America’s Cup, dove sono i cinquanta milioni di indotto?


Dal 21 al 24 maggio il Golfo degli Angeli ha ospitato la Preliminary Regatta Sardinia della Louis Vuitton 38ª America’s Cup, quattro giorni di regate spettacolari trasmesse da cento televisioni di tutto il mondo, immagini da drone che hanno fatto sognare, yacht da cento metri all’ancora nel porto, Luna Rossa che ha trionfato nel match race conclusivo. Tutto bellissimo. Tutto molto, come si usa dire, da vetrina globale.

Ma una vetrina costa. E in questo caso è costata ai contribuenti sardi circa 5 milioni di euro di investimento regionale. In cambio, secondo l”assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu’Esecutivo regionale, l’evento avrebbe generato un “impatto immediato economico di circa 50 milioni di euro”. Una cifra ripresa acriticamente da quasi tutta la stampa nazionale e diventata nel giro di pochi giorni il refrain ufficiale della narrativa istituzionale. Peccato che nessuno abbia ancora spiegato , e forse nessuno intende farlo , su quale base metodologica quei 50 milioni siano stati calcolati.

Il numero magico: da dove viene?

La cifra dei 50 milioni è comparsa in aprile, prima ancora che le regate si svolgessero. Era dunque una stima preventiva, non un consuntivo. Ma una stima costruita come? Con quale modello econometrico? Su quali dati storici comparabili? A partire da quante presenze attese, da quale spesa media per visitatore, da quale moltiplicatore dell’indotto applicato?

Nessuno lo sa, perché nessuno lo ha detto. L’Esecutivo regionale , a partitre dalla presidente Todde e dall’assessore Cuccureddu, si è limitato a enunciare il numero in conferenza stampa e da lì è rimbalzato su ogni testata come un dato di fatto acquisito. La stessa dinamica che in Italia accompagna quasi ogni grande evento sportivo: prima arriva la cifra, poi , se tutto va bene , arriva l’oblio metodologico.

Anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, presente a Cagliari per la firma di un protocollo d’intesa con il ministro Abodi in vista della finale del 2027, si è permesso di alzare il tiro: “Il ritorno di immagine a Cagliari è molto di più di 50 milioni di euro , aveva detto, perché non dobbiamo valutare solamente l’indotto economico diretto, ma cosa significa per una città avere una vetrina globale”. Bella l’ambizione ma restano poco chiari i criteri per la stima del ritonro economico per la Sardegna. E quando il valore dell’immagine diventa parte del conto, il numero può crescere all’infinito senza mai doversi confrontare con la realtà.

La realtà che emerge dal registratore di cassa.

Mentre le istituzioni celebravano, però, alcune organizzazioni critiche, come la Fipe Confcommercio di Cagliari ha condotto un sondaggio interno tra bar, ristoranti e pubblici esercizi. Il risultato è più eloquente di qualsiasi comunicato stampa: circa un terzo degli operatori ha registrato un aumento significativo di lavoro e incassi. La maggioranza, invece, non ha riscontrato variazioni sostanziali rispetto ai normali flussi cittadini. Da viale Trento qualcuno/a l’avrà sparata grossa?

Qualche tavolino affollato lungo via Roma, un’atmosfera vivace al porto e nell’area del Race Village, qualche turista in più in giro capace di dare credibilità alla “bubble” del waterfront cagliaritano (basterebbe passeggiare oggi per notare quanto siamo nel perimetro della retorica istituzionale), non può essere credibile in termini di impatto “da 50 milioni di euro”.

Questo non è sorprendente, anzi era ampiamente prevedibile. Un evento come l’America’s Cup genera una concentrazione geografica fortissima dei consumi: il pubblico si riversa nell’area eventi, i team occupano interi hotel di lusso (spesso a lungo prenotati e quindi già contabilizzati fuori stagione), i maxi yacht portano con sé cucine e staff autonomi. L’effetto moltiplicatore sull’economia locale diffusa , quella dei negozi di abbigliamento, delle botteghe artigiane, dei bar di quartiere, dei ristoratori del centro storico , è storicamente modesto, spesso inferiore alle attese.

L’osservatorio che osserva da lontano.

La Regione Sardegna, nell’ambito degli accordi attorno all’evento, ha siglato un protocollo d’intesa con l’Università di Cagliari che prevede la creazione di un osservatorio dedicato allo studio dell’impatto economico, ambientale, sociale e mediatico dei grandi eventi promossi dall’Assessorato al Turismo. Lo strumento, sulla carta, è esattamente quello di cui si avrebbe bisogno: una struttura accademica indipendente, con strumenti di analisi rigorosi, che possa misurare ex post ciò che le dichiarazioni politiche si limitano a proiettare ex ante.

Il protocollo è stato firmato. L’osservatorio esiste, almeno sulla carta. Ma a quasi tre settimane dalla conclusione delle regate, non è dato sapere se qualcuno abbia già cominciato a raccogliere dati, a intervistare operatori, a quantificare presenze, spesa media e ricadute fiscali. Nessun comunicato, nessun report preliminare, nessuna nota metodologica pubblica. Solo silenzio.

È lecito chiedersi: l’osservatorio batterà un colpo? O servirà principalmente come strumento di legittimazione ex post di numeri già “sparati” ex ante?

Una regata che non vale punti, finanziata con soldi veri.

C’è poi un aspetto che merita di essere detto con chiarezza: quella di Cagliari era una regata preliminare che non assegna punti né ranking ufficiale per la competizione finale a questo punto perchè non lanciare la “Coppa Amatori” in Serie A?). Le imbarcazioni in acqua erano le AC40, non le AC75 che gareggeranno nel 2027. Un ottimo banco di prova tecnico per i team, nessun dubbio. Ma non l’evento del secolo che la retorica istituzionale ha contribuito ad alimentare.

5 milioni di euro di denaro pubblico sardo , di quel “mio popolo”, per usare le parole della presidente Alessandra Todde, è allora la fredda somma spesa per ospitare una regata di rodaggio. Una scelta che può avere una sua logica nel quadro di una strategia turistica più ampia, ma che richiederebbe una rendicontazione seria e verificabile. Ma, mancano gli strumenti. Nella città di Cagliari non esiste neanche un osservatorio sul turismo. Ma di cosa parliamo?

Il mondiale di offshore: a quando il bilancio?

A pochi giorni dalla fine dell’America’s Cup, Cagliari ha ospitato anche un mondiale di vela offshore. Un altro evento, altri costi, altra promessa di indotto. Ma anche in questo caso, il quadro quantitativo è scarso. Nessuna stima ufficiale comunicata, nessun dato sulle presenze, nessun confronto con la spesa sostenuta. Di sicuro non si è registrato alcuni pienone lungo la passeggiata di Su Siccu. Al massimo qualche scottatura…

La domanda è sempre la stessa: chi sta misurando? Chi sta confrontando quanto è stato speso con quanto è tornato in termini di tasse incassate, pernottamenti, consumi e occupazione?

Vetrine e specchi per le allodole.

Il sindaco di Napoli, lo scorso maggio, ha parlato di vetrina globale. È una metafora abusata nel mondo degli eventi sportivi. Una vetrina, però, mostra ciò che vendi. Se quello che vendi , la Sardegna come destinazione turistica di alta gamma , non è accessibile alla maggioranza dei sardi per reddito, infrastrutture e opportunità economiche locali, la vetrina resta un esercizio di stile per chi guarda da fuori.

Una regata di Coppa America è scollegata per definizione dall’economia locale: i team vengono con le loro navi appoggio, i loro ingegneri, i loro fornitori internazionali. Gli sponsor sono multinazionali. I visitatori di alto profilo prenotano strutture di lusso mesi prima. L’economia locale intercetta le briciole di questo flusso, non il cuore.

Non significa che ospitare simili eventi sia sbagliato. Significa che bisogna essere onesti sui ritorni reali, smettere di usare cifre calate dall’alto senza metodologia, e soprattutto attivare , davvero, quegli strumenti di monitoraggio che si firmano con grande pompa e si dimenticano altrettanto silenziosamente.

La domanda che resta aperta.

Cinquanta milioni di euro di indotto. Chi li ha calcolati, con quale metodo, su quali dati? Quanti di quei milioni sono andati a imprese sarde, a lavoratori sardi, a fornitori locali? Quanti sono rimasti nel circuito dei grandi operatori internazionali dell’evento?

A quasi tre settimane dalle regate, la risposta è: non lo sappiamo. E questo, più di qualsiasi numero sul palcoscenico del waterfront cagliaritano, dovrebbe preoccupare.

foto Sardegnagol riproduzione riservata


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 Gabriele Frongia

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