Ecco che cosa accade quando i meccanismi che regolano la temperatura corporea vanno in crisi perché il cervello è particolarmente vulnerabile al caldo
Temperature fino a 10 gradi sopra la media in diverse aree del continente, allerte sanitarie e città che si preparano ad affrontare giornate con valori prossimi ai 40 gradi. La nuova ondata di caldo che sta investendo l’Europa arriva a poche settimane da un altro episodio eccezionalmente precoce registrato tra maggio e giugno, confermando una tendenza che gli scienziati osservano da tempo. Se da un lato l’attenzione si concentra sugli aspetti climatici del fenomeno, dall’altro cresce la preoccupazione per le possibili conseguenze sulla salute. L’Organizzazione mondiale della sanità e l‘Istituto Superiore di Sanità continuano a diffondere raccomandazioni per proteggersi dalle temperature estreme, soprattutto tra anziani, bambini e persone con patologie croniche.
Tra le condizioni che vengono citate più frequentemente c’è il cosiddetto colpo di calore, un’espressione che può suggerisce l’idea di un semplice aumento della temperatura corporea o di una forma particolarmente severa di disidratazione. In realtà il termine descrive una condizione molto più complessa, che si verifica quando i meccanismi con cui l’organismo disperde il calore smettono di funzionare correttamente, con effetti che possono coinvolgere anche il cervello.
Come riusciamo a gestire la nostra temperatura
Per comprendere che cosa accade durante un colpo di calore bisogna partire dal modo in cui l’organismo gestisce la propria temperatura. Tutto parte da un sistema di controllo che il nostro organismo utilizza continuamente per mantenere la temperatura interna intorno ai 37 °C, indipendentemente dalle condizioni esterne. A coordinare questo equilibrio è l’ipotalamo, una piccola struttura situata alla base del cervello che riceve informazioni sulla temperatura del corpo e dell’ambiente e agisce come una sorta di termostato biologico. Quando percepisce un eccesso di calore, l’ipotalamo attiva una serie di risposte automatiche: i vasi sanguigni della pelle si dilatano per favorire la dispersione del calore verso l’esterno, aumenta la sudorazione e vengono modificati alcuni processi metabolici per limitare l’ulteriore produzione di calore. Nella maggior parte dei casi questi meccanismi sono sufficienti a mantenere stabile la temperatura corporea.
Il problema nasce quando il caldo è particolarmente intenso, persiste per molte ore o si combina con fattori come umidità elevata, sforzo fisico, età avanzata o patologie croniche. In queste condizioni il sistema di termoregolazione può essere sopraffatto: il corpo continua a produrre e accumulare calore più velocemente di quanto riesca a disperderlo e la temperatura interna può superare rapidamente i 40 °C. È questo il passaggio che distingue il colpo di calore da fenomeni più comuni come la disidratazione o l’esaurimento da calore. In questi casi l’organismo è ancora in grado, seppur con difficoltà, di controllare la propria temperatura; nel colpo di calore, invece, il sistema di raffreddamento entra in crisi e il cervello diventa uno dei primi organi a risentirne.
La reazione del cervello il segnale d’allarme
È proprio il coinvolgimento del sistema nervoso centrale a rendere il colpo di calore una condizione particolarmente pericolosa. Quando la temperatura corporea aumenta oltre certi limiti, il cervello è tra i primi organi a risentirne. Per questo i segnali d’allarme non sono soltanto la sensazione di caldo o la sete intensa, ma sintomi come confusione, disorientamento, difficoltà di concentrazione, alterazioni del comportamento e riduzione dello stato di vigilanza. Nei casi più gravi possono comparire convulsioni o perdita di coscienza. Sono proprio queste manifestazioni neurologiche a distinguere il colpo di calore da condizioni meno severe legate alle alte temperature, come l’esaurimento da calore o la semplice disidratazione.
Una revisione pubblicata nel 2024 su Frontiers in Neuroscience dal titolo Come può il colpo di calore danneggiare il cervello evidenzia come il sistema nervoso centrale sia particolarmente vulnerabile all’ipertermia e riporta casi in cui esami di neuroimaging hanno mostrato alterazioni in diverse aree cerebrali anche dopo la fase acuta dell’evento. «Si tratta soprattutto delle forme più severe», spiegano i ricercatori, «ma è un dato che aiuta a comprendere perché il colpo di calore venga considerato un’emergenza medica» a tutti gli effetti: intervenire rapidamente per abbassare la temperatura corporea è il fattore che più di ogni altro può favorire un recupero completo.
Come riconoscerlo e intervenire
Proprio perché il problema nasce dall’incapacità dell’organismo di disperdere il calore in eccesso, il primo obiettivo in caso di colpo di calore è abbassare la temperatura corporea il più rapidamente possibile. Alla luce di quanto detto finora, un elemento importante per riconoscerlo è la comparsa di alterazioni neurologiche: quando una persona esposta al caldo intenso appare confusa, disorientata o perde lucidità non si è più di fronte a un semplice malessere dovuto all’afa. Un aspetto poco intuitivo poi è che nelle forme più gravi di colpo di calore la sudorazione può ridursi o addirittura interrompersi. Molte persone immaginano il colpo di calore come una persona che suda copiosamente. In realtà, gli esperti spiegano come nelle forme classiche più gravi la pelle può diventare calda e asciutta, perché il sistema di termoregolazione è ormai andato in crisi.
Le linee guida raccomandano a quel punto di «spostare la persona in un ambiente fresco o ombreggiato, rimuovere gli indumenti non necessari e favorire il raffreddamento con acqua, impacchi freddi o ventilazione, allertando nel frattempo i soccorsi».
La presenza di sintomi neurologici richiede una valutazione medica urgente ma la prevenzione resta per i medici l’arma più efficace: durante le ondate di calore, OMS e Istituto Superiore di Sanità consigliano di limitare l’esposizione nelle ore più calde della giornata, mantenere una buona idratazione, evitare attività fisiche intense all’aperto e prestare particolare attenzione alle persone più vulnerabili. Misure apparentemente semplici che hanno un obiettivo preciso: evitare che il sistema di termoregolazione venga spinto oltre i propri limiti e che un malessere legato al caldo si trasformi in un’emergenza medica.
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Francesca Milano
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