“Ultima chance, il Paese ha bisogno di una nuova strada”. Starmer trema


Un successo a valanga, che va oltre le previsioni più rosee. È quello certificato all’alba dai numeri dell’elezione di Andy Burnham, sindaco uscente di Manchester, ed esponente della soft left laburista, nell’elezione suppletiva per un seggio vacante di deputato alla Camera dei Comuni, svoltasi ieri a Makerfield, sobborgo dell’area metropolitana della maggiore città dell’Inghilterra settentrionale.

Elezione a valanga, Burnham sfiora i 25mila voti

Burnham – grazie a un’affluenza risalita quasi al 60% – ha sfiorato i 25.000 voti, toccando quota 55% dei consensi. Un trionfo, insomma, sostanzialmente personale. E ha superato di oltre 9000 preferenze e di ben 20 punti il rivale più temuto, Robert Kenyon, candidato di Reform Uk, partito trumpiano anti-immigrazione in ascesa guidato da Nigel Farage, promotore della Brexit, che nelle ultime ore si era esposto personalmente al suo fianco in una campagna porta a porta. Terza è arrivata Rebecca Shepherd, schierata da Restore Britain, formazione di destra ancor più radicale animata da Rupert Lowe, deputato transfuga di Reform, e sostenuta da Elon Musk, fermatasi al 7% (3100 voti). Sotto i mille voti tutti gli altri, inclusi i candidati di Tory, LibDem e Verdi.

Ora parte la sfida a Starmer, arginata l’agonia del Labour

Cifre, quelle delle suppletive di Makerfield, che danno ossigeno all’ambizione di Burnham di sfidare l’agonizzante leadership di Keir Starmer alla guida del Labour e del governo nazionale, vista l’ampiezza di un risultato su cui le divisioni interne dei partiti di destra non hanno avuto alcun peso (sarebbero stati battuti anche se sommati). E che invertono clamorosamente il trend delle elezioni amministrative del 7 maggio scorso, nelle quali, sotto le insegne della leadership dell’inquilino di Downing Street, il Labour era crollato in tutto il Paese, alle spalle di Reform, venendo raggiunto dal partito di Farage anche nelle ex roccaforti del “Vallo rosso” dell’Inghilterra settentrionale, e addirittura doppiato dai trumpiani proprio a Makerfield.

 

L’entusiasmo degli altri leader laburisti, ex ministri di Starmer

Il Partito laburista, tramortito negli ultimi mesi da un crescente collasso di consensi, si aggrappa ora al suo astro nascente. Adesso sembra sempre più spianata la strada all’annunciatissima ambizione di Burnham di sfidare la leadership del premier. Il risultato di Makerfield è stato accolto da un’ondata di messaggi di congratulazioni di esponenti di spicco laburisti. Fra i più entusiasti, la ex vicepremier Angela Rayner, membro progressista della soft left (come Burnham), ma anche lo sgomitante ex ministro della Sanità, Wes Streeting, figura della destra ex blairiana. Quest’ultimo, indicato a sua volta come pretendente leader, ha in qualche modo aperto uno spiraglio a un suo passo indietro a favore di “Andy”, esaltando come “sbalorditivo” il successo elettorale di ieri.

Altri deputati come Patrick Hurley o Rachael Maskell hanno rilanciato apertamente gli appelli a Starmer a fare spazio a Burnham, rinunciando all’intenzione, dichiarata finora, di resistere a qualunque eventuale sfida ed evitando al partito la lacerazione di una competizione elettorale di fronte agli iscritti.

Il vice primo ministro britannico e segretario per il livellamento, l’edilizia abitativa e le comunità Angela Rayner ( afp)

Il ministro della Sanità britannico Wes Streeting

Il ministro della Sanità britannico Wes Streeting (Ansa)

Il premier insiste: “Non intendo farmi da parte”

Ma il diretto interessato, incalzato dai cronisti che gli chiedevano conto delle conseguenze di un voto che, sulla carta, è una vittoria per il suo partito (e quindi dovrebbe essere motivo di gioia), ma che – negli equilibri interni – lo fa traballare non poco e quindi lo incupisce, l’inquilino di Downing Street ha risposto serenamente: “Se ci sarà una sfida vi parteciperò. Ho detto ripetutamente che non intendo farmi da parte”.

Una rimessa in discussione della leadership nel Labour, e un cambio di premier, getterebbe “il Paese nel caos”, ha sostenuto ancora Starmer. Sottolineando poi come una sfida formale interna “ancora non ci sia”, anche se potrebbe essergli imposta dall’ufficializzazione del sostegno del 20% del gruppo parlamentare di maggioranza (81 deputati) ad un candidato leader alternativo. Numero che i sostenitori di Burnham appaiono in grado di raggiungere facilmente, secondo i media, e sulla cui raccolta alcuni parlamentari evocano in queste ore un’accelerazione in termini di giorni o al massimo di poche settimane.

Il primo ministro ha aggiunto di non aver ancora parlato con l’ex sindaco di Manchester, dopo essersi congratulato con lui via X, ma d’essere intenzionato a farlo presto. Starmer si è rallegrato via social con lo sfidante in pectore e si è infine detto convinto che il partito di Farage, da oltre un anno in testa a tutti i sondaggi nazionali, abbia “probabilmente raggiunto il suo picco di consensi” e sia destinato ora a “calare”.

Andy Burnham

Andy Burnham (Ansa)

La replica indiretta di Burnham: “Il Regno Unito ha bisogno di una nuova strada, ultima chance per il cambiamento”

Il Regno Unito ha bisogno d’intraprendere “una strada nuova”, un programma di riforme in grado di rendere “la vita più sostenibile” alla working class e alla gente comune, di creare le premesse di “una reindustrializzazione” del Paese, di dar vita a un sistema educativo più egalitario. Così Burnham, in un discorso agli elettori di Makerfield, ha indirettamente replicato alle parole del premier. Il Labour – ha poi ripetuto l’ormai ex sindaco, presentandosi già nei panni di aspirante leader (e premier) – ha “un’ultima chance per cambiare” e non consegnare il futuro governo nella mani di forze come Reform Uk. Si tratta di sottrarre il Regno, ha infine ammonito, al “rischio di ulteriori divisioni”, come quelle che agitano “l’America”.

Di “ultima chance per un cambiamento” Burnham aveva già parlato nel breve discorso di rito della vittoria. “La politica (nel Regno Unito) non funziona e il Paese non è dove dovrebbe essere” ha detto Burnham, aggiungendo che il suo risultato elettorale “può rappresentare una svolta”. Ha poi parlato di “speranza”, di “unità” di maggiore “equità” fra Londra e il nord post-industriale dell’isola. Non senza rivendicare un impegno alla continuità, con il “modello Manchester”, la città metropolitana di cui è stato sindaco per 9 anni, amministrando un rilancio fondato sull’innovazione, ma anche su un forte intervento pubblico nella gestione dei servizi.


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