Oggi è una giornata interessante per i mercati, con diversi dati importanti sia dall’Europa che dagli Stati Uniti. In Europa, Eurostat pubblicherà i dati definitivi sull’inflazione di maggio (CPI e HICP) e un aggiornamento completo sul mercato del lavoro del primo trimestre 2026, inclusi i flussi occupazionali. Sul fronte dell’inflazione, le stime flash avevano mostrato un CPI intorno al 2,6 – 2,7% YoY. I numeri finali ci diranno se la disinflazione sta procedendo senza intoppi o se ci sono sorprese, soprattutto sul lato core (servizi ed energia esclusa). Con l’inflazione ancora sopra il target del 2%, un dato più caldo del previsto rafforzerebbe la linea cauta della BCE, mentre un numero in linea o più morbido darebbe più spazio a un possibile allentamento nei prossimi mesi. L’economia europea sta crescendo poco (+0,2% nel primo trimestre), quindi il mercato del lavoro diventa cruciale. Vedremo se l’occupazione tiene nonostante la debolezza del PIL e come si stanno muovendo disoccupazione e flussi tra occupati, disoccupati e inattivi.
Negli Stati Uniti invece l’attenzione sarà sul preliminare dell’Università del Michigan relativa al sentiment dei consumatori di giugno. Dopo mesi di incertezza legata a inflazione, politica e tensioni geopolitiche, questo indicatore ci darà un’idea di come si sentono le famiglie americane in questo momento (aspettative di inflazione a 5 anni, condizioni correnti e prospettive future). Un dato in miglioramento sarebbe un segnale positivo per i consumi, che restano il motore principale dell’economia USA, mentre un calo ulteriore evidenzierebbe preoccupazioni crescenti tra i consumatori.
Non ci sono dunque dati bomba, come un Non-Farm Payrolls o un CPI americano, ma questi aggiornamenti aiuteranno a capire meglio lo stato di salute dell’Europa (inflazione + lavoro) e il morale dei consumatori statunitensi. Saranno elementi utili per calibrare le aspettative sulle prossime mosse di BCE e Fed.
Come era nelle attese della vigilia, la BCE ha deciso un aumento di 25 bp dei tre tassi di interesse di riferimento. Il motivo principale sono le pressioni inflazionistiche scatenate dal conflitto in Medio Oriente.
Nello scenario di base delle nuove proiezioni degli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,5% nel 2026 e nel 2027 e al 2,2% nel 2028. Rispetto ai dati di marzo la BCE ha corretto al rialzo le proiezioni per l’inflazione del 2026 e del 2027 nello scenario di base, soprattutto a causa della traiettoria più elevata dei prezzi dell’energia, che in certa misura dovrebbero trasmettersi all’inflazione degli alimentari, dei beni e dei servizi.
Nello scenario di base la crescita economica raggiungerebbe in media lo 0,8% nel 2026, l’1,2% nel 2027 e l’1,5% nel 2028. Si tratta di una revisione al ribasso per il 2026 e il 2027 che riflette l’impatto più pronunciato della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia.
Il problema principale è che le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Le implicazioni complessive della guerra per l’inflazione e la crescita a medio termine dipendono ovviamente dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto.
Secondo la BCE, il Consiglio direttivo resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dalla guerra. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione.
Con quasi tutte le società dell’indice S&P 500 che hanno già pubblicato i risultati del primo trimestre 2026, tirando le somme, riteniamo che la stagione degli utili indichi prospettive positive per i mercati azionari. Allo stesso tempo, l’andamento recente del mercato conferma che la volatilità probabilmente rimarrà una caratteristica distintiva. Non dimentichiamo, come argomentavamo ieri, che la volatilità man mano che ci avviciniamo alla elezione di midterm tenderà ad aumentare.
Gli utili del primo trimestre dell’indice S&P 500 hanno registrato una crescita di quasi il 25%, ben al di sopra del 14,4% previsto dagli analisti ad aprile, a testimonianza di una dinamica aziendale più forte del previsto. Gli analisti hanno reagito rivedendo al rialzo le aspettative per il 2026, secondo Bloomberg. Anche la crescita dei ricavi è stata solida, pari all’11,1%, con tutti i settori dell’indice S&P 500 che hanno superato le previsioni iniziali degli analisti, mentre i margini di profitto si sono mantenuti vicini ai massimi storici.
Anche le prospettive generali sugli utili sono migliorate. Dopo una crescita degli utili dell’indice S&P 500 pari a circa l’1% nel 2023 e al 9% nel 2024, le stime di Bloomberg indicano ora una crescita del 12% nel 2025 e del 23% nel 2026, prima di un rallentamento al 15% nel 2027. In parole semplici, le aziende non solo stanno guadagnando di più, ma hanno anche registrato un’accelerazione nella crescita degli utili. Il settore tecnologico è stato il principale motore di questa crescita, sebbene anche altri settori, tra cui energia, finanza e materiali, abbiano contribuito.
I recenti rialzi dei mercati azionari globali sono stati probabilmente sostenuti da un miglioramento del sentiment geopolitico, compreso l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente. Riteniamo che i solidi utili del primo trimestre siano comunque stati il principale motore della performance delle large-cap statunitensi. L’indice S&P 500 è salito del 18% tra aprile e maggio, registrando uno dei rally di 40 giorni più forti dal 1950. Sebbene i titoli tecnologici abbiano guidato l’avanzata, il rally si è ampliato, con l’indice S&P 500 a ponderazione uguale che ha raggiunto nuovi massimi e oltre il 60% dei suoi componenti scambiato al di sopra della propria media mobile a 200 giorni.
Per gli investitori, questo suggerisce che il rally è sostenuto da fondamentali aziendali migliorati piuttosto che dal solo sentiment. I dati di Bloomberg confermano che, dal 1950, movimenti dell’indice S&P 500 di questa portata sono insoliti nel quarto anno di un mercato rialzista, ma sembra crescere la fiducia nella capacità dell’intelligenza artificiale di supportare la crescita economica e gli utili aziendali futuri.
La media degli analisti mantiene pertanto l’obiettivo di fine anno per l’indice S&P 500 tra 7400 e 7600 punti, ma ribadiscono che è probabile un aumento della volatilità, determinata da fattori quali l’incertezza sulla politica della Fed in primis, gli investimenti in intelligenza artificiale, i rischi geopolitici (incluso il conflitto tra Stati Uniti e Iran), l’elevato numero di offerte pubbliche iniziali (IPO) importanti e le imminenti elezioni di medio termine. Detto questo, gli analisti continuano a considerare i ribassi come opportunità di acquisto.
Rimangono inoltre positive anche le prospettive sul tema dell’intelligenza artificiale e sul settore IT, pur riconoscendo le valutazioni elevate. Continuano a privilegiare un ribilanciamento verso settori complementari con valutazioni interessanti, tra cui quello finanziario, industriale e delle utility.
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