Le indagini per sottrazione di minore. Valentina D’Acunto portata in caserma nella notte. Le frasi sulle bambine morte prima del ritrovamento e il tentativo di accusare gli operatori della casa famiglia. Mentre le ragazzine erano a casa di una sua parente a Formia
Alisya e Sarah Di Giacinto sono state trasferite in una struttura protetta lontano da Frosinone e Latina. Le due sorelline scomparse dalla casa famiglia OFH Hope a Civitella Alfedena sono state ritrovate ieri a Formia in provincia di Latina in casa di una zia materna. Adesso le indagini della procura di Sulmona ricostruiranno l’accaduto. I pubblici ministeri avevano aperto un fascicolo per sottrazione di minore dopo la scomparsa.
I carabinieri hanno disposto un provvedimento di fermo per il reato di sequestro di persona nei confronti di tre persone. Ovvero la madre delle giovani, Valentina Dacunto, il compagno della donna, Vincenzo Esposito e il padre della Dacunto, Marco Dacunto. Il padre delle ragazze Stefano Di Giacinto, che ha avuto un malore dopo il ritrovamento, accusa la madre Valentina D’Acunto: «Maledetta, maledetta», urla al telefono con Il Messaggero. «Io lo sapevo che le aveva nascoste lei. Maledetta Valentina, chi gli ha fatto da complice e chi ha lasciato che quelle false notizie diventassero la verità».
Il ritrovamento di Alisya e Sarah Di Giacinto
La casa dello zio materno si trova a poca distanza da quella della madre. Non viene esclusa, qualora emergessero elementi specifici sulla privazione della libertà personale o sull’occultamento consapevole delle ragazze, la valutazione di ulteriori fattispecie di reato. Il quotidiano romano racconta che sono state trovata in contrada Scacciagalline, in una delle palazzine Ater con il piano terra a pilotis. Le sorelline erano al quarto piano del palazzo popolare in cui vive un’anziana zia materna. Il blitz ha impegnato un’ottantina di carabinieri. E le indagini sono arrivate alla svolta grazie a un’utenza telefonica segnalata nelle ultime ore agli inquirenti. Probabilmente una videochiamata fatta da una delle ragazze a un numero di telefono tenuto sotto controllo.
La madre: «Le bambine sono morte»
Il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, che è il loro tutore, in tarda serata racconta: «Sono stato chiamato alle 21,15 dai carabinieri, mi hanno detto che le hanno ritrovate e sono corso immediatamente qua». Secondo la prima ricostruzione le ragazzine sono finite in casa dei parenti della mamma poco dopo l’allontamento dalla casa famiglia in provincia de L’Aquila. Ieri l’avvocato Enrico Mastantuono, che rappresenta D’Acunto, ha detto: «Valentina pensa che le ragazze non ci siano più, sono morte, perché dice: è impossibile che se sono ancora vive non abbiano trovato il modo di tornare da me».
Valentina D’Acunto e Stefano Di Giacinto
L’avvocato aveva spiegato: «Valentina e il compagno Vincenzo, che è di Torre del Greco, sono insieme a Minturno. Vincenzo l’ha accompagnata quando lei è andata a trovare le figlie il 17 maggio, l’ultima volta. Lui è un’altra vittima, sarà un’altra costituenda parte civile in tutta questa storia». Anche il padre aveva rilasciato alcune dichiarazioni dopo il malore: «È finito un incubo che durava da troppi giorni. Mi ha ceduto un po’ il fisico ma ora mi sono ripreso. Mi auguro che la legge faccia il suo corso, mi auguro possano vivere la loro vita felicemente e liberamente». Il procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo a proposito delle condizioni di Alisya e Sarah: «Le bambine stanno bene, le abbiamo trovate e questo era il nostro obiettivo. Ma la parte difficile inizia ora».
Dopo il ritrovamento
Di Giacinto dopo il ritrovamento ha parlato anche a Repubblica. Da Minturno ha raggiunto Rio Fresco. «Maledetta, maledetta», ha urlato al telefono. «Io lo sapevo che le aveva nascoste lei. Maledetta Valentina, chi gli ha fatto da complice e chi ha lasciato che quelle false notizie diventassero la verità». Il padre se l’è presa con la frase riportata dall’avvocato e attribuita alla madre: «Le bambine che tanto dice di amare, morte? Quando erano nascoste dai suoi parenti?». La controparte, ha detto Di Giacinto, aveva criticato magistrati, assistenti sociali, psichiatre ed educatrici in una lite che è andata avanti per 16 anni, ovvero dalla nascita della figlia maggiore.
L’avvocato e il depistaggio
La storia dei due ex coniugi è fatta di Ctu, perizie, test psichiatrici. Due anni fa il trasferimento in una struttura di accoglienza di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, e alla fine, il 28 maggio scorso, il Tribunale di Cassino ha sentenziato in primo grado la revoca della responsabilità genitoriale solo per la madre. L’avvocato della madre ha parlato di «obbrobrio giudiziario». Forse con la fine della vicenda avrà modo di essere più corretto nei confronti di quei giudici, visto che nel frattempo lui stesso ha dato voce all’ipotesi di morte delle bambine fatte dalla madre evidentemente per un depistaggio. Effettuato nei confronti di una struttura che ha speso centinaia di migliaia di euro per ritrovare le bambine. Soldi pubblici spesi mentre le bambine erano a casa di una zia materna.
«Valentina non ha mai accettato quella sentenza, si è sempre sentita indispensabile per le nostre figlie, mi ha sempre allontanato da loro, eludendo ogni disposizione di legge. Ma loro, oggi, stanno recuperando un rapporto con me», ha detto il padre.
D’Acunto in caserma
Ieri Valentina D’Acunto è stata portata in caserma dai carabinieri. Quello di lei, secondo l’avvocato, era «un silenzio-verità. Sta in silenzio perché non si può quantificare il dolore di una madre. Lei sa bene come stanno le cose e quale sia, a suo avviso, il contesto che ha portato a questa tragedia». Il legale se l’era anche presa con il padre che parlava con i giornalisti (evidentemente perché non aveva nulla da nascondere): «Lei non è una showgirl. C’è chi fa il frontman in questa situazione, ma lei non fa la showgirl». E si definiva «riversa sulle lettere di affetto e amore che le figlie le scrivevano».
Le accuse alla casa-famiglia
L’avvocato aveva persino consegnato un audio agli inquirenti: «Un’operatrice di una casa famiglia, infastidita dal fatto che Sarah volesse trascorrere altro tempo al telefono con la madre, avrebbe detto: “Hai rotto, riattacca”. Non posso dire di quale struttura si tratti, ma l’audio della registrazione tra poche ore sarà pronto per diventare materiale probatorio». La donna non si è mai recata a Civitella Alfedena per cercare le sue figlie scomparse.
Youssef
Per il ritrovamento sarebbe stata determinate l’ultima audizione di Youssef ai carabinieri di Villetta Barrea. Il giovane è stato ascoltato come persona informata sui fatti per oltre sei ore, nel corso delle quali gli inquirenti hanno ricostruito in modo dettagliato quanto da lui già riferito nelle precedenti dichiarazioni. Youssef è stato sentito dal procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, affiancato dal sostituto Edoardo Mariotti. C’era anche il comandante della Compagnia dei carabinieri Giuseppe Testa. «Sono state prelevate da alcuni familiari e condotte in una località segreta» che egli stesso ha dichiarato di non conoscere. «Alisya è come se volesse dirmi qualcosa di importante, ma non è riuscita a farlo», aveva riferito agli inquirenti, aggiungendo: «È inutile che cercate qui, non ci sono».
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Alessandro D’Amato
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