Nigeria: la doppia vita degli ex Boko Haram


L’integrazione di ex terroristi nelle forze armate solleva dubbi sulla sostenibilità a lungo termine e sulla tenuta sociale

Il governo si affida ai miliziani disertori e al sostegno degli USA per battere jihadismo e banditismo. Un’arma a doppio taglio che garantisce impunità, crea tensioni con le vittime e non ferma i rapimenti

Chi combatte, chi diserta e scompare dai radar, chi confluisce nell’esercito. Boko Haram è anche questo, cambiamenti di pelle dei suoi affiliati.

Ma prima di parlarne, ricordiamo che l’insurrezione e la destabilizzazione in Nigeria vanno avanti da decenni, soprattutto nel nord-est del paese. E se il principale gruppo terroristico, almeno il più noto, rimane Boko Haram – emerge nel 2009 – ce ne sono altri che agiscono con la stessa violenza e spesso si combattono tra loro.

L’ascesa del gruppo Lakurawa

Nel 2017 nasceva Lakurawa, termine hausa per “le reclute”. Nasceva come gruppo di vigilantes a protezione delle comunità esposte al banditismo. Fatto sta che esso stesso all’islamismo militante unisce estorsioni e rapimenti nello stile del banditismo. Secondo gli analisti l’ascesa del gruppo riflette il vuoto di potere nelle zone di confine – hanno cominciato ad operare nello stato di Sokoto al confine con il Niger -.

Il vuoto di potere nelle aree di confine

Vuoto di potere che ha lasciato le comunità esposte a violenze e raid, e bisognose di alternative per la sicurezza. Cosa che ha permesso al gruppo di trasformarsi, in modo opportunistico, da autoproclamato difensore a soggetto estorsivo.

La frattura interna e l’ISWAP

Infine, c’è lo Stato Islamico della provincia dell’Africa occidentale (ISWAP) che si è scisso da Boko Haram nel 2016 ed è diventato uno dei peggiori nemici di quest’ultimo, dopo il governo nigeriano, naturalmente.

Scontri nel Lago Ciad in forte aumento

I dati raccolti da ACLED raccontano di oltre 300 scontri tra Boko Haram e ISWAP nella regione del Lago Ciad, con un aumento del 30% rispetto all’ultimo trimestre del 2025, e un incremento significativo sia sul lato camerunense che su quello nigeriano del confine. E questo solo nel primo trimestre del 2026.

Le vittime sotto la presidenza Tinubu

Mentre dal 2023 sono circa 30mila le persone rimaste uccise in episodi di violenza in tutta la Nigeria da quando il presidente Bola Tinubu si è insediato. Nonostante le critiche per il suo operato, proprio pochi giorni fa ha sciolto le riserve dichiarando che correrà di nuovo per il suo partito, l’All Progressives Congress nelle presidenziali previste il prossimo anno.

Ex terroristi arruolati nell’esercito

Intanto per combattere il terrorismo si affida sia agli Stati Uniti sia agli ex membri di Boko Haram. Da tempo, infatti, si sta verificando da un lato la diserzione di ex combattenti del gruppo terroristico e dall’altro il loro inserimento nei quadri dell’esercito nazionale.

L’analisi dell’esperto

Ahmad Salkida, giornalista investigativo e uno dei massimi esperti del gruppo Boko Haram e dei complessi conflitti nella regione del Lago Ciad, ha analizzato e raccontato il fenomeno. Gli ex miliziani, spesso giovanissimi, risultano assai utili in quanto forniscono informazioni essenziali sulle strategie e sul territorio degli insorti, migliorando – si dice – l’efficacia operativa dell’esercito.

Tensioni e risentimento tra i civili

Allo stesso modo, però, questa collaborazione crea dinamiche complesse, per esempio problemi di fiducia con gli altri soldati e risentimento tra le comunità delle vittime, che percepiscono gli insorti come privilegiati rispetto a loro. Hanno infatti acquisito uno status, uno stipendio e non sono più perseguibili per quello che hanno fatto.

Cosa che non può non sollevare preoccupazioni sulla sostenibilità a lungo termine di tale processo e sulla coesione sociale. “La dipendenza dello stato dagli ex insorti – scrive il giornalista – deve bilanciare i successi militari con un reinserimento sostenibile, assicurando che il recupero delle vittime sia prioritario per evitare un aggravamento delle fratture sociali”.

Le rotte dei disertori

Ma non sempre chi diserta vuole entrare nell’esercito. HumAngle, piattaforma fondata dallo stesso Salkida, ha monitorato gli spostamenti di ex membri di Boko Haram verso la regione nord-occidentale e alcune zone della Nigeria centrale fin dal 2020.

Il riciclo nella criminalità

Alcuni si sono uniti a gruppi armati criminali, altri sono diventati istruttori, fabbricanti di bombe, corrieri, informatori, guardie o intermediari logistici. Altri ancora sono scomparsi nelle città in seguito alla morte di Abubakar Shekau e agli scontri tra fazioni interne al gruppo.

La domanda è: come può lo stato rintracciare gli uomini che hanno abbandonato l’insurrezione ma non hanno intrapreso alcuna procedura formale? E soprattutto, come distinguere un disertore in cerca di anonimato da uno che sta ricostruendo le proprie reti operative altrove?

Il ruolo strategico nell’intelligence

Intanto, dicevamo, quelli che sono entrati nella fila dell’esercito sono impegnati non solo nelle operazioni militari ma in quelle di intelligence, visto che conoscono il territorio, le strategie del gruppo e molti degli elementi che ne fanno parte.

L’asse Tinubu-Trump

Tinubu fa inoltre affidamento sul suo omologo, Donald Trump, che seppure sembra considerare l’Africa come una spina nel fianco – vedi, per esempio, i tagli agli aiuti e le restrizioni sui visti – ritiene la Nigeria un territorio chiave nella lotta al terrorismo.

Il rischio del modello Sahel

Recentemente gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari congiunte nel nord-est del paese e hanno fatto sapere di aver eliminato un alto leader dell’ISWAP e ucciso 175 militanti. Tuttavia, come sottolinea Foreign Policy, bisogna che Washington faccia attenzione a non provocare lo stesso tipo di ostilità sperimentata nel Sahel dalle truppe francesi ma anche da quelle statunitensi, costrette, nel 2024, a lasciare il Niger.

La crociata ideologica di Trump

In ogni caso la strategia di Trump è anche legata a quella sorta di crociata religiosa inaugurata a dicembre 2025 con quell’attacco militare a sorpresa nel nord del paese. “Un paese di particolare preoccupazione” così lo ha definito il presidente degli Stati Uniti. L’attacco riguardò proprio l’area che ospita il Lakurawa, il gruppo che combina l’estremismo religioso con la criminalità organizzata.

L’obiettivo era tra l’altro salvare i cristiani dall’accanimento dei ribelli. Trump parlò addirittura di genocidio. Dimenticando che i civili spesso diventano target in massa, a prescindere dalla loro fede religiosa.

L’esplosione dell’economia del riscatto

Nel frattempo, cresce quella che è stata definita “economia del riscatto” – secondo un recente rapporto in un anno si sono verificati circa 2,2 milioni di rapimenti e pagamenti di riscatto stimati in 2,2 trilioni di naira (circa 1,61 miliardi di dollari) – e il numero del reclutamento di bambini e ragazzi.




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