L’Agenzia delle Entrate si prepara ad addebitare le tasse direttamente sul conto corrente del contribuente, senza passare dal modello F24.
Per chi gestisce una partita IVA, coordina i pagamenti di un’azienda o si affida a un intermediario fiscale, questo non è un dettaglio tecnico: è un cambiamento che tocca la gestione della liquidità, il ruolo dei consulenti e il rapporto con il fisco su base quotidiana. La misura è prevista nella convenzione triennale 2026-2028 firmata tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate, in attuazione dell’articolo 17 del D.Lgs. 8 gennaio 2024 n. 1.
Il testo della convenzione stabilisce che sarà “progressivamente evoluto il servizio mediante il quale il contribuente potrà richiedere, telematicamente, l’adempimento dell’obbligazione tributaria attraverso l’addebito diretto in conto corrente”.
Come funziona il nuovo sistema: IBAN al posto dell’F24
Il meccanismo è già attivo in forma limitata. Per le dichiarazioni di successione, il sistema prevede già oggi la formazione automatica dell’F24 da un’imposta autoliquidata, con successivo prelievo diretto dal conto indicato. Secondo l’analisi del Sole 24 Ore, questo schema potrebbe essere esteso ad altri ambiti: controlli fiscali, lettere di compliance, e più in generale ai versamenti ricorrenti per cui oggi è necessario compilare e trasmettere un F24 separato.
In pratica: il contribuente comunica il proprio IBAN all’Agenzia, autorizza l’addebito, e a scadenza l’importo viene prelevato automaticamente. Niente modulo, niente accesso al portale, niente scadenza da inserire in calendario. Funziona come una domiciliazione bancaria. La differenza rispetto a una rata dell’auto, però, è che l’importo lo determina il fisco.
Per le imprese e i professionisti che oggi gestiscono pagamenti rateizzati (accertamenti con adesione, rateazioni da avviso bonario, versamenti IVA trimestrali) questo schema cambia la relazione con la tesoreria. Non si tratta di semplificazione in senso assoluto: si tratta di una delega implicita al sistema, che richiede una pianificazione della liquidità più precisa di prima. Un addebito automatico su un conto con disponibilità insufficiente ha conseguenze bancarie e fiscali concrete.
La delega unica agli intermediari: cosa cambia per commercialisti e CAF
La convenzione introduce anche la cosiddetta “delega unica“: un modello che consente al contribuente di autorizzare il proprio intermediario fiscale (commercialista, CAF, consulente del lavoro) ad accedere con un solo atto a più servizi dell’Agenzia delle Entrate e di Agenzia Entrate-Riscossione. Il testo prevede che “continuerà poi l’analisi dei servizi per ampliare il novero di quelli che potranno essere delegati con questa modalità (ad esempio, la dichiarazione dei redditi precompilata)”.
Per i professionisti del settore, questo è un cambiamento operativo significativo. Oggi la gestione delle deleghe è frammentata: servizi diversi richiedono autorizzazioni separate. La delega unica dovrebbe ridurre i passaggi burocratici, ma richiede anche una revisione dei mandati professionali e della gestione delle responsabilità, soprattutto quando si parla di addebiti automatici su conti del cliente.
La precompilata si allarga: più dati, meno interazione
Sul fronte della dichiarazione precompilata, la convenzione prevede l’estensione del set informativo disponibile: “rendendo fruibili ulteriori informazioni già disponibili nelle banche dati della fiscalità e acquisendo nuovi dati da soggetti terzi, in modo da semplificare e velocizzare l’adempimento dichiarativo”. Tradotto: il 730 o il modello Redditi conterrà più voci già precompilate, alimentate da polizze assicurative, spese mediche, flussi bancari e altri dati che l’Agenzia acquisisce da terzi.
Per il contribuente finale, questo significa potenzialmente meno lavoro. Per l’imprenditore o il professionista con redditi complessi, significa invece che il margine di errore nella verifica dei dati precompilati diventa più sottile: più informazioni caricate automaticamente significa più voci da controllare prima di confermare.
Intelligenza artificiale per i controlli fiscali: machine learning e network analysis
La terza gamba della convenzione riguarda il contrasto all’evasione. Il testo prevede che l’attività ispettiva sarà potenziata “sfruttando anche l’analisi avanzata dei dati, favoriti dall’applicazione di tecniche di intelligenza artificiale: machine learning, il text mining e il network analysis”. Queste tecniche permettono di identificare anomalie nelle dichiarazioni, incrociare reti di relazioni tra contribuenti e rilevare pattern statistici associati a comportamenti evasivi.
Per le imprese, questo ha una implicazione diretta: il profilo di rischio fiscale di un’azienda sarà valutato in modo più sofisticato e automatizzato. Non si tratta di un controllo a tappeto, ma di una selezione algoritmica che incrocia più variabili contemporaneamente. Le aziende con operazioni complesse, margini atipici rispetto al settore o relazioni con soggetti già segnalati entrano più facilmente nel radar del sistema. La compliance preventiva smette di essere una buona pratica e diventa un fattore di rischio gestibile.
Il quadro normativo di riferimento
La base giuridica di tutta la riforma è l’articolo 17 del D.Lgs. 8 gennaio 2024 n. 1, che disciplina i versamenti tramite addebito diretto in conto corrente nell’ambito della più ampia riforma fiscale avviata con la L. 111/2023. La convenzione 2026-2028 ne costituisce l’attuazione programmatica, con obiettivi e azioni distribuiti nel triennio.
FAQ: Domande Frequenti
Il modello F24 viene abolito?
No, almeno non nell’immediato. La convenzione 2026-2028 prevede l’introduzione progressiva dell’addebito diretto come alternativa al modello F24, non la sua eliminazione. Il sistema sarà disponibile per versamenti ricorrenti, rateizzati e predeterminati. Per altri tipi di pagamento, il modello F24 rimane lo strumento ordinario fino a nuovi provvedimenti attuativi.
Chi può autorizzare l’addebito diretto sul conto corrente?
Sia il contribuente direttamente, accedendo telematicamente ai servizi dell’Agenzia delle Entrate, sia il suo intermediario fiscale tramite la nuova delega unica. Quest’ultima consentirà al commercialista o al consulente del lavoro di operare su più servizi dell’Agenzia con un unico atto di autorizzazione, semplificando la gestione per i clienti con obblighi fiscali complessi.
Cosa succede se sul conto non ci sono fondi sufficienti al momento dell’addebito?
La convenzione non entra nel dettaglio delle conseguenze operative: questo aspetto sarà definito dal provvedimento attuativo specifico. In generale, un addebito bancario non andato a buon fine per insufficienza di fondi comporta conseguenze sia bancarie (commissioni di insoluto) sia fiscali (omesso versamento nei termini). Per le imprese, questo rende la pianificazione della liquidità un elemento ancora più rilevante.
L’intelligenza artificiale potrà selezionare automaticamente le imprese da sottoporre a controllo?
Sì, è esplicitamente previsto dalla convenzione: machine learning, text mining e network analysis saranno utilizzati per analizzare i dati fiscali e identificare situazioni a rischio. Questo non significa che le imprese selezionate algoritmicamente ricevano automaticamente un avviso di accertamento, ma che il sistema orienterà le priorità dell’attività ispettiva in modo più automatizzato rispetto al passato.
Qual è la base giuridica dell’addebito diretto delle imposte su IBAN?
L’articolo 17 del D.Lgs. 8 gennaio 2024 n. 1, adottato nell’ambito della riforma fiscale avviata con la L. 111/2023. La convenzione triennale 2026-2028 tra il MEF e l’Agenzia delle Entrate definisce l’attuazione programmatica di questa norma. Il provvedimento operativo che stabilirà modalità e perimetro definitivi non è ancora stato emanato.
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