Dal 19 giugno al 27 settembre l’Imago Museum di Pescara ospita la mostra temporanea IL VOLTO DELL’INVISIBILE. Manoppello e il mistero della Vera Icona, promossa e realizzata dalla Fondazione Pescarabruzzo e curata da Marco Bussagli, storico dell’arte e accademico, con la collaborazione di studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari.
L’esposizione affronta uno dei temi più affascinanti e complessi della storia della Cristianità: la ricerca del volto di Cristo e il mistero del Volto Santo di Manoppello, l’immagine custodita nel santuario cappuccino abruzzese che da secoli richiama pellegrini, studiosi e fedeli da tutto il mondo.
Attraverso un percorso che intreccia arte, storia, teologia, devozione e ricerca scientifica, la mostra ricostruisce le vicende della cosiddetta Vera Icona, la tradizione della Veronica e il ruolo che le immagini del volto di Cristo hanno assunto nella cultura europea tra Medioevo ed età moderna.
Il progetto nasce da un’approfondita attività di ricerca che ha coinvolto storici dell’arte, archivisti, fisici e specialisti delle tecnologie diagnostiche applicate ai beni culturali. Il percorso espositivo propone al pubblico documenti storici, manoscritti, dipinti, sculture e opere rare provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private, offrendo una lettura multidisciplinare di una delle reliquie più discusse e suggestive della tradizione cristiana.
Tra i nuclei centrali dell’esposizione figurano le testimonianze legate alla storia del Volto Santo di Manoppello, il manoscritto seicentesco della Relatione historica d’una miracolosa immagine del volto di Christo di Padre Donato da Bomba, fondamentale fonte documentaria per la conoscenza della reliquia, e una selezione di opere che illustrano l’evoluzione iconografica della Veronica e delle rappresentazioni del volto di Cristo tra Quattrocento e Seicento.
Particolare rilievo assume la presenza del celebre Cristo Crocifisso attribuito a Michelangelo Buonarroti, nel 1964, dal grande storico dell’arte Deoclecio Redig de Campos, Direttore dei Musei Vaticani, conservato presso l’Accademia Carrara di Bergamo, opera che testimonia la profonda riflessione spirituale dell’artista sul tema della Passione e che costituisce uno dei vertici del percorso espositivo.
Accanto alle opere d’arte, la mostra dedica ampio spazio al dialogo tra scienza e fede, raccogliendo in catalogo (ancora in corso di stampa, al quale sarà dedicata una giornata di presentazione) le più recenti indagini condotte sul Volto Santo, sia dal punto di vista storico e teologico, con un contributo di Veronika Seifert, storica della Chiesa e Archivista, sulle principali reliquie cristiane, nonché da quello della scienza e delle tecnologie avanzate con il significativo apporto offerto dagli studi del fisico Paolo Di Lazzaro, già dirigente di ricerca ENEA, che da anni si occupa delle applicazioni della fisica allo studio delle immagini sacre e dei manufatti storici.
L’esposizione si inserisce inoltre nel contesto delle riflessioni avviate in occasione del Giubileo e approfondisce i rapporti storici tra il Volto Santo di Manoppello, la Veronica custodita in Vaticano e gli eventi che segnarono la storia delle reliquie cristiane all’indomani del Sacco di Roma del 1527.
Più che una mostra sulla devozione, IL VOLTO DELL’INVISIBILE si propone come un’indagine sulla forza delle immagini e sul loro significato nella cultura occidentale. Il volto di Cristo diventa così il punto d’incontro tra memoria, arte, spiritualità e ricerca, offrendo al visitatore un’esperienza che unisce conoscenza e contemplazione. La tesi che si presenta, basata sui trentennali studi del curatore della mostra, pone in evidenza come nel Velo di Manoppello siano presenti due caratteristiche che hanno influenzato l’iconografia del volto di Cristo. La prima è il dente centrale (o mesiodens) che compare nel volto del Salvatore a partire dall’XI secolo e ritorna tanto nei crocifissi lignei medievali e rinascimentali, quanto in capolavori come il Cristo portacroce Grünewald, oppure nella Pietà Vaticana di Michelangelo. L’altra, mai notata finora e segnalata al curatore da Raffaella Zardone è quella del sopracciglio a rovescio che Marco Bussagli ha rintracciato nella rappresentazione della Veronica dipinta da Lucas Cranach il Vecchio nel 1528, all’indomani del Sacco di Roma, per il cardinale Alberto di Brandeburgo. Per questo la tavola, di collezione privata a Colonia, che purtroppo è solo riprodotta in mostra, è dipinta su un velo nero, simbolo di lutto. In essa convivono tanto il dente centrale quanto il sopracciglio rovescio, come nel Velo di Manoppello che, quindi, doveva essere esposto nell’ultimo Giubileo del 1525, prima del Sacco, come Veronica, palladio della città di Roma e massima reliquia della cristianità, da non confondersi con il Santo Volto, riprodotto anche da Ugo da Carpi che tutt’oggi è custodito nel pilastro ad esso dedicato nella Basilica di San Pietro.
Come afferma Nicola Mattoscio, Presidente della Fondazione Pescarabruzzo: «Con questa mostra la Fondazione intende offrire al pubblico un’occasione di approfondimento culturale e scientifico intorno a una delle immagini più enigmatiche e affascinanti della tradizione cristiana. Il Volto Santo di Manoppello rappresenta non soltanto una testimonianza di fede, ma anche un patrimonio storico, artistico e culturale di eccezionale rilevanza per l’Abruzzo e per la storia della civiltà europea».
Alla visita in anteprima per la stampa, sono intervenuti, dopo i saluti istituzionali del presidente della Fondazione Pescarabruzzo, Nicola Mattoscio, quelli del sindaco di Pescara, Carlo Masci, del Rettore della Basilica Santuario del Volto Santo di Manoppello, Fra Antonio Gentili. È seguito l’intervento del curatore della mostra Marco Bussagli.
La mostra è stata realizzata grazie alla collaborazione del Santuario del Volto Santo di Manoppello, della Provincia Serafica dell’Immacolata Concezione dei Frati Minori Cappuccini del Centro Italia, dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, della Fondazione Accademia Carrara di Bergamo e di numerosi enti prestatori pubblici e privati.
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Redazione Abruzzo Popolare
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