“Non dobbiamo stravolgere la sua storia”



Sette anni di investimenti regionali sul Lago di Varese, un monitoraggio tra i più avanzati d’Europa, e la consapevolezza che si è a metà strada. A fare il punto è Massimo Parola, sindaco di Gavirate, il comune che, più di ogni altro, vive il lago come parte integrante della propria identità. Non solo per la conformazione del territorio, con il lungolago considerato tra le sponde più belle dell’intero bacino, ma per una storia e un carattere in cui la gente di lago si ritrova: «I lacustri diventano verdi e scuri d’inverno, poi si rigenerano con la bella stagione. È nel nostro DNA».

Galleria fotografica

Lungolago a Gavirate 4 di 7

A che punto è il risanamento

Il giudizio di Parola sull’investimento regionale è positivo, ma misurato. «Siamo a metà strada rispetto a quello che ci eravamo preposti». Il valore più importante dell’intervento è quello del monitoraggio: il lago di Varese è oggi uno dei bacini più analizzati e sorvegliati d’Europa, una base conoscitiva indispensabile per intervenire in modo mirato. A questo si aggiungono i lavori sugli scolmatori, gli investimenti sull’impianto di depurazione e il lento ma progressivo sdoppiamento delle fogne nei comuni rivieraschi.

Il sindaco gaviratese non nasconde che i tempi sono stati più lunghi del previsto e che la fine del ciclo di finanziamenti regionali, prevista per il 2026, impone una riflessione su come proseguire. Ma la sua visione resta ottimistica: «Sono convinto che se riusciamo a superare una certa soglia critica, a un certo punto il lago ci stupirà. La rigenerazione autonoma farà un salto che potrebbe essere anche inaspettato». Non è un’affermazione scientifica, precisa, ma è una convinzione condivisa da molti componenti dell’AQST, l’accordo quadro di coordinamento per il risanamento del bacino.

Il lago ha caratteristiche chimiche e biologiche proprie, gli odori, i canneti, i cicli stagionali delle alghe, che non spariranno mai del tutto. Ma la qualità dell’acqua, la sua purezza, possono migliorare sensibilmente, se gli interventi strutturali raggiungeranno la massa critica necessaria.

La visione: un lago da vivere, non solo da risanare

Per Parola il futuro del lago non passa necessariamente dalla balneazione. «Non possiamo stravolgere la storia del nostro lago –  dice – La sua fruibilità  è differente: birdwatching, percorsi naturalistici, navigazione lenta verso le principali attrazioni del territorio come l’Isolino, le ghiacciaie di Cazzago Brabbia, l’incubatoio di Groppello. Un conto è vedere il lago dalla riva, un altro è vederlo standoci in mezzo» assicura. In questa prospettiva si inserisce la sua idea di passerelle: strutture leggere, a cinquanta metri dalla riva, accessibili a tutti, inserite nel contesto naturalistico con materiali rispettosi dell’ambiente: « Quella che avevamo, ed è stata distrutta dal maltempo, era diventata un punto iconico. Ma non ha senso rifarla tale e quale. Meglio pensare in grande, un progetto ambizioso, magari anche costoso, ma che  possa rimanere per sempre».

Pedalò, canoe, noleggio di imbarcazioni: anche questi strumenti rientrano nella visione di un lago fruibile, al di là della balneabilità. Dieci anni fa, il lago offriva nei weekend il battellino gratuito per visitare le tante bellezze del territorio : « È stata un’esperienza decisamente positiva ma era frutto di un finanziamento regionale che non è proseguito. Aveva dei numeri molto interessanti che potrebbero favorire una nuova iniziativa, magari con partner privati che ci credono».». Le idee non mancano: «Ne stiamo parlando anche con  la canottieri di Gavirate, per valutare l’opportunità di implementare questo tipo di servizi».

I progetti concreti: un attracco per le barche e il rilancio turistico

Sul fronte delle infrastrutture, Gavirate ha già presentato all’Autorità di Bacino un progetto di rigenerazione del tratto di sponda che va dalla torretta di controllo fino alla canottieri. Il progetto prevede una riqualificazione naturalistica della riva, con attracchi liberi per imbarcazioni private e a remi. Il disegno complessivo privilegia la fruibilità soft: un luogo dove sostare, passeggiare, assistere a eventi sul lago, godere del panorama, senza che l’intervento risulti invasivo. Il costo stimato è di 500.000 euro, di cui 350.000 già approvati in variazione di bilancio dal consiglio comunale. I tempi di realizzazione puntano alla fine del 2027 o inizio 2028.

Sul versante turistico, Gavirate ha stretto un accordo con Varese Welcome — l’agenzia di promozione turistica della Camera di Commercio — e con un’associazione sportiva che ha trovato sede nella palazzina un tempo dell’Informagiovani sul lungolago. La struttura, la cui inaugurazione è prevista per il primo luglio, diventerà un hub per la mobilità dolce e per il noleggio di biciclette e imbarcazioni, oltre che punto di partenza per pacchetti turistici integrati che collegano la stazione ferroviaria di Gavirate al lago e ai comuni limitrofi.

Già concordato anche un evento di richiamo per l’estate: il 25 luglio il lungolago di Gavirate ospiterà una festa di mezza estate nell’ambito di «Le Sponde», una manifestazione itinerante patrocinata e finanziata da Varese Welcome che coinvolgerà altre quattro località lacustri della provincia. Il programma prevede fontane luminose come alternativa ai fuochi d’artificio, ormai tradizionalmente legati al Ferragosto di Laveno, e punta a costruire un’identità condivisa tra i comuni rivieraschi: « Abbiamo in mente un’offerta trasversale, adatta soprattutto alle famiglie ma che possa interessare anche giovani e anziani».

La mobilità dolce: ciclabili, sovrappasso e collegamento con il centro

Al rilancio turistico del lago si affianca un piano più ampio di mobilità sostenibile che Gavirate sta costruendo insieme alla Provincia. Il progetto più atteso è il sovrappasso ciclopedonale sulla Provinciale 1 e parte integrante della direttrice verso Cocquio Trevisago  e Laveno Mombello. Un’infrastruttura che, secondo Parola, non è solo la messa in sicurezza di un attraversamento stradale, ma è un investimento sul fronte del  turismo: «Chi arriva alla stazione di Gavirate potrà scendere, prendere la bici e raggiungere il lago, fare il giro, spingersi fino ad altri comuni senza toccare il traffico».

Il tratto fino al lungolago è quasi completato — manca un piccolo segmento che il sindaco conta di chiudere entro fine anno — e rappresenta il primo tassello di un sistema più articolato. Il sogno di Parola è che la ciclabile lambisca anche il centro urbano di Gavirate, passando accanto alla posta, alla zona industriale, alle scuole, ai carabinieri e al cimitero: un percorso che non sia solo turistico ma quotidiano, capace di incentivare il bike to work e gli spostamenti interni al paese.

La minaccia delle esondazioni

Il lungolago di Gavirate, però, vive una precarietà legata agli eventi atmosferici. Lo scorso anno, le abbondanti piogge crearono molte difficoltà agli esercenti e ai residenti: « Negli ultimi anni – spiega Massimo Parola – la capacità del lago di abbassarsi dopo le piene si è drasticamente ridotta: si è passati da circa quattro centimetri al giorno a meno di uno. Come se il tubo di scarico fosse ostruito. Grazie all’impegno del vicesindaco Roberto Zocchi, Regione Lombardia ci ha concesso un finanziamento per ripulire l’alveo: i primi lavori sono partiti in questi giorni, poi ci sarà una seconda fase prevista tra settembre e ottobre. In questo modo, il deflusso dell’acqua migliorerà notevolmente».

Il lago come risorsa collettiva

Parola è esplicito sul punto: il lago di Varese non può essere la bandiera di un solo comune.  Il lungolago di Gavirate è già oggi uno dei punti di aggregazione più frequentati nei fine settimana. La Proloco è da anni protagonista di eventi radicati e molto seguiti.

La sponda, riqualificata negli anni con interventi graduali e impreziosita dalla torretta della canottieri attrae : «Il nostro obiettivo non è portare gente – dice Parola con una punta di orgoglio – ma offrire una prospettiva integrata: il lago è una risorsa per tutti». Secondo il sindaco, Gavirate è un motore collettivo più che come voce solitaria, e guarda con interesse alla macroazione F del piano AQST — quella dedicata alla valorizzazione delle sponde — che è rimasta finora un po’ in secondo piano rispetto agli interventi di risanamento veri e propri. «Arriverà il momento anche per quello».

«Il lago è bello se è bello tutto intorno – sintetizza Parola – Non mi interessa che si chiami lago di Gavirate o di Varese: mi interessa che funzioni, che si veda, che la gente voglia tornarci».

Una visione che trasforma il lungolago da semplice attrazione locale a porta d’ingresso di un territorio che, con il giusto coordinamento tra comuni, enti e operatori privati, ha tutti gli strumenti per diventare una destinazione turistica coerente e riconoscibile.





#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di