Democristiano fino al midollo osseo. Cattolico popolare sin dalla gioventù. Tonino (all’anagrafe Antonio) Menna, avvocato, nato nel 1955, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Macerata. Ed è lì che si inizia ad avvicinare ai GIP-DC, i gruppi di impegno politico della Democrazia Cristiana, di cui diviene coordinatore e primo eletto al consiglio di Facoltà. Sono gli anni Settanta, quelli della Balena Binaca.
Nel 1976, insieme a un gruppo di giovani, organizza a Casalanguida la prima Festa della Libertà, anticipando le successive Feste dell’Amicizia di Benigno Zaccagnini, rilanciando l’inno Biancofiore e curando una serie di tabloid dedicati all’anticomunismo, all’antifascismo, alla libertà, al Muro di Berlino e ai valori della Costituzione repubblicana. Tutti valori che portano da una sola parte in Abruzzo. E così conosce Remo Gaspari che, informato da amici, si reca personalmente a Casalanguida.

Con l’onorevole Germano De Cinque del movimento dei Mille, con l’assessore regionale alla Sanità Anna Nenna D’Antonio e con Ferdinando Galluppi, in serata tiene il suo primo comizio. Proprio a Casalanguida, circa 800 abitanti censiti ultimamente. E il giovane Tonino sa parlare sul palco, è un buon oratore. Ha stoffa.

Entra nel Movimento Giovanile provinciale della DC e viene nominato vice delegato provinciale. Vive un’esperienza politica intensa in una stagione tragica per la Democrazia Cristiana: nel 1978 le Brigate Rosse uccidono il presidente Aldo Moro. Nelle Marche vengono scoperti nuclei delle BR (tra cui Patrizio Peci) tra studenti e sportivi del Cus universitario, dove il giovane Menna (tifoso juventino) gioca a calcio: è considerato uno dei possibili bersagli del terrorismo, tanto che la Digos di Macerata lo protegge a distanza.
A Casalanguida, nel 1975, riorganizza con i giovani la sezione della DC e nel 1980 si candida a consigliere comunale nella lista guidata da Rocco Di Marco, capolista e candidato sindaco. Altro democristiano fino al midollo osseo.

All’ultimo istante, per l’ineleggibilità del professor Racciatti di Carpineto Sinello e a fronte del rifiuto del giovane Menna – che doveva laurearsi in Giurisprudenza – Rocco Di Marco accetta anche la candidatura alla Provincia. La DC vince a Casalanguida, riconquistando l’amministrazione comunale al PCI; Di Marco viene eletto consigliere provinciale, carica incompatibile con quella di sindaco, e opta per la Provincia, avendo fissato il proprio domicilio a Pescara con la famiglia.
Mentre Tonino si trova a Macerata per sostenere gli ultimi tre esami, i consiglieri comunali si riuniscono e lo indicano come sindaco. Viene invitato a rientrare con urgenza e, al suo ritorno, viene informato della scelta.
Si riserva di decidere entro 48 ore. È affascinato e felice, ma teme il giudizio del padre, che gli ha sempre ripetuto: “Prima la laurea e la professione, poi il pallone o la politica”. Quando, con timidezza, informa la famiglia, il padre sorride e, inaspettatamente, lo invita ad accettare, definendo quella proposta un orgoglio anche per lui.
A soli 24 anni viene eletto sindaco: è il sindaco più giovane d’Abruzzo e il secondo in Italia, in un’epoca in cui ciò rappresenta un’assoluta eccezione. Viene subito eletto anche assessore alla Comunità Montana di Gissi.
Nel 1985 viene confermato sindaco con un vero e proprio plebiscito (78%) e nel 1990 è rieletto per la terza legislatura, restando alla guida del Comune per 15 anni. Nel 1987 viene eletto presidente della Comunità Montana Medio Vastese, incarico in cui viene confermato nel 1992, restando in carica complessivamente per un decennio.
È stato senza dubbio una delle figure politiche, amministrative e umane più significative e amate della storia recente di Casalanguida, ricordato come il “sindaco del fare” e della vicinanza.
Il suo impegno politico va ben oltre i confini del borgo. Antonio Menna è una figura di peso all’interno della Comunità Montana Medio Vastese, dove per decenni difende i piccoli comuni dell’entroterra dal rischio di spopolamento, battendosi per il mantenimento delle scuole medie, dei servizi sanitari e per il sostegno all’agricoltura locale.

Da presidente del Medio Vastese lega il proprio impegno amministrativo soprattutto alla viabilità: Fondo Valle Treste (da San Buono/Furci alla Trignina), collegamento Casalanguida–zona industriale Val Sinello, tracciando quella che la Provincia oggi chiama Variante di Vasto (dal casello A14 Vasto Nord alla Trignina, attraversando le valli del Sinello, del Cena, di Creta Rossa e del Treste).
Promuove inoltre la metanizzazione di ben 22 piccoli comuni del Medio e Alto Vastese; il recupero di castelli, torri, palazzi storici, conventi e mulini ad acqua (tra cui il Castello Caldoresco di Monteodorisio, i castelli di Palmoli, Tufillo e Casalanguida, il recupero del convento di Sant’Antonio a San Buono destinato a ostello per giovani e centro diurno per anziani); la realizzazione di aree artigianali e capannoni per insediamenti artigianali e di piccola industria; campeggi montani; strade rurali; il potenziamento degli elettrodotti rurali; contributi per la realizzazione di alberghi e ristoranti in ogni comune; interventi di rimboschimento e impianti di tartufaie.
È tra i primi in Abruzzo a costituire il GAL (Gruppo di Azione Locale) e a promuovere il Patto Territoriale Sangro-Vastese.
Oltre alla politica, Tonino Menna è ricordato per la sua carica umana e per la passione con cui ha sostenuto le tradizioni del paese.
È stato uno dei maggiori promotori e sostenitori del Complesso Bandistico di Casalanguida.
Nel 1994, nel pieno di Tangentopoli, in una stagione politica segnata da cambiamento e richieste di rinnovamento, Tonino Menna dotato di una passione civile e permeato di grandi valori, viene eletto all’unanimità segretario provinciale di Chieti della Democrazia Cristiana, che nel frattempo assume il nome di Partito Popolare Italiano, alla presenza di Remo Gaspari, Rosa Russo Iervolino, Franco Marini, Anna Nenna D’Antonio, Germano De Cinque e numerosi amministratori regionali e locali.
Al Congresso nazionale del PPI viene eletto segretario Rocco Buttiglione e, l’anno successivo, il partito si spacca. Menna segue Buttiglione, con cui fonda il CDU, ispirandosi alla CDU di Helmut Kohl e alleandosi con Berlusconi e il centrodestra. In Abruzzo, il segretario regionale Antonio Falconio e molti amici scelgono invece di restare nel PPI, alleato con PCI–PDS.
Prima della scissione PPI–DC, a Tonino Menna viene offerta la prestigiosa candidatura a presidente della Provincia di Chieti, che rifiuta.
Quando si collega il nome di Tonino Menna alla Regione, si richiama il momento in cui l’attività politica dello storico sindaco di Casalanguida supera i confini comunali e del Vastese per approdare stabilmente nelle istituzioni regionali abruzzesi.
L’avvocato Menna vive infatti una stagione di primo piano nel panorama politico regionale: prima come segretario regionale dell’UDC di Casini e Buttiglione, poi in consiglio regionale dell’Abruzzo, dove ricopre il prestigioso ruolo di capogruppo dell’UDC (Unione di Centro) e di vicepresidente dell’Emiciclo, risultando un punto di riferimento per il partito a livello regionale per due legislature.
Innamorato della tradizione democratico-cristiana, legata alla figura di Remo Gaspari – di cui è stato allievo e amico – Menna è un fiero difensore dell’identità centrista in Abruzzo.
Con l’avvento del populismo grillino e dei 5 Stelle, che a suo giudizio segna la fine anche della cosiddetta Seconda Repubblica, Tonino Menna decide di lasciare l’impegno politico e istituzionale per dedicarsi a tempo pieno alla professione di avvocato.

Ancora oggi viene ricordato per certe battaglie: per gli ospedali minori (Atessa, Gissi, Casoli e Guardiagrele), per le RSA nei paesi dell’interno, per il completamento della metanizzazione in tutti i comuni montani. Tonino Menna ha saputo portare le istanze dell’entroterra direttamente sui banchi del Consiglio regionale e, oggi, quando si parla di Democrazia Cristiana in Abruzzo, il pensiero corre certamente a Remo Gaspari, ma anche alla sua figura. Democristiano doc.
Gennaro Del Bosco
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Redazione Abruzzo Popolare
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