Programma nucleare, asset congelati iraniani e poi ovviamente la riapertura dello stretto “conteso” di Hormuz al centro dell’intesa raggiunta la scorsa notte tra Usa e Iran.
Teheran si impegna a rinunciare a costruire armamenti atomici, mentre Washington dice “sì” allo scongelamento di 12 miliardi di dollari di beni iraniani – a cui dovrebbero poi seguire altri 12 miliardi – a sospendere le sanzioni sulle esportazioni di gas e petrolio e a non interferire più negli affari interni iraniani. Questi i punti fondamentali della lunghissima trattativa, su cui – ad oggi – si porrà la firma venerdì prossimo a Ginevra. I mercati sono euforici con il prezzo del petrolio che va a picco e le borse europee in rialzo. Si plaude a un accordo che tiene il mondo col fiato sospeso da quasi quattro mesi. Si tratta – però – di dichiarazioni che ci hanno insegnato a mantenere una certa necessaria cautela.
Il testo dell’intesa non è ancora stato diffuso, dunque non vi è prova “nero su bianco” dei dettagli, anche perchè molti punti saranno discussi successivamente. Solo l’agenzia di Stato iraniana Mehr avrebbe pubblicato la bozza. Ed è qui il nodo: se l’annuncio di Trump ha provocato un calo di quasi il 5% del prezzo del Brent, portandolo a circa 83 dollari al baril, i media iraniani tuttavia contraddicono la versione americana. Le agenzie di stampa iraniane semi-ufficiali legate alle Guardie Rivoluzionarie hanno fatto sapere che Teheran consentirà il transito gratuito a Hormuz solo per i 60 giorni in cui si svolgeranno ulteriori negoziati, mentre allo scadere dei due mesi saranno imposte tariffe sul transito.
Il pezzo di mare “conteso” è vitale per i commerci energetici globali e motivo di pressioni e critiche all’indirizzo della sua amministrazione, soprattutto in vista delle elezioni di Midterm. Il presidente americano lo ha dato per assodato su Truth: “Il petrolio ricomincerà a scorrere”, mentre “le mine verranno rimosse” ha scritto in un post. Navi del mondo, accendete i motori”. “Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano”, ha detto Shehbaz Sharif il premier pakistano coinvolto sin dall’inizio nei colloqui.
Sta di fatto che Donald Trump avrebbe ottenuto ciò che più sembrava interessargli, a ridosso del suo 80° compleanno, anche dopo la sfuriata contro Netanyahu che ieri a ridosso della firma ha attaccato di nuovo Beirut, mettendo a rischio tutto.
Sebbene lo Stretto non sia mai stato del tutto chiuso dall’Iran, l’agenzia di stampa iraniana Mehr chiarisce che il ritorno al transito gratuito non è stato confermato, e non è per altro ancora certo che nella profondità delle sue acque siano state collocate mine marittime. La presenza straniera nello Stretto non è comunque gradita, fa sapere Teheran.
Secondo l’agenzia Fars, il testo del memorandum “è stato modificato per sottolineare in modo definitivo ed esplicito l’esercizio della sovranità di Iran e Oman sullo stretto di Hormuz”. La versione approvata dell’accordo stabilisce dunque che la “futura amministrazione dei servizi marittimi” sarà “determinata” dai due paesi e che l’uso esplicito di questa espressione significa che gli Stati Uniti “hanno riconosciuto il diritto dell’Iran a riscuotere le relative tariffe”.
Tuttavia nonostante qualche respiro di sollievo, unico a non vedere vantaggi nell’intesa tra Iran e Stati Uniti è Israele: Tel Aviv non ha preso parte ai negoziati e ha subito chiarito di non esserne vincolato. Il ministro della Difesa Israel Katz ha inoltre affermato che l’esercito israeliano “non intende ritirarsi dai territori conquistati” e che se l’Iran attaccherà Israele, “risponderemo”. Agli sfollati libanesi ha intimato di “non precipitarsi a tornare a casa”. Secondo i media ebraici, il memorandum di Islamabad “mette in pericolo gli interessi” del Paese, e con la sua firma Washington cede a Teheran.
Donald Trump annuncia accordo con Iran su Truth (truth)
Su punti del memorandum la lunghissima trattativa. Ecco i punti fondamentali
- CESSAZIONE IMMEDIATA DELLA GUERRA, ANCHE IN LIBANO. L’accordo imporrebbe lo stop immediato e permanente del conflitto su tutti i fronti, Libano compreso. Previsto anche l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e il rispetto per la sovranità di Teheran che fino a qualche ora fa ha minacciato: “Abbiamo il dito sul grilletto”, aveva detto il comandante delle forze armate iraniane Ali Abdollahi, facendo alzare l’allerta in Israele che ha vietato gli assembramenti e si prepara a fronteggiare un eventuale attacco missilistico iraniano.
- STOP AL BLOCCO NAVALE. Gli Usa revocherebbero il blocco navale imposto sui porti iraniani entro 30 giorni dalla firma dell’accordo e non interferirebbero sul transito delle navi da o verso la Repubblica Islamica.
- RITIRO DELLE TRUPPE USA. Washington si impegnerebbe a ritirare le proprie forze belliche dall’area circostante l’Iran.
- RIAPERTURA DI HORMUZ. Nodo cruciale quello della gestione dello Stretto di Hormuz che, secondo quanto trapelato, verrebbe riaperto entro 30 giorni “con accordi con l’Iran”. Senza pedaggi ma solo per 60 giorni, riferisce l’agenzia Fars iraniana.
- ALLENTAMENTO DELLE SANZIONI E RICOSTRUZIONE. Sarebbe prevista la sospensione delle misure restrittive statunitensi sul petrolio iraniano. Gli Stati Uniti e i loro alleati, inoltre, elaboreranno piani di ricostruzione per l’Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari.
- SBLOCCO DEGLI ASSET IRANIANI. Nella bozza si sostiene che saranno sbloccati 24 miliardi di dollari di fondi iraniani in due fasi, la prima subito la seconda dopo, e si istituirà un meccanismo di monitoraggio per l’attuazione dell’accordo.
- PROGRAMMA NUCLEARE. E’ un punto che risulta ancora controverso. Washington e Teheran, rivendicano ‘differenze’ nella bozza. L’agenzia iraniana Irna afferma che, nell’ambito del memorandum attuale, non è stato raggiunto alcun accordo sulla questione. Nei prossimi 60 giorni Washington e Teheran decideranno come diluire l’uranio arricchito e sbloccare gli asset iraniani congelati. Ma questi dettagli contrastano con una versione fornita da un alto funzionario della Casa Bianca, secondo cui l’Iran avrebbe accettato di smantellare il suo programma nucleare, distruggere le sue scorte di uranio arricchito, e che Teheran non avrebbe riavuto indietro nessuno dei fondi congelati finché non avesse rispettato questi impegni.
- RISOLUZIONE ONU. Analogamente a quanto era emerso per le precedenti versioni dell’accordo in fase negoziale, anche in questa bozza si stabilisce che l’accordo definitivo dovrà essere approvato tramite una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
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