Mobilità, giovani, sicurezza, spazi dismessi, attrattività. Sono diverse le parole che tornano, si ripetono, si accavallano quando si chiede a chi amministra o ha amministrato Varese di immaginarne il futuro.
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Martedì sera in Salone Estense VareseNews ha presentato Cosa sarà. Voci che disegnano Varese tra passato e futuro: un volume che raccoglie venti interviste a politici e amministratori della città, centrodestra e centrosinistra, costruite nel corso di due mesi di lavoro. Ma la serata è andata ben oltre la presentazione di un libro, diventando un punto di partenza per una lettura più profonda della Varese che cambia.
Un percorso nato in redazione e pronto ad aprirsi alla città
«Ci siamo resi conto che si stanno scaldando i motori di una campagna elettorale che rischia di diventare semplicemente “dateci i nomi e cominciamo”», ha detto il direttore Marco Giovannelli aprendo l’incontro. Da questa preoccupazione è nato il progetto: non aspettare che la politica dettasse l’agenda, ma provare ad aprire prima una riflessione sui temi.
Il libro — stampato grazie al contributo della Tipografica Varesina e della famiglia Redaelli — è solo una parte del lavoro. Accanto alle venti interviste di sistema, VareseNews ha incontrato a porte chiuse 31 consiglieri comunali, ha organizzato due tavoli separati con le forze di centrodestra e centrosinistra, e ha elaborato quasi 350.000 battute di materiale. Dalla sintesi è emersa una mappa di priorità che non sorprende, ma che nella sua chiarezza dice qualcosa: per il centrodestra la sicurezza viene prima di tutto, per il centrosinistra la mobilità e i giovani. Su alcuni temi come casa, università, attrattività, invece le distanze si accorciano.
Tre storie, una domanda
La parte più inattesa della serata è stata affidata a tre persone che a Varese non sono nate, ma che qui hanno scelto di costruire qualcosa.
Yara Jubran è arrivata dalla Palestina nel 2009 a 19 anni, da sola, per studiare medicina all’Università dell’Insubria. «I primi mesi sono stati difficili. Non c’era un servizio dedicato agli studenti stranieri, l’adattamento l’ho affrontato praticamente da sola». Oggi è medico specializzanda in Anestesia e Rianimazione all’Ospedale di Circolo, ha una famiglia, due figli piccoli. «Varese per me è casa. È il luogo che mi ha permesso di crescere come persona, come professionista e come donna». Con una richiesta precisa alla città: fare di più per accogliere gli studenti internazionali, e per sostenere le famiglie nei mesi estivi quando gli asili chiudono.
Fabrizio Brogi, toscano, fondatore di NAU!, ha scelto Varese due volte: prima per far crescere i figli, poi per costruire l’azienda. «Il tessuto varesino ha mille difetti, ma ha milleuno pregi». La domanda che lo preoccupa non è quella dei treni veloci per Milano — «sacrosanta, sia chiaro» — ma un’altra: «Come fare in modo che i nostri figli, dopo essere andati in giro per il mondo, abbiano voglia di tornare qui?». Il rischio, dice, è diventare una Disneyland: bella, ma senza cuore.
Giuseppe Geneletti, milanese, per anni alla guida della comunicazione di Whirlpool EMEA, è arrivato a Varese nel 1997 con «il tipico pregiudizio che la provincia è piccola, lenta, noiosa». Non se n’è più andato davvero. Ha parlato della Scuola Europea, dell’Elmec di Brunello come modello sostenibile di intelligenza artificiale, dei colleghi americani che venivano a Comerio e scoprivano che «la qualità della vita da queste parti era veramente alta». La sua tesi: «Le province che vincono sono quelle dove la densità delle relazioni è molto alta. Non la dimensione».
Il racconto della città fatto dagli ultimi due sindaci
Attilio Fontana, primo cittadino di Varese fino al 2016 e oggi presidente della Regione Lombardia, ha raccolto il filo delle tre testimonianze: «I collegamenti non devono servire per andare a lavorare a Milano e venire a dormire a Varese. Quella è la morte della città». La sua proposta è quella di una città della conoscenza — università, centri di formazione, scuole professionali — capace di trattenere i giovani e attrarne di nuovi. E un appello alla politica: «Su certe scelte che riguardano il bene comune non bisogna speculare per strappare qualche consenso alla controparte».
Il sindaco Davide Galimberti ha inquadrato la serata dentro una fase precisa: la città è alla vigilia dell’adozione del nuovo strumento urbanistico, e molti dei temi emersi sono al centro di quel documento. Ha ricordato che Varese negli ultimi due anni ha visto crescere il numero di abitanti per la prima volta da molto tempo, e ha messo l’accento sui servizi come leva competitiva: «Un territorio che garantisce servizi dalla sanità alla formazione alle RSA, cosa che altri territori non possono fare, è quello che in prospettiva vincerà». Il suo intervento l’ha chiuso citando la prospettiva del vertiporto («quell’aggeggio volante che prima o poi ci porterà in giro per 20-30 km») che ora sembra una bizzarria ma che ha sottolineato come esempio di uno sguardo lungo sul tema della mobilità.
Da giovedì Varesenews interroga i quartieri
La serata non era un punto di arrivo. Stefania Radman ha annunciato il passo successivo: da giovedì 11 giugno e per tutto il mese, VareseNews sarà in giro per i dodici quartieri della città con altrettanti incontri di ascolto, in circoli, cooperative e spazi pubblici. Non per raccontare, ma per ascoltare. Il primo appuntamento è al Circolo di Casbeno giovedì 11 dalle 17 alle 19.
Il progetto si chiama Cosa sarà — Voci che disegnano Varese tra passato e futuro. Il libro è già nelle mani di chi c’era martedì sera e sarà acquistabile su Amazon da domani, 10 giugno. Ma il resto è ancora tutto da scrivere.
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