Cresce il numero di aziende che scelgono di misurare il proprio impatto ambientale e che scelgono di trasformarlo in un elemento strategico. Tra le realtà che accompagnano le imprese in questo percorso c’è EcoLoop, società benefit nata come spin-off di Plumake, azienda specializzata in automazione industriale. A guidarla è Alberto Valente, amministratore delegato e ingegnere, convinto che la sostenibilità non debba essere basata sulle opinioni ma sui dati. Un approccio che oggi sta aiutando numerose aziende a rendere più efficienti processi, prodotti e organizzazioni.
Ingegnere Valente, come nasce EcoLoop?
EcoLoop nasce dall’esperienza di Plumake, azienda che opera nel settore dell’automazione industriale. Negli ultimi anni, lavorando a stretto contatto con i clienti, ci siamo resi conto che le richieste legate alla sostenibilità stavano diventando sempre più frequenti e sempre più rilevanti. Inizialmente abbiamo creato una business unit dedicata all’interno dell’azienda, ma ben presto ci siamo accorti che servivano competenze specifiche e una struttura autonoma. Da qui è nata EcoLoop, una società interamente dedicata alla sostenibilità e alla misurazione degli impatti ambientali.
Come definirebbe EcoLoop a chi ancora non la conosce?
Siamo una società di consulenza specializzata nella misurazione della sostenibilità. Il nostro compito è aiutare le aziende a rendere visibili e quantificabili gli impatti ambientali dei propri processi, prodotti e attività. Crediamo che la sostenibilità debba essere basata su dati concreti e non su percezioni. Per questo sviluppiamo modelli, raccogliamo informazioni e produciamo indicatori che permettono alle imprese di conoscere realmente il proprio impatto e di prendere decisioni consapevoli.
Quanto è importante la misurazione in questo percorso?
È fondamentale. Non si può migliorare ciò che non si misura. Molte aziende hanno già comportamenti virtuosi ma spesso non dispongono degli strumenti per quantificarli. Attraverso l’analisi dei dati riusciamo a identificare i punti critici, gli sprechi e le aree di miglioramento. Questo consente di intervenire in maniera efficace sia sul fronte ambientale sia su quello economico.
Quindi sostenibilità ed efficienza possono andare di pari passo?
Assolutamente sì. Anzi, spesso coincidono. Dove troviamo un impatto ambientale elevato, nella maggior parte dei casi troviamo anche inefficienze e sprechi. Ridurre consumi energetici, ottimizzare materiali o migliorare i processi significa spesso ridurre contemporaneamente i costi e l’impronta ambientale. È uno degli aspetti che le aziende apprezzano maggiormente quando iniziano questo percorso.
Molti imprenditori continuano però a percepire la sostenibilità come un costo.
È una reazione comprensibile. Le imprese oggi devono confrontarsi con numerosi adempimenti e quando si parla di sostenibilità la prima impressione è spesso quella di un ulteriore obbligo. Tuttavia l’esperienza ci dimostra che quasi sempre si tratta di un investimento che genera ritorni concreti. Possono essere ritorni economici, organizzativi, reputazionali o commerciali. In ogni caso il valore prodotto è generalmente superiore all’impegno richiesto.
Quali sono le motivazioni che spingono un’azienda ad avviare un percorso ESG?
Non esiste una risposta unica. Alcune imprese lo fanno per trasparenza verso i propri stakeholder. Altre perché vogliono migliorare il proprio posizionamento sul mercato. Altre ancora perché cercano nuovi strumenti per aumentare l’efficienza interna. L’aspetto importante è che ogni azienda trovi la propria motivazione e costruisca un percorso coerente con la propria identità e con i propri obiettivi.
Lei ha più volte affermato che la sostenibilità non è un bollino.
Sì, è un concetto che ritengo molto importante. Nessuna azienda può dichiararsi semplicemente sostenibile come se fosse un punto di arrivo raggiunto una volta per tutte. La sostenibilità è un percorso continuo di miglioramento. Le imprese operano, producono e inevitabilmente generano impatti. La vera differenza sta nella capacità di conoscerli, misurarli e gestirli in modo consapevole.
Tra gli strumenti che avete sviluppato c’è anche la piattaforma Impact. Di cosa si tratta?
Impact è nata da una nostra esigenza interna. Per svolgere analisi ambientali servono moltissimi dati e gestirli attraverso fogli di calcolo e documenti separati diventava complesso. Abbiamo quindi sviluppato una piattaforma proprietaria che consente di raccogliere, organizzare e analizzare tutte le informazioni necessarie per le valutazioni ambientali. Oggi viene utilizzata sia dai nostri tecnici sia dalle aziende clienti per monitorare in modo più semplice e preciso i propri indicatori di sostenibilità.
Quali analisi è in grado di supportare?
La piattaforma gestisce diversi moduli dedicati alla carbon footprint, alle certificazioni ambientali, all’analisi del ciclo di vita dei prodotti, all’ecodesign e al monitoraggio dei consumi energetici. È uno strumento in continua evoluzione perché il quadro normativo e le esigenze delle imprese cambiano molto rapidamente. Stiamo già integrando anche nuove funzionalità legate al passaporto digitale dei prodotti.
Tra i progetti più innovativi che avete sviluppato c’è PlateA.
Sì, è un progetto al quale siamo molto legati. Nasce dalla collaborazione con il Rifugio Telegrafo sul Monte Baldo e ha l’obiettivo di raccontare la sostenibilità attraverso il cibo. Utilizzando la metodologia del Life Cycle Assessment analizziamo l’impatto ambientale dei piatti proposti nel rifugio, considerando non solo gli ingredienti ma anche aspetti logistici e organizzativi. L’idea è coinvolgere direttamente il consumatore e renderlo consapevole del percorso che porta un piatto dalla produzione alla tavola.
Un progetto che potrebbe avere applicazioni molto più ampie.
Esattamente. Oggi nasce in un contesto particolare come quello di un rifugio alpino, ma il modello è replicabile in ristoranti, agriturismi e strutture ricettive. L’obiettivo è trasformare la sostenibilità in uno strumento di comunicazione e sensibilizzazione accessibile a tutti.
Eco Loop è anche una società benefit. Che significato ha questa scelta?
Per noi è una scelta identitaria. Essere società benefit significa inserire nello statuto, accanto agli obiettivi economici, anche finalità di beneficio comune. È un modello che sta crescendo molto e che riflette una nuova visione dell’impresa, capace di creare valore economico ma anche valore sociale e ambientale. Noi crediamo profondamente in questo approccio.
Come vede l’evoluzione del mercato della sostenibilità nei prossimi anni?
La domanda continuerà a crescere. Il quadro normativo europeo è in continua evoluzione e le imprese stanno comprendendo che sostenibilità e competitività sono sempre più collegate. Le aziende che iniziano questo percorso spesso partono con qualche perplessità, ma poi ne comprendono il valore e decidono di proseguire. È un segnale molto positivo.
Qual è l’obiettivo di EcoLoop per il futuro?
Vogliamo diventare un punto di riferimento per le aziende che desiderano affrontare la sostenibilità in modo concreto, misurabile e scientifico. Continueremo a investire nelle competenze, nelle tecnologie e negli strumenti di analisi per accompagnare le imprese lungo questo percorso. La sostenibilità non è una moda passeggera, ma una trasformazione strutturale che coinvolgerà sempre più organizzazioni. E noi vogliamo essere al loro fianco in questa evoluzione.
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Matteo Scolari
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