L’arrivo sul nostro Paese dell’alta pressione atmosferica stagionale, che sta interessando soprattutto il Centro Nord, insieme alle temperature calde porta con sé anche un accumulo di ozono, il gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione solare.
Questo fenomeno si chiama “smog fotochimico” e la Pianura Padana, per la sua conformazione geografica e per le attività antropiche che vi concentrano è, nel nostro Paese, l’area più colpita secondo quanto rilevato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente.
I dati recenti
Le centraline di gran parte della Pianura Padana hanno misurato superamenti della soglia obiettivo di lungo termine (OLT) dell’ozono.
Per la normativa, questi superamenti non dovrebbero verificarsi più di 25 giorni/anno, ma in diverse località, specialmente lungo la pedemontana lombarda, i superamenti si sono già verificati quotidianamente da oltre una settimana, a stagione appena iniziata.
Si sono misurati anche i primi superamenti della soglia di informazione, ovvero delle concentrazioni oltre le quali scatta l’obbligo di informare la popolazione affinché metta in atto misure di prevenzione.
Superamenti di questa soglia si sono verificati soprattutto in alta Lombardia, nelle aree sottovento rispetto alle correnti che trasportano gli inquinanti dalle aree metropolitane e da quelle di agricoltura intensiva.
Che effetti hanno le concentrazioni di ozono
L’ozono esercita una potente azione tossica sui tessuti respiratori: l’UNECE valuta in 70.000 vittime l’aumento di mortalità annua correlata all’inquinamento da ozono in Europa e Nord America. La tossicità è anche più elevata per le piante che accusano rilevanti cali di fotosintesi. Come se non bastasse, l’ozono stesso è anche un gas serra, che concorre al riscaldamento globale.
Cosa fare?
La riduzione dei livelli atmosferici di ozono in Europa richiede un’azione per il contenimento dei “gas precursori”, in cui rientrano i NOx prodotti dai motori a combustione, le sostanze organiche volatili (VOC) prodotte dall’industria e dall’uso di solventi e il metano da fonti agricole.
In Pianura Padana le emissioni di metano derivano in larga misura da fonti agricole: allevamenti e coltivazione del riso in particolare, con le quattro regioni padane che pesano per circa il 50% del totale nazionale delle emissioni.
Se gli allevamenti intensivi fanno la parte del leone, la coltivazione del riso fornisce un contributo molto rilevante nei mesi estivi, quando le acque delle risaie si scaldano, favorendo l’attività dei batteri metanogeni.
«Per ridurre l’inquinamento da ozono occorre agire sulla riduzione degli inquinanti che fungono da precursori, ed in particolare sul metano: per questo serve la collaborazione dei Paesi firmatari del Global Methane Pledge, l’accordo globale che prevede una riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030» afferma Giorgio Zampetti, direttore nazionale di Legambiente.
Considerato il peso molto rilevante delle emissioni di fonte agricola, Legambiente ha confezionato un piano d’azione per la riduzione delle emissioni di metano da questo comparto e lo ha sottoposto al Ministero dell’Ambiente e agli assessori delle quattro regioni padane: il report “Coltiviamo un Altro Clima – Per un piano di mitigazione delle emissioni di metano da fonti agricole” di Legambiente (scarica qui il documento).
Le misure per ridurre le emissioni di metano passano innanzi tutto da una riduzione delle intensità di allevamento e di coltivazione del riso, ma esistono anche strumenti di innovazioni nelle pratiche. Nel settore risicolo, per esempio, le tecniche di sommersione e asciutta periodica riducono fortemente le emissioni di metano, mentre lo sviluppo di una impiantistica avanzata per la raccolta, stoccaggio e trasformazione dei liquami permette di ridurre le perdite di metano nella gestione dei liquami zootecnici e nella produzione di biometano.
«È necessario che le migliori pratiche diventino elementi qualificanti per l’accesso agli aiuti pubblici, siano essi le misure di sostegno per la PAC, sia gli incentivi per la produzione di biometano» chiede Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, che ha curato la redazione del piano di riduzione delle emissioni di metano.
Se non vuoi
perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
function formFeedback(tpye, message)
var showResponse = document.getElementById(“nl-response”);
showResponse.innerHTML = “
” + message + “
“;
showResponse.classList.add(type);
showResponse.style.display = “block”;
setTimeout(function ()
showResponse.innerHTML = “”;
showResponse.classList.remove(type);
showResponse.style.display = “none”;
, 6000);
document.addEventListener(“DOMContentLoaded”, function ()
document.getElementById(“nl-form”).addEventListener(“submit”, function (event) email.indexOf(“@”) === -1 );
);
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
L’articolo Smog fotochimico in Pianura Padana sembra essere il primo su La Rivista della Natura.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link




