Il dossier “Foreste in Comune” fotografa una regione tra le più forestali del Paese. Fabriano guida la classifica per estensione boschiva, mentre Acquasanta Terme sfiora il 93% di copertura forestale. Uncem: «Servono politiche più efficaci e meno burocrazia per trasformare il capitale naturale in crescita economica»
L’Italia è sempre più un Paese di foreste. Un cambiamento silenzioso ma profondo che negli ultimi decenni ha modificato il volto del territorio nazionale, portando la superficie boschiva a superare i 100 mila chilometri quadrati e a coprire oltre un terzo dell’intero Paese. Un patrimonio che dal 2020 ha persino superato la superficie agricola utilizzata, una circostanza che non si verificava dal Medioevo.
È la fotografia scattata da “Foreste in Comune”, la prima indagine socio-economica sul patrimonio forestale dei Comuni italiani promossa da PEFC Italia insieme a UNCEM, Legambiente e Consorzio Caire. Uno studio che introduce una lettura inedita del bosco italiano attraverso l’Indice di Boscosità – il rapporto tra superficie forestale e superficie comunale – integrandolo con indicatori economici, demografici e territoriali.
Se a livello nazionale emerge con forza il ruolo strategico delle aree montane nella conservazione del capitale naturale, nelle Marche il rapporto restituisce l’immagine di una regione che si conferma protagonista del patrimonio forestale italiano, sia per estensione delle superfici boscate sia per intensità della copertura vegetale.
A sottolinearlo è Giuseppe Amici, presidente di UNCEM Marche, che interpreta il dossier come uno strumento destinato a incidere sulle future scelte di governance del territorio.

«Finalmente abbiamo un quadro completo dei dati forestali di ogni Comune marchigiano. Uno strumento che deve stimolare politiche più forti, meno appesantite dalla burocrazia e più vicine alle esigenze delle imprese, dei proprietari forestali e degli enti locali», osserva Amici, evidenziando la necessità di una nuova stagione normativa regionale dedicata alla montagna e alla gestione forestale.
Fabriano leader regionale per superficie forestale
Tra i dati che emergono dal rapporto, spicca il primato di Fabriano, che con quasi 15 mila ettari di superficie forestale rappresenta il Comune marchigiano con la maggiore estensione boschiva.
Nel territorio comunale, che supera i 27 mila ettari complessivi, il bosco occupa il 54,95% della superficie, confermando il ruolo del comprensorio fabrianese come una delle principali aree forestali dell’Italia centrale.

Alle sue spalle si collocano Cagli, nel Pesarese, con oltre 13.400 ettari di foreste e un indice di boscosità del 59,6%, e Acquasanta Terme, nell’Ascolano, che abbina una vastissima estensione forestale a uno dei livelli di copertura più elevati dell’intero Paese.
Nella graduatoria regionale per superficie boschiva figurano inoltre Urbino, Ascoli Piceno, Apecchio, San Severino Marche, Arquata del Tronto, Visso e Sassoferrato, territori nei quali il bosco rappresenta un elemento strutturale dell’economia locale, del paesaggio e dell’identità territoriale.
Acquasanta Terme al vertice per indice di boscosità
Se si guarda invece alla quota di territorio coperta da foreste, il primato marchigiano spetta ad Acquasanta Terme, dove il 92,44% della superficie comunale è occupato dal bosco.

Seguono Borgo Pace con l’85,72%, Montegallo con l’83,81%, Roccafluvione con l’83,72% e Fiuminata con l’80,4%.
La graduatoria evidenzia una forte concentrazione della risorsa forestale lungo la dorsale appenninica che attraversa le province di Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro Urbino, confermando il ruolo delle aree interne e montane nella tutela degli equilibri ambientali regionali.
Tra i primi posti figurano inoltre Comunanza, Piobbico, Arquata del Tronto, Apecchio, Cantiano e Genga, territori nei quali la foresta rappresenta una componente dominante del paesaggio e una potenziale leva di sviluppo economico.
Dal patrimonio naturale ai servizi ecosistemici
La novità più rilevante del rapporto non riguarda però soltanto la quantità di bosco presente sul territorio. Lo studio contribuisce infatti a superare una lettura tradizionale che associa la crescita delle foreste esclusivamente all’abbandono delle attività agricole e allo spopolamento delle aree interne.
Il patrimonio forestale viene sempre più interpretato come una vera infrastruttura naturale in grado di produrre valore economico attraverso i servizi ecosistemici: assorbimento di anidride carbonica, tutela delle risorse idriche, prevenzione del dissesto idrogeologico, conservazione della biodiversità, produzione di biomassa e sostegno alle filiere turistiche e agricole.
Un approccio che assume particolare rilevanza nelle Marche, dove gran parte delle superfici forestali coincide con territori montani esposti alle fragilità climatiche e demografiche.
La sfida delle politiche regionali
Per UNCEM Marche, il dossier rappresenta un punto di partenza per una revisione delle politiche forestali regionali.
L’obiettivo è passare da una gestione prevalentemente amministrativa del patrimonio boschivo a una strategia che riconosca alle foreste una funzione economica, ambientale e sociale, capace di generare investimenti e nuove opportunità occupazionali.
In questa prospettiva assumono un ruolo centrale la gestione forestale sostenibile, la certificazione delle filiere, le Comunità forestali, la valorizzazione energetica del legno e i meccanismi di remunerazione dei servizi ecosistemici.
La sfida, in altre parole, è trasformare il patrimonio naturale in un asset produttivo per le aree interne, capace di contribuire alla competitività dei territori senza compromettere gli equilibri ambientali.
La fotografia scattata da “Foreste in Comune” restituisce così l’immagine di una regione che possiede uno dei più rilevanti capitali naturali del Paese. Un patrimonio che oggi chiede di essere governato con strumenti adeguati e una visione di lungo periodo, affinché il bosco non sia considerato soltanto una risorsa da conservare, ma anche una leva strategica per lo sviluppo sostenibile delle Marche.
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