L’economia globale continua ad essere sconvolta per la chiusura del facto dello Stretto di Hormuz attraverso il quale normalmente passa circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas.
A circa due chilometri di distanza, dall’altra parte della Penisola Arabica, si trova un altro collo di bottiglia strategico: lo Stretto di BanEl-Mandeb.
Circa il 10% del petrolio mondiale passa attraverso questa stretta apertura che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano.
Da un lato questo stretto si trova in Yemen, dove Ansar Allah, il gruppo insurrezionale sciita zaidita, meglio conosciuto come Houthi, controlla un’importante porzione di territorio nel nord-ovest.
Gli Houthi sono ampiamente riconosciuti come la carta vincente regionale dell’Iran.
Membro della rete sostenuta da Teheran nota come Asse della Resistenza, il loro controllo del porto di Hodeidah nel Mar Rosso fa sì che siano in una posizione privilegiata a lanciare attacchi allo Stretto di Babel-Mandeb e a sconvolgere ulteriormente l’economia globale, come hanno fatto per più di un anno a partire da novembre 2023 in risposta alla guerra a Gaza.
As aprile, Ali AkbarVelayati, consigliere della guida suprema iraniana, ha dichiarato che il comando militare del Paese “vede Babel-Mandeb come vede Hormuz”. E più recentemente, l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, affiliata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha dichiarato che, oltre a bloccare lo Stretto di Hormuz, Teheran e i suoi alleati erano pronti ad “attivare altri fronti, incluso lo Stretto di Babel-Mandeb”.
Gli Houthi sono pronti.
Dal loro quartier generale nella capitale Sanaa, hanno dato “la loro completa solidarietà” all’Iran all’inizio dell’assalto militare degli Stati Uniti e di Israele a fine febbraio.
Ci è voluto un altro mese prima che si unissero militarmente, lanciando missili contro Israele.
Mentre i colloqui di pace tra Washington e Teheran continuano con i loro alti e bassi, il gruppo ha minacciato che una nuova aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran avrebbe portato a “una guerra in cui tutti verranno bruciati”.
All’interno dello Yemen, tuttavia, la gente è preoccupata per come il coinvolgimento degli Houthi nella guerra potrà influenzare le loro vite.
Il Paese continua ad affrontare una delle peggiori crisi umanitarie al mondo in mezzo a una guerra civile sfrenata, con, secondo le Nazioni Unite, oltre 18.2 milioni di persone bisognose di assistenza.
Gli yemeniti hanno espresso queste preoccupazioni in interviste ai media e sui social media, un fatto quasi eccezionale in una società in cui le espressioni di dissenso possono portare al carcere o alle sparizioni improvvise.
Per gli Houthi, qualsiasi malcontento, per quanto diffuso, è irrilevante.
Secondo gli analisti, la loro preoccupazione riguarda il loro rapporto con Teheran, non il pubblico.
Infatti, il sistema di governo Houthi prende prestitidall’Amministrazione istituita dall’Ayatollah Ruhollah Khomeinidalla Rivoluzione iraniana del 1979 in poi.
Gli aiuti dall’Iran – che spediscono le armi degli Houthi almeno dal 2009, secondo un rapporto dell’ONU – hanno permesso loro di controllare circa il 28% del territorio del Paese e la maggioranza della popolazione.
Una convinzione vitale nel controllo centrale
Sin dalla sua fondazione vicino al confine con l’Arabia Saudita nei primi anni ’90, Ansar Allah è stato costruito attorno al principio sciita di “al-Willaya” (governo della tutela), una struttura organizzativa teologica che pone l’autorità assoluta nelle mani di un unico leader.
Oggi il movimento è guidato da Abdul-Malik al-Houthi, che ha assunto la guida nel 2004 dopo la morte del fratello, fondatore del gruppo, Hussein al-Houthi.
Gli Houthi sono un gruppo costituito su basi settarie e basate sulla discendenza.
Il leader del gruppo comanda una rete gerarchica di consiglieri e agenzie che si estende oltre la sfera della sicurezza, raggiungendo ambiti politici, economici e culturali.
Uno studio del 2022, apparso sul quotidiano nazionale Al-Masdar, ha rivelato che all’interno dell’organizzazione esiste un Consiglio Esecutivo composto da circa 12 dipartimenti, cherappresenta l’apparato di mobilitazione sociale ed educativa del gruppo.
Secondo quel rapporto, il Consiglio Esecutivo sovrintende a lezioni obbligatorie di propaganda che durano diverse settimane, durante le quali i partecipanti ricevono istruzioni sull’ideologia degli Houthi e su ciò che rivendicano come loro diretto diritto a governare.
Un’ala di sicurezza e le agenzie di intelligence ricoprono il ruolo principale nell’applicazione di questo controllo, insieme alle forze di sicurezza pubblica e alle istituzioni del Ministero dell’Interno.
Parallelamente alla struttura formale di sicurezza, gli Houthi gestiscono quello che è noto come “sistema dei supervisori” – una rete di sorveglianti locali assegnati tra provincie e distretti.
L’anno scorso, in un contesto più ampio di repressione, la magistratura Houthi si è trasformata in ciò che un rapporto del Panel of Experts dell’ONU ha descritto come un braccio di sicurezza e “uno strumento per reprimere gli oppositori e limitare la libertà di espressione”.
Il rapporto ha osservato che ai detenuti veniva spesso negato l’accesso ai mandati di arresto e accuse formali, nonché ad avvocati o prove, mentre molti sono detenenti per lunghi periodi senza processo o supervisione giudiziaria.
Inoltre, Ansar Allah ha costruito un settore economico sotto il suo diretto controllo, escludendo qualsiasi estraneo.
Gli Houthi hanno istituito di fatto una propria classe commerciale inasprendo le restrizioni, imponendo imposte come contributi “allo sforzo bellico” e mettendo in dispartei mercanti che non appartengono al gruppo.
Gli Houthi hanno limitato la capacità delle persone di resistere, lasciando loro una sola scelta: o allearsi con i gruppi o diventare cittadini di seconda classe.
Gli esperti affermano che in questo tipo di società, la fiducia sociale diminuisce e le persone diventano più caute su ciò che dicono e più diffidenti verso chi le circonda.
Le persone denunciano le loro conoscenze o cercano di mostrare lealtà in modo preventivo, sia per paura sia per evitare sospetti.
Anche senza un intervento diretto delle autorità, gli individui praticano l’autocensura perché già presumono che l’espressione possa avere conseguenze.
Palestina: uno strumento di mobilitazione è una giustificazione per la repressione.
Dopo essersi uniti alla guerra a sostegno di Gaza e aver affrontato attacchi tra Stati Uniti e Israele, gli Houthi hanno intensificato la loro sicurezza interna per poter gestire la narrazione nel contesto degli scontri.
Ondate di arresti hanno preso di mira dissidenti, attivisti, giornalisti e un gran numero di operatori della società civile, accusandoli di spionaggio e collaborazionismo.
Il gruppo ha fatto irruzione in diversi uffici della società civile, riducendo significativamente lo spazio civico e reprimendo ciò che restava dell’espressione pubblica, anche sulle piattaforme social.
Tra gli arrestati c’eraAbdulwahabQatran, un giudice detenuto per più di un anno per via di un tweet che criticava il coinvolgimento del gruppo nella guerra contro Israele.
In questo contesto, diversi analisti ritengono che il coinvolgimento degli Houthi nella guerra a sostegno di Gaza non abbia conferito loro una legittimità popolare, ma ha fornito loro quella che definiscono “legittimità funzionale” – permettendo al gruppo di usare la causa palestinese per rafforzare il controllo interno e rafforzare la sua narrazione nella resistenza all’aggressione interna.
Gli attacchi statunitensi e israeliani hanno influenzato la struttura del gruppo, attaccando le loro capacità militari, colpendo la loro leadership e creando ulteriore confusione.
A quanto pare però, la narrazione incentrata sull’evidenziazione delle minacce esterne, che a sua volta ha permesso loro di rafforzare ulteriormente il controllo della sicurezza interna, ha funzionato, permettendo loro di neutralizzarli.
Si osserva anche che gli Houthiabbiano usato la causa palestinese non solo per reprimere il dissenso, ma come strumento ideologico per la mobilitazione di massa fin dalla sua nascita.
Sfruttando il legame emotivo che molti yemeniti sentono verso la Palestina, il gruppo ha organizzato manifestazioni, campagne di indottrinamento ideologico e campagne di reclutamento militare.
Gran parte di questo sforzo si è basato sull’apparato di “mobilitazione generale” degli Houthi, modellato sulle forze paramilitari Basji iraniane.
Dopo gli attacchi guidati da Hamas contro Israele del 7 ottobre, il gruppo ha dichiarato una mobilitazione nazionale con lo slogan “Al-Aqua Flood”, che li vede immedesimarsi nel nome di Hamas per il suo attacco a sud di Israele.
Gli Houthi e l’Iran
Nonostante il successo degli Houthi nell’utilizzare la causa palestinese per rafforzare il controllo interno, gli analisti sostengono che ciò non si traduca necessariamente in uno scontato sostegno pubblico alle politiche regionali del gruppo – in particolare per quanto riguarda il suo rapporto con l’Iran e il coinvolgimento in conflitti oltre i confini dello Yemen.
Dopo che gli Houthi hanno attaccato Israele a marzo per conto dell’Iran, l’attivista per i diritti umani Mohammed Amin ha scritto un monito su Facebook: “cittadini, quando un Paese entra in guerra si prepara in anticipo con sistemi di difesa aerea, servizi medici, scorte alimentari e rifugi.
Ma agli Houthi non importa della tua sicurezza”. Amin incoraggiava i lettori a prendere precauzioni come fare scorta di cibo e forniture mediche.
Majedal-Madhaji, Co fondatore del Sanaa Center for Strategic Studies, sostiene che, a differenza dei precedenti attacchi degli Houthi in solidarietà con la causa palestinese, “questa battaglia manca di giustificazioni sufficienti a livello interno – questa volta non è per Gaza, ma per Teheran”.
Ha definito l’intervento come “parte degli obblighi diretti che chi Houthidevono a Teheran, servendo gli interessi strategici dell’Iran senza alcun beneficio nazionale diretto per gli yemeniti”.
Sebbene gli Houthi tengano conto delle preoccupazioni interne, queste rimangono “secondarie rispetto al rapporto del gruppo con Teheran”, osserva al-Madhaji.
Le decisioni prese all’interno del movimento Houthi sono in ultima analisi prese dalla leadership Houthi secondo calcoli strategici, e non secondo la pubblica opinione dello Yemen.
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Jacqueline Rastrelli
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