Corte dei conti, la fotografia dei conti pubblici nel 2025 tra Superbonus e PNRR – PPN ADI


Nell’udienza di parificazione del Rendiconto generale dello Stato, la Corte dei conti certifica un deficit al 3,1% del PIL, superiore alle attese per l’emersione inattesa di crediti edilizi. Luci e ombre sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, con oltre 24 miliardi di spese che scivoleranno oltre il 2026.

La Corte dei conti ha celebrato l’udienza pubblica del giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2025, uno degli appuntamenti istituzionali più significativi del ciclo annuale del bilancio pubblico. Si tratta del momento in cui la magistratura contabile verifica la corrispondenza tra rendiconto e bilancio di previsione, accerta il rispetto dei saldi finanziari e offre al Parlamento un quadro complessivo della gestione delle risorse pubbliche nell’anno trascorso.

Il Presidente Guido Carlino ha aperto i lavori sottolineando il valore sistemico di questa funzione, che si colloca al crocevia tra controllo contabile e indirizzo politico, e ha ribadito il ruolo della Corte quale ausiliaria del Parlamento ai sensi dell’articolo 100 della Costituzione. In questa cornice istituzionale si sono poi svolte le relazioni dei Presidenti di coordinamento delle Sezioni riunite in sede di controllo, Mauro Orefice e Vincenzo Palomba.

Lo scenario macroeconomico di riferimento è quello di un’economia italiana che nel 2025 ha registrato una crescita reale dello 0,5%, in linea con le previsioni programmatiche di autunno, sostenuta dai consumi privati e dagli investimenti. Il mercato del lavoro ha confermato una tendenza positiva, con oltre 24 milioni di occupati e un tasso di disoccupazione sceso al 5,5%. Le esportazioni hanno tenuto, rendendo l’Italia l’unica tra le principali economie mondiali ad aver mantenuto pressoché invariata la propria quota di mercato nei dieci anni compresi tra il 2014 e il 2025.

Il nodo del deficit e il peso del Superbonus

Il dato di maggior rilievo politico emerso dall’udienza riguarda il rapporto deficit/PIL, che si è attestato al 3,1% nel 2025, superiore di 0,1 punti percentuali rispetto alle attese dello scorso autunno. Il Presidente Orefice ha spiegato che questa differenza è riconducibile in larga parte all’emersione inattesa di nuovi crediti edilizi legittimati dalla legislazione previgente sul Superbonus, una voce che ha prodotto effetti non previsti sui conti dello Stato.

Il rapporto debito/PIL si è collocato al 137,1%, superiore di 0,9 punti alle previsioni di autunno, ma comunque più favorevole rispetto a quanto stimato nel Documento di Finanza Pubblica 2025. Il surplus primario ha continuato a rafforzarsi, raggiungendo lo 0,8% del PIL rispetto allo 0,5 del 2024. La Corte ha confermato che, pur in questo quadro di tensioni residue, appare possibile ricondurre il deficit sotto la soglia del 3%o entro la fine del 2026, condizione che consentirebbe all’Italia di uscire dalla Procedura per deficit eccessivo nel 2027 sulla base dei risultati dell’anno in corso.

©Corte dei Conti

Le entrate fiscali e l’Irpef a carico di lavoratori e pensionati

Sul fronte delle entrate, il 2025 ha evidenziato una crescita significativa del gettito fiscale. Le entrate totali della Pubblica amministrazione hanno raggiunto 1.085,9 miliardi di euro, con un incremento del 4,8% rispetto al 2024 e un’incidenza sul PIL pari al 48,1%. Le entrate tributarie hanno costituito l’84,5% dell’intero ammontare delle entrate finali dello Stato.

La Corte ha tuttavia segnalato alcune criticità strutturali del sistema fiscale. La riforma tributaria avviata con la legge delega ha prodotto fino ad oggi 18 decreti legislativi e 6 Testi Unici di riordino, ma rimangono irrisolti aspetti rilevanti, tra cui la revisione organica delle spese fiscali, stimate in circa 119 miliardi di mancato gettito, pari al 5,3% del PIL. Resta inoltre aperto il tema dell’equità orizzontale nell’Irpef: l’imposta continua a gravare quasi esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, che ne assorbono l’82%, mentre i redditi da lavoro autonomo e da capitale beneficiano di regimi sostitutivi o agevolativi.

Il PNRR tra accelerazioni e ritardi

L’analisi del Piano nazionale di ripresa e resilienza ha occupato una parte consistente della relazione del Presidente Orefice. Sul fronte dell’avanzamento finanziario, i numeri sono incoraggianti: a fine febbraio 2026 la spesa certificata ha raggiunto 113,5 miliardi, rispetto agli 83 miliardi di agosto 2025, superando il 58 per cento delle risorse complessive del Piano. Il rafforzamento è diffuso tra le missioni, con dinamiche particolarmente marcate nell’ambito delle infrastrutture per la mobilità sostenibile, dell’inclusione e coesione e di REPowerEU.

Tuttavia, la Corte ha segnalato che resta rilevante la quota di spesa destinata a scivolare oltre il 2026. Secondo le prime stime delle Amministrazioni, si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, corrispondenti a poco meno del 40 per cento della dotazione delle misure interessate. Il fenomeno riguarda soprattutto strumenti finanziari e incentivi alle unità produttive, concentrati nelle missioni relative alle infrastrutture per la mobilità sostenibile, a REPowerEU e alla Rivoluzione verde. Sul fronte delle opere pubbliche, i progetti conclusi sono poco più di un terzo del totale in numero, ma appena il 6,2% in valore finanziario.

La spesa pubblica, la PA e le sfide strutturali

Il Presidente Palomba ha concentrato la sua relazione sugli aspetti gestionali e istituzionali sottesi alle scritture contabili, con particolare attenzione ai contratti pubblici, alla qualità della Pubblica amministrazione e alla gestione del personale. Nel settore degli appalti, il valore complessivo delle procedure di importo pari o superiore a 40.000 euro si è attestato nel 2025 attorno ai 309,7 miliardi, di cui circa 20,8 miliardi riferiti a interventi finanziati con risorse PNRR.

Sul fronte della PA, la Corte ha richiamato le criticità segnalate anche dalla Commissione europea nel Country Report Italy 2026: efficienza ancora insufficiente, necessità di accelerare la digitalizzazione, forza lavoro tra le più anziane nell’Unione Europea e quota relativamente bassa di personale con istruzione post-secondaria. L’intelligenza artificiale è indicata come una leva potenzialmente trasformativa per semplificare l’azione amministrativa, a condizione di accompagnarla a un’adeguata riqualificazione del capitale umano.

La Corte ha concluso sottolineando l’esigenza di mantenere il controllo rigoroso sui conti pubblici e di procedere a una selezione attenta degli interventi prioritari, in un contesto in cui i margini di bilancio si restringono e i rischi esogeni legati all’instabilità internazionale restano significativi.


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 Anna Petroni

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