Marco Tenaglia e Piero Baggi, presidente e direttore di Confapi, scelgono di farsi fotografare nella sede di Varese accanto alla storica immagine dei padri fondatori dell’associazione di categoria. Non è un dettaglio scenografico. In quello scatto convivono due dimensioni. Da una parte l’eredità di chi ha costruito una rappresentanza delle piccole e medie imprese del territorio, dall’altra la responsabilità di accompagnarla dentro un mondo profondamente trasformato.
«Nel giro di pochi anni è cambiato tutto», sintetizza Tenaglia. Una frase che non riguarda soltanto l’economia, ma il modo stesso di fare impresa, di lavorare e di rappresentare gli interessi delle aziende.
«Si sono trasformati i mercati, le tecnologie e le aspettative delle persone – continua il presidente di Confapi Varese -. L’innovazione non è più una prospettiva vincente, è una necessità. Un imperativo categorico che si deve accompagnare alla sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La velocità con cui avanzano strumenti come l’intelligenza artificiale rende difficile persino prendere atto dei cambiamenti. «Ogni giorno, per chi osserva quello che accade, vede trasformazioni impressionanti. Non è facile capire ciò che sta succedendo e contemporaneamente avere la capacità di reagire» dice il presidente.
ACCOMPAGNARE LE IMPRESE NEI CAMBIAMENTI
Le criticità delle piccole e medie imprese restano in parte le stesse: accesso al credito, sostenibilità degli investimenti, costi energetici. Ma oggi si aggiunge una variabile ulteriore. «C’è un’incertezza costante – sottolinea a sua volta Baggi -. Stanno cambiando i rapporti di forza nel mondo e i problemi si sommano uno all’altro».
In questo contesto la governance associativa, secondo Baggi, non può limitarsi alla rappresentanza tradizionale. Deve accompagnare le imprese nei cambiamenti, cominciando da quello generazionale. «Per anni abbiamo guardato soprattutto al passaggio generazionale nelle famiglie imprenditoriali – spiega il direttore -. Oggi ci accorgiamo che esiste anche un passaggio generazionale del sapere. Molte aziende hanno lavoratori con un patrimonio di competenze enorme e il tema è come trasferirlo alle nuove generazioni».
Un patrimonio che spesso sfugge alle classificazioni tradizionali. «Parliamo di flessibilità, creatività, capacità di risolvere problemi, competenze che non sempre si riescono a codificare. Eppure è lì che si trova gran parte del valore dell’impresa».
LA FORMAZIONE È STRATEGICA
Per questi motivi la formazione è diventata uno dei pilastri della strategia di Confapi Varese. «Negli ultimi dieci anni abbiamo visto nascere una quantità di strumenti che prima non esistevano», osserva Tenaglia.
Dal sistema duale agli ITS, fino alla formazione continua. Oggi le aziende hanno molte più possibilità di accompagnare i giovani dentro il lavoro.
Gli ITS rappresentano un esempio particolarmente efficace. Hanno tassi di occupazione altissimi (in alcuni casi sfiora il 94%), al punto che gli studenti vengono opzionati dalle aziende ancora prima di terminare il percorso di studi.
Rimane una domanda di fondo: ma la specializzazione può sostituire una solida cultura generale? «La cultura umanistica resta fondamentale. Serve a sviluppare il pensiero, ad aprire la mente. È un patrimonio che non possiamo permetterci di perdere» dice Tenaglia.
IL MODELLO ACADEMY
Accanto alla formazione tradizionale, l’associazione ha sviluppato academy mirate, uno strumento pensato per chi deve riqualificarsi professionalmente. «Funziona perché offre percorsi brevi, molto focalizzati – spiega Baggi -. Intercettiamo persone che magari hanno già qualche anno di esperienza e sentono il bisogno di ridefinire il proprio percorso professionale. È una risposta concreta al tema del reskilling».
Le competenze, però, non bastano se il territorio non riesce a trattenere i talenti. «Vorrei che si tornasse a pensare di costruire qui il proprio futuro – aggiunge Tenaglia -. L’Italia resta un Paese dove si vive bene. Abbiamo una buona qualità della vita, relazioni, storia, cultura. Sarebbe un peccato diventare soltanto un Paese turistico».
AVERE UN’ANIMA
La preoccupazione riguarda anche il costo della vita e l’accesso alla casa. «Se un giovane non può permettersi un affitto sostenibile, non si stabilirà mai qui», osserva il presidente. Un problema che interessa direttamente il tessuto produttivo e la capacità delle imprese di attrarre lavoratori qualificati.
Ma è soprattutto parlando della governance interna che emerge la visione sviluppata negli ultimi anni. Per Baggi la svolta è stata comprendere che la rappresentanza, da sola, non bastava più. «Abbiamo capito che dovevamo reinventarci. Conservare la funzione istituzionale ma, nello stesso tempo, offrire servizi nuovi e innovativi, capaci di accompagnare concretamente le imprese».
Tenaglia insiste su un punto: «Se spingi soltanto sui servizi diventi un semplice fornitore come tanti altri. Quello che fa la differenza è avere un’anima». Un’anima che si traduce nella partecipazione degli associati, nella condivisione degli obiettivi e nella valorizzazione delle persone che lavorano nell’organizzazione.
AUTONOMIA E RESPONSABILITÀ
«Tutti qui dentro sono un’azienda nell’azienda – dice il presidente -. Non ho mai pensato di fare il direttore al posto del direttore. I ruoli devono essere chiari e allo stesso tempo lasciare spazio all’autonomia e alla responsabilità».
Baggi descrive la stessa filosofia da un altro punto di vista. «La nostra organizzazione conta circa trenta persone che condividono la stessa missione. Il nostro obiettivo non è generare utili da distribuire, ma creare valore per le imprese associate e per il territorio».
Anche i dettagli raccontano questa impostazione. Le porte degli uffici aperte, la facilità di accesso ai responsabili, il clima informale. «Può sembrare una banalità – conclude Tenaglia – ma la porta aperta significa trasparenza, partecipazione, fiducia. Significa dire che in Confapi non ci sono segreti e che gli obiettivi sono comuni».
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