Secondo un nuovo studio dell’Humanitarian Research Lab di Yale nella base dell’esercito etiopico di Asosa veicoli civili verrebbero modificati, armati e inviati oltreconfine, nella regione sudanese del Blue Nile
Le tensioni diplomatiche e militari tra Sudan ed Etiopia paiono destinate ad aumentare dopo che una nuova indagine conferma il pieno coinvolgimento dell’esercito federale di Addis Abeba nel sostegno alla milizia sudanese Forze di supporto rapido (RSF).
Un nuovo studio realizzato dall’Humanitarian Research Lab (HRL) della Yale School of Public Health documenta – tramite immagini satellitari analizzate tra il 29 marzo e il 21 maggio e filmati open-source verificati e geolocalizzati – insolite e sistematiche operazioni all’interno della base militare delle Forze di difesa nazionali etiopi (ENDF) ad Asosa, nella regione occidentale del Benishangul-Gumuz, dove veicoli civili verrebbero modificati, armati e riverniciati per rifornire le RSF oltreconfine, nello stato sudanese del Blue Nile.
Il paper conferma sostanzialmente il carattere continuativo di quanto già osservato dai ricercatori in un primo studio – pubblicato lo scorso 8 aprile e riferito al periodo che va dal 29 dicembre 2025 al 29 marzo 2026 -, aggiungendo in proposito che “il centro delle attività all’interno della base si è spostato in un’area intorno a un magazzino coperto”, cosa che “potrebbe essere coerente con un tentativo di mitigare l’osservazione delle attività presso la base tramite immagini satellitari”.
Pick up riverniciati e dotati di mitragliatrici
Le operazioni consistono nel modificare veicoli commerciali leggeri, in genere pick up o furgoncini bianchi o di colore chiaro, riverniciandoli con i colori scuri “coerenti con la livrea dei veicoli tecnici leggeri delle RSF” osservati sulle linee del fronte del Blue Nile, e dotandoli di mitragliatrici.
L’analisi parla di gruppi di oggetti scuri e stretti, lunghi circa un metro e mezzo, situati accanto ai veicoli con attrezzature di montaggio sul pianale. Sulla base delle dimensioni e del posizionamento, i ricercatori valutano “con elevata certezza” che questi oggetti siano “mitragliatrici pesanti, compatibili con canne calibro 50, fissate ai mezzi modificati”.
Lo studio evidenzia anche l’estensione di questa catena logistica, con almeno 10 autocarri per il trasporto di automobili arrivati alla base il 10 maggio, molti dei quali carichi di veicoli civili di colore chiaro.
Nel report si parla anche di “una flotta variabile di circa 13 autocarri di grandi dimensioni e 25 veicoli da trasporto più piccoli” che lo stesso giorno era stata monitorata mentre si spostava attraverso le aree civili e residenziali della città di Asosa, “corrispondendo al materiale di trasporto osservato all’interno della base militare”.
Un altro grande carico è segnalato il 21 maggio, con un afflusso di 36 container e un totale di 82 veicoli tecnici leggeri ammassati nella base, con “oltre 70 di questi concentrati direttamente intorno al nuovo magazzino”.
I ricercatori dell’HRL fanno notare che durante gli stessi 54 giorni di osservazione sono state monitorate anche altre basi militari dell’ENDF in Etiopia, ma che nessuna di queste presentava prove di trasporto, armamento o distribuzione di veicoli civili, concludendo che le operazioni osservate nella base di Asosa siano “del tutto incompatibili con normali operazioni delle ENDF”.
La battaglia per il Blue Nile
La scelta della base militare di Asosa non è casuale. Il sito si trova infatti a ridosso dello stato sudanese del Blue Nile, un fronte strategico cruciale nella guerra tra l’esercito sudanese (SAF) e le RSF, alleate nella zona con la fazione dell’SPLM-N di Abdelaziz al-Hilu.
La regione è stata teatro di un’escalation delle operazioni militari negli ultimi mesi, che hanno provocato ripetute ondate di sfollamento e contribuito al peggioramento della già drammatica situazione umanitaria.
Uno dei nodi cruciali è Kurmuk, città di frontiera controllata dalle RSF lungo l’importante arteria stradale che collega lo stato del Blue Nile all’Etiopia, oggetto di ripetuti attacchi con droni nell’ultima settimana da parte delle SAF che tentano di strapparla al nemico, spezzando di conseguenza la linea di rifornimenti bellici provenienti da oltreconfine.
Etiopia minacciata da un fronte transnazionale
Lo scenario di guerra descritto sopra ha dunque ormai ampiamente superato i confini del Sudan e ora rischia di allargarsi e complicarsi ulteriormente con il coinvolgimento di altri attori esterni.
Stando a quanto riporta l’ultimo bollettino dell’osservatorio EEPA (Europe External Programme with Africa), solitamente ben informato, “l’Egitto avrebbe organizzato colloqui tra Eritrea, Tigray Defence Forces (TDF) e SAF, nel tentativo di coinvolgere la milizia etiopica FANO”, attiva nella regione Amhara e, come le TDF, in conflitto con il governo federale centrale.
L’obiettivo sarebbe un fronte comune di sostegno all’esercito sudanese e di contrasto alle forze armate etiopiche. Sempre secondo EEPA, “l’Eritrea e le TDF avrebbero l’obiettivo di assistere le SAF nel riprendere il controllo della città di Kurmuk”.
Negli ultimi mesi Il Cairo, solido alleato dell’esercito sudanese e da tempo in contrasto con l’Etiopia per la gestione delle acque del Nilo, sta rafforzando la cooperazione con Asmara – a sua volta in aperto contrasto con il governo etiopico – nel tentativo comune di isolare e indebolire Addis Abeba.
Un ruolo chiave in questo senso sembra giocato dalla regione etiopica del Tigray e dal movimento politico-militare che la governa, il Fronte di liberazione del popolo tigrino (TPLF), sempre più ai ferri corti con il governo federale.
Che i venti di guerra siano tornati a soffiare sul Tigray lo confermano anche le recenti notizie di una campagna di arruolamenti (anche forzati) tra le fila del TDF, una mossa che sembra preludere alla preparazione di un nuovo conflitto che si prospetterebbe a questo punto ancora più devastante di quello, durato due anni e concluso nel novembre 2022, che ha causato tra i 100 e i 600mila morti e centinaia di migliaia di sfollati. Ferite sulla popolazione che sono ancora ben lungi dall’essere sanate. (MT)
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