Al Milan è saltato tutto, non c’è chi può liberarlo



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Enzo Bucchioni, giornalista, editorialista di Tmw, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.

Cosa sta accadendo tra Allegri e il Milan?

“Guarda, è una situazione assurda. Ariedo Braida, storico direttore sportivo del Milan, l’altro giorno ha detto una situazione che gli viene da piangere. Cioè il pensiero che il Milan stesse addirittura dimenticandosi del campionato. Una settimana fa la Federcalcio ha mandato una nota ai rossoneri dicendo ma ve lo ricordate che devono arrivare entro i 15 documenti per l’istituzione? Cioè tu pensi all’assurdità di una società che Berlusconi aveva fatto diventare una società quasi perfetta. Ora siamo allo sbando più assoluto. Una società che vale 2 miliardi, perché se il Milan dovesse andare sul mercato vale quella cifra lì. È gestita da un fondo di investimento che non sa cos’è il calcio. Che in questi anni ha messo persone sbagliate nel posto sbagliato. A cominciare da un grande giocatore, un grande personaggio come Ibrahimovic che non sa cosa fare in quella posizione. Non è il suo mondo, non è il suo ruolo. Quello che sta facendo danni è come il suo ego smisurato gli fa fare perché non riesce a condividere nulla con nessuno. È un uomo solo al comando. Finché c’è Cardinale non si deciderà a far fuori anche Ibrahimovic ma è una cosa complicata perché è pure il socio del fondo RedBird. E il Milan è in questa situazione. Tornando alla tua domanda, evidentemente non c’è nessuno in società perché poi mi descrivono il caos più assoluto. Al di là della facciata di una società che a un mese dall’inizio del campionato non ha l’allenatore, non ha il direttore sportivo, non ha un amministratore delegato. Nulla, non ha nulla. Mi descrivono in società un caos assoluto anche a livello amministrativo, nei quadri intermedi, su tutto quello che è l’organizzazione di una grande società calcistica o meno. Nel Milan è saltato praticamente tutto e di conseguenza chi non scioglie il contratto come si fa con Allegri? Ci sarà da fare un accordo, una transazione o qualcosa di questo tipo? Non so, dinamiche di mercato, ma c’è in questo momento qualcuno che lo possa fare? Evidentemente no.”

Il Napoli però in questo momento rimane un po’ nel mezzo: perché non può firmare il nuovo allenatore?

“Sì, assolutamente. Saltano un po’ tutte quelle che sono le dinamiche normali, cioè la ritualità ma anche l’organizzazione, perché la campagna acquisti sono convinto, come dicevi tu, che comunque proceda, che Manna e Allegri si sentano tutti i giorni, più volte al giorno, questo è normale. Però c’è tutto un contorno poi da mettere in campo, come la conferenza stampa, il ritiro, le amichevoli, tutta un’organizzazione che devi fare insieme all’allenatore. Il pensiero dell’allenatore deve essere condiviso. Non credo che il Napoli faccia trovare tutto un pacchetto ad Allegri e gli dia le chiavi. Insomma, si può anche fare con un allenatore di questo livello, di questo spessore, di questo carisma, ma in questo momento non può fare nulla: è tutto bloccato, tutto paralizzato. Quindi la situazione del Milan inevitabilmente si riverbera in negativo anche sul Napoli. La paralisi è evidente: se non ci fosse stato Allegri sarebbe già stato presentato, avrebbe già fatto le sue vacanze in maniera serena. Invece è lì che aspetta, è anche lui condizionato anche nella vita privata. Gente che poi guadagna quello che guadagna può anche sopportarlo, certamente, ma comunque di anomalia si tratta.”

In questa anomalia societaria del Milan, si può fare anche un discorso inverso sul Napoli di Aurelio De Laurentiis e sul lavoro fatto negli anni?

“Ma sì, assolutamente. Ci insegna tanto, nel calcio e nella gestione delle aziende. Perché De Laurentiis sta riuscendo in qualcosa di straordinario a Napoli. Al di là delle vittorie, dei due scudetti che sono straordinari, quattro anni fa se ti avessero detto che il Napoli avrebbe vinto due scudetti in tre anni ti avrebbero preso per pazzo. Dentro il Napoli c’è una mente pensante che ha idee, che organizza la società in base a queste idee, che decide che tipo di calcio vuole fare e sceglie l’allenatore in base a quel tipo di calcio. È tutta una conseguenza logica. E poi rispetto delle regole e delle idee che hai deciso di approvare. È una struttura snella, a volte anche troppo snella. Ma quando il leader ha questa capacità gestionale, ben vengano i padri padroni, i grandi imprenditori. De Laurentiis fa parte di questa categoria. Ho parlato prima di Berlusconi: c’era genialità e visione, ma De Laurentiis è tra i grandi dell’imprenditoria, sia cinematografica che calcistica. Le regole sono sempre quelle: si va in una direzione, chi non ci sta viene espulso dal sistema. Poi si può anche sbagliare, è successo anche a De Laurentiis, ma dentro un lavoro strutturato riesci comunque a uscire dalle situazioni difficili. Altre società sono finite in Serie B o in crisi profonde senza la forza per rialzarsi. Il Napoli è sicuramente un fiore all’occhiello e un esempio imprenditoriale.”

Il Napoli però dovrebbe migliorare nel valutare i propri giocatori? Alcuni possono partire per cifre inferiori rispetto al mercato.

“Il mercato è strano, ma ci sono anche tipologie di giocatori diverse. Ci sono giocatori che hanno caratteristiche uniche e li paghi di più. Perché Palestra vale così tanto? Perché è un ruolo raro, con quell’età, quella personalità e quella forza fisica. Vergara vale meno non è colpa del Napoli, è colpa del mercato. È una tipologia di giocatore che ha sì qualità ed esplosività, ma non è ancora completamente definito. Ci sono cose che frenano investimenti così importanti. Io lo prenderei Vergara, anzi l’avrei già preso ieri, ma le dinamiche di mercato sono strane. Anche Marotta ha detto che alcuni giocatori sembrano costare troppo, poi però li prendi perché sono unici. Il Napoli deve imparare anche a vendere, ma non si può dire che abbia venduto male: Osimhen è stato venduto bene. Forse poteva essere venduto prima, ma dopo uno scudetto è difficile vendere il tuo simbolo. Le piazze non sempre accettano certe scelte. Il Napoli comunque è una società da prendere a esempio.”

Che Mondiale ti aspetti e chi sono le favorite?

“Sono curioso di vedere questo mondiale a 48 squadre. Ho il timore che ci siano troppe partite e alcune poco interessanti, ma vedremo. Le favorite sono le solite: la Francia è la numero uno, non sbagli. Poi la Spagna, che ha qualità enorme. L’Argentina va sempre tenuta in considerazione: è campione in carica e ha Messi all’ultimo mondiale, cosa che incuriosisce molto. Anche il Portogallo è un outsider, ma lo vedo un gradino sotto per personalità e concretezza, anche se ha grande qualità. Il Brasile va sempre considerato: non è uno dei più forti di sempre, ma ha Ancelotti in panchina, che fa la differenza. Poi Germania e Inghilterra sono sempre squadre da tenere in conto. Se devo fare un nome, dico Francia.”

Che idea ti sei fatto del movimento del calcio italiano e delle amichevoli della Nazionale con i giovani?

“Queste due partite sono state un esempio straordinario di quello che può ancora essere il calcio italiano. Il problema è la classe dirigente, non i giocatori. Il talento non è perso, i giovani ci sono, bisogna solo dargli spazio e coraggio. I giovani vanno aiutati con un gioco, non caricati di responsabilità da soli. Baldini ha fatto questo: ha messo i giocatori in un contesto chiaro e hanno reso. Un esempio è Comuzzo della Fiorentina: sembrava in difficoltà, invece in questo contesto è stato uno dei migliori. Questo deve essere un esempio per tutti i club italiani. Se lo fanno Bayern, Barcellona, Real Madrid o Manchester City, perché non possiamo farlo noi?”


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