per la tutela degli anziani e dei fragili sono:

  1. Passare dall’emergenza alla routine. Il vaccino anti-Covid deve essere considerato un elemento essenziale di prevenzione e di routine vaccinale, al pari della vaccinazione antinfluenzale e all’interno di una più ampia strategia di prevenzione respiratoria dell’adulto e dell’anziano fragile.
  2. Uniformare il messaggio. È necessario trovare una nuove cornice chiara e uniforme nella quale parlare di Covid in maniera oggettiva e coerente. È fondamentale chiarire che la contrazione può ancora causare effetti gravi, in particolare su anziani e fragili, e che il vaccino è l’unica forma di prevenzione. Chiarezza simile occorre anche sul lato della domanda, in particolare su popolazione target e su perché, dove e come vaccinarsi.
  3. Uniformare il setup: aggiornare il calendario vaccinale. L’aggiornamento dei calendari vaccinali regionali, e un’inclusione in essi della vaccinazione anti-Covid è più che mai urgente. La piena e diffusa comprensione dei rischi specifici anche nella sua fase endemica, nonché dei vantaggi dati dall’immunizzazione attiva, passa anche da una piena inclusione nel setup, nelle raccomandazioni e circolari, e nella programmazione.
  4. Formare gli operatori. Occorre richiamare l’attenzione di specialisti, MMG, farmacisti, e degli operatori sanitari sulle raccomandazioni circa le vaccinazioni e i rischi aggiuntivi che caratterizzano il Covid se contratto da pazienti anziani o con comorbidità. L’immunizzazione e i benefici di essa anche in fase endemica devono essere altresì inclusi nei percorsi di formazione dei medici del futuro.
  5. Lanciare un’azione di sensibilizzazione diffusa: covid ≠ pandemia. Insieme a informazioni da medici e operatori, è essenziale prevedere nuovo materiale informativo e grafico per sensibilizzare la popolazione su come, anche in fase endemica, il Covid rappresenti un rischio e che la vaccinazione rimanga l’unico metodo efficace di prevenzione, in particolare al fine di evitare conseguenze gravi o letali per l’ormai ampia fascia di popolazione anziana o fragile.
  6. Accorciare la catena prenotazione – somministrazione. Urge ridurre la complessità organizzativa e la frammentazione tanto dell’offerta – inserendo il vaccino nella continuità assistenziale e non offrendolo come intervento separato o eccezionale – quanto dei modelli organizzativi, valorizzando il ruolo di MMG e farmacie, e superando procedure burocratiche & sistemi di approvvigionamento frammentati e disincentivanti.
  7. Nudging e promozione della cultura della vaccinazione. È auspicabile l’introduzione di strumenti di offerta attiva e meccanismi di nudging (es. moduli di rifiuto informato) che rendano la vaccinazione la scelta più semplice, naturale e integrata nel percorso di cura. Parallelamente, si prevedano incentivi organizzativi e professionali, come con nuovi indicatori tra gli obiettivi dei DG ospedalieri e si ampli il NSG/LEA fornendo un indicatore aggregato unico relativo alle vaccinazioni raccomandate per la popolazione over 60 e fragile.
  8. Approvvigionamento: stato e regioni dopo i contratti UE. Con il progressivo esaurirsi dei contratti di acquisto congiunto UE (JPA), l’Italia dovrà integrare il vaccino anti-Covid nei meccanismi ordinari di programmazione e acquisto. Insieme alle centrali di committenza e i soggetti aggregatori già impiegati per gli altri vaccini stagionali, un ruolo centrale lo hanno le regioni per ordini, distribuzione, chiamata attiva e organizzazione dell’offerta territoriale.
  9. Dati, monitoraggio e interoperabilità. Dati aggiornati e interoperabili sono un sostegno imprescindibile per lo Stato e per le regioni, fornendo evidenze empiriche e mappature in tempo reale dei bisogni e delle esigenze. L’assenza di una base normativa chiara e permanente in materia rischia di far venire meno le potenzialità di una interoperabilità effettiva dei dati che garantisca continuità istituzionale dei flussi.
  10. La prevenzione è investimento. Tenendo conto delle tendenze epidemiologiche, ma anche demografiche del Paese, urge ripensare il SSN intorno alla centralità della prevenzione. Prioritario è spostare il baricentro da una logica di soli PDTA a una logica di PPDTA, rafforzare Osservatori epidemiologici regionali e Dipartimenti di prevenzione, e aumentare le risorse destinate alla prevenzione almeno dal 5% al 7% del FSN.

Comunicato stampa

Position Paper


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