Certificazioni ESG, fatturato fino all’11% in più e 42 miliardi di benefici per il Paese


Un aumento del fatturato del 4,3% già nel primo anno, che sale all’11,4% dopo ventiquattro mesi, e un ROI che tocca il 9,1% contro il 5,4% delle imprese non certificate. Sono questi i numeri che sanciscono il valore economico della sostenibilità accreditata in Italia, capace di generare tra il 2012 e il 2024 un beneficio complessivo per la collettività stimato in 42,6 miliardi di euro (di cui 36 miliardi per impatti ambientali e 6,6 miliardi per quelli sociali).

I dati emergono dal nuovo Osservatorio Accredia, sviluppato in collaborazione con Prometeia, che ha analizzato l’evoluzione del sistema delle certificazioni ESG in Italia, passate dalle 75.000 unità del 2012 alle oltre 100.000 attuali. Lo studio evidenzia come la qualità del dato ESG non sia solo un esercizio di compliance, ma un asset strategico per la competitività e la solidità finanziaria.

Oltre 100 mila certificazioni ESG: come cambia la sostenibilità nelle imprese italiane

L’Osservatorio evidenzia come il sistema delle certificazioni abbia progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, accompagnando l’evoluzione del concetto stesso di sostenibilità. Se inizialmente la maggior parte delle certificazioni era concentrata sugli aspetti organizzativi e di qualità, negli ultimi anni si è assistito a una forte crescita delle dimensioni ambientali e sociali. Tra il 2012 e il 2025, il numero di imprese dotate di un sistema di gestione certificato sotto accreditamento è aumentato da circa 75 mila a oltre 100 mila unità.

La diffusione delle certificazioni accreditate appare particolarmente significativa anche dal punto di vista economico. Sebbene le imprese certificate rappresentino una quota limitata del totale delle aziende italiane, il loro peso sul sistema produttivo è rilevante: secondo l’analisi, generano infatti oltre il 40% del fatturato complessivo nazionale. Un dato che testimonia come gli standard certificati siano ormai ampiamente adottati dalle organizzazioni più strutturate e maggiormente integrate nelle catene del valore.

In generale il 76% delle imprese ha una sola certificazione, il 14% ne adotta due, l’8% tre, mentre circa il 2% adotta quattro o più certificazioni.

Oggi le certificazioni riconducibili ai criteri ESG rappresentano la quasi totalità degli schemi adottati dalle imprese. La componente Governance continua a essere quella più diffusa e interessa circa il 67% delle aziende certificate. Seguono le certificazioni Social, che rappresentano il 17% del totale, e quelle Environment, che pesano per il 15%. Proprio queste ultime due categorie mostrano però i tassi di crescita più elevati, trainati dall’attenzione crescente verso la sostenibilità da parte di investitori, clienti, istituzioni finanziarie e filiere produttive.

Anche dal punto di vista settoriale emergono differenze interessanti. Le imprese certificate risultano particolarmente concentrate nelle costruzioni, nel commercio e nel comparto dei macchinari e impianti, settori nei quali la certificazione rappresenta spesso un elemento competitivo rilevante o un requisito richiesto per l’accesso a determinate gare e filiere.

Quali sono le certificazioni più adottate dalle imprese

La diffusione delle certificazioni ESG si sviluppa lungo tutte le dimensioni della sostenibilità. Sul fronte ambientale, uno degli standard più adottati è la ISO 14001 per la gestione ambientale, affiancata dalla ISO 50001 dedicata all’efficienza energetica. Nell’ambito sociale trovano spazio la ISO 45001 per la salute e sicurezza sul lavoro e la UNI/PdR 125 sulla parità di genere.

Rimane però centrale il ruolo delle certificazioni legate alla governance aziendale. Tra queste spicca la ISO 9001 per la gestione della qualità, che continua a rappresentare lo standard più diffuso nel tessuto produttivo italiano, insieme alla ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni e alla UNI ISO 37301 dedicata ai sistemi di compliance.

Performance economiche e accesso al credito: i vantaggi delle imprese con certificazioni ESG

Il divario tra le aziende che scelgono la via della certificazione sotto accreditamento e il resto del mercato è netto. Secondo l’analisi, le imprese certificate vantano ricavi netti mediani di 3,6 milioni di euro, una cifra esponenzialmente superiore ai 200 mila euro registrati dalle realtà non certificate. Anche la redditività premia il rigore degli standard: il Margine Operativo Lordo (MOL) si attesta al 12,7%, contro l’8,9% della media, mentre il ritorno sugli investimenti (ROI) segna uno scarto di quasi quattro punti percentuali a favore delle certificate (9,1% vs. 5,4%).

Oltre ai risultati di bilancio, la certificazione accreditata gioca un ruolo fondamentale nel rapporto con il sistema bancario e gli investitori. In un mercato che esige dati ESG sempre più verificabili, l’accreditamento funge da scudo contro il greenwashing e il social washing, offrendo evidenze oggettive che riducono i rischi reputazionali e finanziari.

Il valore monetario degli impatti ESG

Lo studio ha, infine, stimato il valore monetario complessivo degli impatti ambientali e sociali generati dalle certificazioni accreditate da Accredia. L’analisi mostra che tra il 2012 e il 2024 le certificazioni hanno prodotto benefici complessivi per 42,6 miliardi di euro. Di questi, circa 36 miliardi derivano dalla riduzione dei costi ambientali, pari a un miglioramento del 6,3% rispetto allo scenario senza certificazioni, mentre 6,6 miliardi sono riconducibili ai benefici sociali generati, equivalenti a un incremento dell’1,1%.

La componente ambientale è quella che genera il maggiore valore economico, con i benefici più significativi che sono legati alla lotta al cambiamento climatico, seguiti dalla riduzione dell’inquinamento atmosferico e da un uso più efficiente delle risorse. Sul fronte sociale, invece, gli effetti più rilevanti riguardano l’occupazione e le pari opportunità.

La crescita delle certificazioni nel sistema produttivo italiano si riflette anche nell’andamento dei benefici generati. Nel solo 2024 il valore economico associato agli impatti ambientali ha raggiunto circa 4,5 miliardi di euro, mentre quello derivante dagli impatti sociali ha sfiorato il miliardo.

Lo studio evidenzia inoltre una forte variabilità tra i diversi comparti produttivi. In termini ambientali, i maggiori benefici relativi si registrano nei settori del riciclaggio, della produzione di calce, gesso e cemento e della raffinazione dei prodotti petroliferi, attività caratterizzate da un’elevata intensità emissiva e da un uso significativo di risorse. Sul versante sociale, invece, gli impatti più elevati emergono nei comparti ad alta intensità di lavoro, come alberghi e ristorazione, sanità e logistica.

Il futuro delle certificazioni accreditate nel quadro normativo europeo ESG

L’importanza delle certificazioni accreditate è destinata a crescere ulteriormente alla luce dell’evoluzione del quadro normativo europeo. Strumenti come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la Tassonomia UE, le nuove regole sui rating ESG e gli standard per le obbligazioni verdi richiedono infatti informazioni sempre più affidabili, comparabili e verificabili.

Per banche, investitori e intermediari finanziari la disponibilità di dati ESG credibili rappresenta ormai un elemento essenziale nella valutazione del rischio e nell’allocazione del capitale. Le imprese che possono dimostrare le proprie performance attraverso sistemi certificati dispongono quindi di un vantaggio competitivo crescente, soprattutto nell’accesso al credito e nei rapporti con gli stakeholder finanziari.

Secondo l’Osservatorio, il sistema dell’accreditamento contribuisce inoltre a creare un linguaggio comune tra imprese, mercato e istituzioni, riducendo le asimmetrie informative e aumentando la trasparenza delle informazioni di sostenibilità.

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 Arianna De Felice

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