“Lei se lo immagina il presidente Mattarella che si presenta a sorpresa a una seduta del Consiglio comunale di Milano? Ecco, La Russa è un gradino sotto Mattarella: è praticamente -e disgraziatamente per noi, aggiungo – la seconda carica dello Stato”. Il giorno dopo il blitz del presidente del Senato Ignazio La Russa a Palazzo Marino la consigliera dei Verdi Francesca Cucchiara passa al contrattacco. La seconda carica dello Stato ha lanciato accuse poco prima di entrare in Aula alla giunta Sala, ha parlato di “immobilismo”, ha ricordato le vicende giudiziarie che si addensano sul Comune e ha auspicato di ridare voce ai cittadini. Per la consigliera tuttavia in questo ultimo anno prima delle Comunali c’è ancora molto da fare, a cominciare dal diritto allo studio alle battaglie per il verde il città. L’INTERVISTA
Ieri il presidente del Senato ha fatto una visita a sorpresa a Palazzo Marino ed è stato un’ora in Consiglio. Prima ha attaccato la giunta Sala parlando di immobilismo e ha proposto di ridare la voce ai cittadini in merito anche alle varie vicende giudiziarie degli ultimi mesi. Le opposizioni da parte loro hanno criticato l’assenza del sindaco in aula – anche se si trattava comunque di una visita a sorpresa. Come valuta quanto accaduto ieri? Vi siete sentiti “esposti” alla seconda carica dello Stato che forse ieri si è presentato più come membro di FdI? La presenza del sindaco in Aula avrebbe potuto cambiare l’atteggiamento “muscolare” assunto da La Russa e opposizione?
Lei se lo immagina il presidente Mattarella che si presenta a sorpresa a una seduta del Consiglio comunale di Milano? Ecco, La Russa è un gradino sotto Mattarella: è praticamente -e disgraziatamente per noi, aggiungo – la seconda carica dello Stato. Se arrivi e ti piazzi in tribuna senza nemmeno avvisare il cerimoniale del Comune, significa che evidentemente non hai né la consapevolezza né, tantomeno, il rispetto del ruolo che ricopri. La presenza del sindaco sarebbe stata opportuna. Ma a prescindere da quella di La Russa, che così si è reso solo un po’ ridicolo.
La giunta secondo lei è veramente immobile oppure ancora ci sono margini di azione per portare avanti progetti condivisi in questo ultimo anno?
Ci sono eccome e li stiamo portando avanti. Sul fronte del verde, ad esempio, stiamo accelerando molto sulle depavimentazioni, per rimuovere dove possibile il cemento e restituire spazio al verde. Stiamo inoltre mettendo a punto alcuni progetti sulle politiche giovanili, un tema sul quale ci siamo confrontati a lungo anche durante il rimpasto di Giunta. Contiamo poi di portare a breve in Consiglio una proposta di delibera per la revisione delle convenzioni delle residenze universitarie. Insomma, le cose su cui lavorare non mancano affatto.
In Consiglio tiene banco il tema dei taser alla Polizia Locale. Ieri è stata avviata la discussione sulla delibera che probabilmente sarà votata lunedì prossimo. Il vostro capogruppo Gorini in Aula ha detto che la stessa posizione della Polizia locale non è cosi granitica e univoca. Non voterete nemmeno tenendo in considerazione gli emendamenti del Pd?
Alcuni emendamenti proposti dalla maggioranza sono assolutamente condivisibili, ma non riguardano il taser. Noi per primi siamo favorevoli ad aumentare i presidi serali della Polizia locale. Sul taser, invece, credo avrebbe più senso seguire l’esempio di altre città a guida progressista, come Genova o Bologna, che stanno sperimentando soluzioni diverse.
A Milano intanto ci sono degli sviluppi su due luoghi simbolo dell’aggregazione giovanile e non solo. Sul Leoncavallo una cordata di imprenditori ha offerto 5 milioni per tornare nella sede storica ma la proprietà non ha preso in considerazione l’offerta. Quale sarà il futuro del centro sociale a 10 mesi dallo sgombero di agosto 20205?
Spero davvero che il Leoncavallo possa rimanere in via Watteau. Non prendere nemmeno in considerazione quell’offerta sarebbe una scelta davvero incomprensibile. Aspettiamo di vedere quale sarà la risposta della proprietà, ma sinceramente non voglio credere che una storia come questa possa finire così.
Il secondo luogo storico al centro di trattative immobiliari è lo Spirit de Milan, chiuso da pochi giorni per la mancata proroga dell’affitto. La proprietà intanto è in trattativa con Coima dopo aver rifiutato 13 milioni per progetti che includevano il locale. Lo stesso sindaco aveva detto di avviare un tavolo di co-progettazione con proprietà, Spirit e investitori e la presidente del Municipio 9 vuole avviare una dichiarazione di interesse culturale sull’ex cristalleria per avere vincolo della Soprintendenza. Come tenere insieme la crescita anche immobiliare e di investimenti di Milano e i luoghi tradizionali di aggregazione?
Intanto credo che tutto questo dovrebbe portare a riflettere sul fatto che premere l’acceleratore sulla crescita immobiliare non sia una grande idea. Eppure non vedo grandi capacità di autocritica. Anzi. mi sembra che oggi a criticare il cosiddetto “modello Milano” siano perfino gli stessi che fino a ieri lo sostenevano. Più che trovare un modo per “tenere insieme” la crescita immobiliare e questi luoghi, credo sia arrivato il momento di sgonfiare una bolla che sta contribuendo all’espulsione di migliaia di milanesi dalla città. Oggi il Comune dispone di strumenti limitati, ma tra non molto ci saranno anche le elezioni nazionali. Dovremmo quindi iniziare a discutere seriamente di quali poteri vogliamo attribuire alle città per consentire loro di governare davvero lo sviluppo del mercato immobiliare e preservare questi luoghi.
Coima è protagonista anche dello studentato di Porta Romana. Lei ha chiesto un accesso al piano economico finanziario aggiornato dello studentato per vedere i canoni di affitto delle stanze e capire se ci sia il rischio di finanziamenti ricevuti da Coima per calmierare i prezzi. C’è il rischio di un triplice finanziamento di cui sta beneficiando al momento solo Coima (tra Fondo nazionale di Cdp, azzeramento costi di costruzione e Mur)?
Sì, ma non in modo diretto, anche perché le regole del bando del MUR non lo consentirebbero. Quello che potrebbe essere accaduto è un’altra cosa: che i fondi del MUR abbiano di fatto coperto una riduzione dei canoni che era già prevista dalla convenzione originaria. Ne dico una: se 50 posti letto in camere singole erano già calmierati nella convenzione iniziale e avevano una tariffa di circa 670 euro, ci si aspetterebbe che, grazie ai fondi del MUR, il prezzo scendesse ulteriormente. Invece, nella scheda di accettazione del bando leggiamo che la tariffa massima ammissibile è di circa 840 euro e che Coima, grazie al finanziamento, la riduce – secondo quanto dichiarato a Repubblica – a 737 euro. C’è poi un altro elemento che non torna. Se quei posti erano originariamente destinati agli studenti con disabilità, come si concilia questa previsione con il fatto che oggi 15 di essi risultano riservati agli studenti DSU? Significa che sono destinati agli studenti DSU solo se disabili? Ci sono alcune incongruenze evidenti che meritano di essere chiarite. Ed è esattamente per questo che continuiamo a chiedere il piano economico-finanziario aggiornato.
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Redazione Milano
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