il business dei visti in Africa


L’indagine di un gruppo di testate giornalistiche sull’esternalizzazione dei visti a VFS Global

Visti e costi nascosti: l’apartheid dei passaporti e il business dei servizi extra

L’inchiesta documenta come i richiedenti paghino per servizi facoltativi spacciati per obbligatori o inseriti a loro insaputa. Così la multinazionale controllata da Blackstone registra profitti record. In Europa i governi sanno, ma non intervengono

La richiesta di visto, così facile per gli europei e per chi possiede passaporti “forti”, può diventare un vero e proprio incubo per i cittadini africani e di molti paesi del Sud Globale. Alle restrizioni e alla complessa documentazione richiesta da qualche tempo si è aggiunto lo scoglio chiamato VFS (Visa Facilitation Services Global).

Si tratta di un’outsourcing, vale a dire un servizio di esternalizzazione dei visti a cui si è ormai di fatto obbligati a fare riferimento. L’azienda multi miliardaria che lo gestisce, la VFS Global, fondata nel 2021, attualmente detiene contratti di esternalizzazione dei visti con 71 governi e 167 paesi in tutto il mondo. Detiene di fatto il monopolio del servizio.

L’inganno dei servizi aggiuntivi

Un’inchiesta durata un anno, condotta da Lighthouse Reports in collaborazione con 14 testate giornalistiche, ha rivelato che VFS avrebbe creato un sistema di vendita di servizi aggiuntivi (spesso non richiesti e imposti agli utenti) che avrebbe generato grandi guadagni per l’azienda. Esplicito il titolo dell’indagine: “I confini come business”.

Secondo l’inchiesta, il personale percepisce in genere stipendi base bassi, compensati però da bonus legati al raggiungimento di obiettivi di vendita mensili per i servizi a valore aggiunto. Un sistema perverso che spinge gli addetti dei vari uffici a sollecitare – anche in modo insistente e aggressivo – i pagamenti extra.

Servizi facoltativi e aggiuntivi come aggiornamenti via SMS, servizi di restituzione tramite corriere, gestione appuntamenti, accesso a lounge premium che si farebbero passare per essenziali. Pagamenti che si vanno ad aggiungere alle commissioni, alla documentazione, alla dimostrazione di avere un conto in banca sufficiente, etc. Tutto questo senza nessuna certezza che il visto venga accordato.

Senza contare lo stress che i cittadini in possesso di un “passaporto debole” devono affrontare, tra i complessi sistemi di prenotazione degli appuntamenti, le interviste, le verifiche… A fare le spese di questo sistema collaudato negli anni, secondo l’indagine, sono soprattutto i cittadini dei paesi africani, asiatici e del Medioriente.

Ricavi lievitati per l’azienda

I bilanci di una filiale in India, ad esempio, hanno mostrato che l’attività di servizi a valore aggiunto nel paese ha generato margini di guadagno fino al 70%.

 Attraverso l’accesso agli atti alle ambasciate svedesi, invece, si sono visionate 2mila ricevute relative a richieste presentate da 16 paesi in Asia e Africa in un periodo di due settimane nel 2025. L’analisi dei dati ha stabilito che, in questo caso, i servizi a valore aggiunto hanno rappresentano il 30% del fatturato di VFS. Solo per quel campione analizzato.

Tali comportamenti sarebbero il motivo della crescente redditività dell’azienda che, si legge nel report, sarebbe quadruplicata negli ultimi anni, contribuendo a generare enormi profitti per i suoi investitori.

Agenti e corruzione

Nell’inchiesta si fa riferimento anche a tentativi di corruzione del cliente (il richiedente del visto) da parte dei singoli agenti esterni sparsi in tutto il mondo e talvolta anche di personale di VFS, nonché di ripetute violazioni del trattamento dei dati personali.

Prove di corruzione sono state ottenute sotto forma di filmati girati di nascosto. Ad esempio quello che mostra un membro dello staff di VFS nella Repubblica democratica del Congo affermare di garantire visti in cambio di un pagamento superiore alla tariffa normale.

Un mercato da sfruttare, anche in Europa

L’inchiesta non nasce dalle sole testimonianze di chi è incappato nel sistema e di operatori del VSF. In Europa i giornalisti hanno analizzato bilanci e ricevute dei clienti, fatto richieste di accesso agli atti, ottenuto rapporti di ispezione e monitoraggio sui fornitori di servizi di visto da parte di 22 paesi dell’area Schengen che hanno contratti con VFS, visionato documenti e anche ottenuto rapporti riservati del servizio diplomatico della Commissione europea.

Quello che emerge è che i governi hanno delegato una funzione statale fondamentale a un’azienda che tratta potenziali lavoratori, studenti e turisti come un mercato da sfruttare. Eppure, come ricorda Lighthouse, gli stati membri dell’UE sono tenuti, ai sensi della legislazione europea, a monitorare regolarmente i fornitori di servizi di visto esternalizzati.

E infatti, tutto ciò ha rivelato come i governi europei siano a conoscenza di persistenti carenze nei servizi di VFS. Inoltre, anche fonti diplomatiche hanno confermato di essere a conoscenza di tali problemi.

In Africa servizi addebitati senza consenso

L’agenzia di esternalizzazione è molto conosciuta in Africa. Conosciuta da chi deve richiedere un visto ed è costretto ad approdare nei loro uffici. Molte le testimonianze raccolte, sia dagli utenti sia da dipendenti del VFS o lavoratori esterni che hanno descritto di sentirsi sotto pressione per raggiungere gli obiettivi della vendita di servizi extra.

Ex dipendenti di diversi paesi hanno riferito che questi servizi a valore aggiunto venivano addebitati ai clienti senza il loro consenso. “La maggior parte dei clienti li accettava senza problemi”, ha affermato un ex dipendente che ha lavorato per VFS in Kenya fino al 2024.

Un funzionario addetto ai visti che lavora attualmente presso VFS in Nigeria, invece, ha affermato che i bonus per la vendita di servizi a valore aggiunto possono arrivare a quasi il doppio dello stipendio base dei collaboratori esterni. Questi ultimi costituiscono la maggior parte della forza lavoro di VFS e guadagnano circa 126 euro al mese.

In Sudafrica e Kenya, i dati dell’inchiesta indicano che la vendita di questi servizi rappresenta oltre un terzo del fatturato locale di VFS, e oltre un quarto in Nigeria.

In Africa, dal Senegal alla Nigeria e al Kenya, numerosi dipendenti ed ex dipendenti dell’azienda hanno riferito di aver ricevuto una formazione specifica sulla vendita di questi servizi. Spinti dagli obiettivi di vendita e motivati ​​da allettanti bonus, gli agenti hanno spiegato di addebitare ai richiedenti il ​​costo di questi servizi, senza sempre specificare che fossero facoltativi e, soprattutto, che non garantissero l’approvazione del visto.

Reti illegali esterne

Parallelamente a questo sistema – sottolinea Radio France Internationale – in Africa sono sorte reti esterne, organizzate principalmente da dipendenti o ex dipendenti di VFS. Sfruttando la loro conoscenza del sistema di prenotazione degli appuntamenti di VFS, creano “agenzie” esterne illegali che fingono di collaborare con l’azienda. Vere e proprie truffe.

Anche questo è un effetto del sistema restrittivo degli stati e di conseguenza dei consolati, la creazione di un sistema farraginoso, contorto, ambiguo che fa arricchire molti ma che sfrutta e incide sul futuro e sulle tasche dei più deboli.

La replica di VFS Global

Intanto VFS Global, controllata in maggioranza dal fondo di investimento americano Blackstone, ha visto i suoi utili operativi esplodere da 31 a 171 milioni di euro tra il 2017 e il 2024.

VFS Global ha risposto con una nota in cui, in sostanza, reputa false tutte le informazioni raccolte e, soprattutto, nega che l’enorme crescita finanziaria dell’azienda nel corso degli anni sia stata generata da condotte improprie.




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