Nessuno oggi, nei palazzi parigini del potere, mentre suda nel suo bell’ufficio con gli stucchi dorati ma senza aria condizionata, può negare che difendersi dalle onde di calore sia una priorità assoluta per tutti
Gloria Origgi
La Francia sta attraversando in questi giorni un’ondata di caldo senza precedenti, che tocca tutta l’Europa ma che è particolarmente estrema da queste parti. Le temperature hanno battuto i record di tutti i tempi. In alcune zone il termometro ha superato i 45 gradi.
A Parigi, una città dal clima tipicamente temperato, viviamo a più di 40 gradi. Più di quaranta persone sono morte annegate cercando di sfuggire al calore.
A Carpentras, due bambini sono morti di caldo nell’auto di famiglia e già si cominciano a contare gli anziani deceduti per le conseguenze della canicola.
Lo stato di allarme è totale in un Paese completamente impreparato alle alte temperature, benché episodi di canicola ci siano stati anche in passato, il più famoso forse quello del 2003 in cui si contarono circa quindicimila morti per il caldo, soprattutto anziani abbandonati in case di riposo.
Gli italiani sono più abituati al caldo e forse reagiscono con più lucidità e buon senso. È vero anche che il caldo inusuale di questa settimana in Francia non sa di Sud, ma di Apocalisse climatica e di claustrofobica mancanza di soluzioni davanti a un avvenire da incubo di un’Europa a temperature africane che ancora ha riflessi urbani e modi di vita di qualche secolo fa.
Un avvenire annunciato da più di trent’anni di rapporti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e ignorato dai politici per puro calcolo elettorale (l’ecologismo non paga quando implica rinunce, sobrietà e decrescita).
Ma a volte il futuro arriva: il futuro è adesso e tutti i discorsi e le polemiche non hanno più senso quando si tratta di salvare la vita dei propri concittadini, dei genitori anziani, dei bambini appena nati in ospedali senza aria condizionata.
Il caldo atroce di questi giorni sembra la metafora di un Paese in fiamme in tutti i sensi: politicamente, economicamente e culturalmente.
Un Paese che si riconosce solo in un’immagine antica, fatta di villaggi, di baguette e di buone maniere, che, per il “decoro” estetico delle facciate delle case ha imposto agli abitanti di Bordeaux di togliere le persiane dalle finestre, senza pensare che a 45 gradi anche una persiana può fare la differenza tra la vita e la morte, in cui i comuni spendono di più per le decorazioni natalizie che per creare spazi d’ombra.
Un Paese che rifiuta per ragioni ecologiche l’aria condizionata negli edifici pubblici rendendo impossibile lavorare alla maggior parte di noi (il mio ufficio, situato in una delle più prestigiose università parigine, l’Ecole Normale Supérieure, non ha l’aria condizionata e oggi registra una temperatura superiore ai 48 gradi), come se nel resto del mondo ci fosse un’altra soluzione per lavorare nella calura: come se capitali come New York, Dubai o Hanoi potessero sopravvivere con gli uffici bollenti.
Un Paese che non sa più chi è, che non sa perché è cambiato così tanto, non si ricorda cosa volesse prima e non è capace di dire cosa vuole adesso.
Un Paese che in più di vent’anni dalla prima canicola non ha attuato nessuna riforma o nessun programma specifico per il clima, se non le paternalistiche raccomandazioni di bere molto, non fare troppo sport e restare a casa se si può nelle ore più calde.
Nemmeno gli orari scolastici sono stati aggiustati a livello nazionale: sono i sindaci locali che regolano il flusso degli scolari nelle aule bollenti e che prendono iniziative generose come mettere a disposizione i pochi spazi climatizzati dei palazzi pubblici alla popolazione disperata.
Il problema in Francia e in tutta Europa è che la questione climatica è stata trattata come una questione politica, un altro ingrediente del marketing dei partiti climatoscettici o climatoapocalittici, una serie di annunci ideologici che non sono stati capaci di creare dinamiche a lungo termine che per loro natura devono essere extra-politiche: se andiamo arrosto tutti quanti, non è importante chi è di sinistra o chi è di destra perché qualsiasi investimento per salvarci va ben al di là del tempo di una legislatura.
Il cambiamento climatico non è più un futuro minaccioso: è il nostro presente. E se l’onda di calore è particolarmente estrema in Francia, tutta l’Europa è attraversata da un caldo eccezionale: Italia, Spagna, Germania, Inghilterra e altrove.
L’Europa, come spiega Davide Faranda, ricercatore italiano al CNRS di Parigi che lavora sugli eventi climatici estremi, si scalda due volte più in fretta che il resto del mondo, a causa della sua vicinanza col caldissimo Mediterraneo e con la Groenlandia dove il ghiaccio si scioglie in fretta.
Lo scontro di queste temperature crea l’effetto “cupola di calore” nel quale ci troviamo immersi in questi giorni.
Per contrastare questo effetto, che è sempre più ricorrente ed esteso, servono soluzioni a lunghissimo termine (piani energetici, ri-orientamenti industriali, sviluppo tecnologico) e soluzioni immediate (piani urbani, accesso a luoghi freschi per tutti, protezione degli anziani e dei più fragili).
Entrambe le soluzioni richiedono strategie e ragionamenti ben al di là delle logiche elettorali e di partito.
In Francia il caldo non è mai stato più politico: recriminazioni, rivendicazioni, accuse, invettive popolano i giornali francesi in questi giorni.
In un Paese allo sfascio politico a meno di un anno dalle elezioni presidenziali, anche la canicola può diventare merce elettorale. Ma se il caldo è oggi un fatto politico, è proprio superando la politica e le sue divisioni che si può agire in modo efficace. Il tempo del consenso elettorale è troppo breve per permettere di sviluppare strategie a lungo termine.
Nessuno oggi, nei palazzi parigini del potere, mentre suda nel suo bell’ufficio con gli stucchi dorati ma senza aria condizionata, può negare che difendersi dalle onde di calore sia una priorità assoluta per tutti.
Parigi brucia sotto il solleone. È strano vivere il caldo estremo in una città fredda, dove la gente tiene le distanze, le persone non si parlano e non si aiutano tra loro.
Ma l’urgenza ha trasformato l’atmosfera, perché la canicola è sulla pelle di tutti e in qualsiasi riunione di lavoro o incontro sociale non ci si può esimere dallo scambiare qualche battuta di solidarietà.
La gente vive questi giorni come una specie di redde rationem, come se le minacce di un futuro nero lanciate a destra e a manca per ragioni puramente strumentali, si fossero infine realizzate nell’aria irrespirabile di questi giorni.
E quando tutti sono nella stessa barca, quando l’empatia con gli altri diventa evidente perché si sa cosa stanno provando, quando il presente è la misura delle cose invece che un rimpianto passato o un incerto futuro, allora la politica può di nuovo diventare una cosa seria: diventare azione.
Il salario vuoto
Il salario minimo proposto dai partiti di opposizione avrebbe avuto applicazione universale: immediatamente vigente per tutti i lavoratori, a prescindere da tipologia di contratto, anzianità di servizio e altre caratteristiche. Il salario giusto del governo, invece, non è un diritto universale, perché si applica in un unico caso: come condizione per acc…
Il mito di Roma è una trappola
Il mito di Roma serve a non aprire la politica a forme di democrazia diversa su Roma. Roma è il suo impero, al massimo la sua repubblica. Limes usa il mito per argomentare che Roma potrebbe tornare a essere rilevante se solo si comprendesse il suo valore strategico. È così? Questo mito, così pensato, non è un’operazione di facile marketing?
L’ecologia dei conservatori non esiste
Il libro è un esempio del livello della classe dirigente della destra italiana al governo, priva di una formazione scientifica seria, capace solo di mettere insieme idee altrui riscaldate e ridotte e a slogan, senza un vero quadro coerente di analisi e di azione, senza un programma che non sia raffazzonato e impreciso. Su temi strategici come il futuro …
Capire il presente con il microscopio sul passato
La lezione di Ginzburg, maestro non ancora quarantenne, è che se vogliamo davvero capire il nostro passato dobbiamo studiarlo con il microscopio per far emergere gli indizi di ciò che la storia ufficiale, che è scritta da una parte, nasconde. Quindi la microstoria non è, come i suoi critici hanno cercato di insinuare, e come i suoi imitatori pigri hanno…
Il caso Angelo D’Orsi
A spiegare l’ambizione politica di Angelo D’Orsi non basta la pretesa di un docente universitario di avere un uditorio. Personalità e ambizione devono avere l’occasione di esprimersi. E l’occasione per D’Orsi è stata la polarizzazione del dibattito pubblico dopo l’invasione dell’Ucraina. Il D’Orsi politico è un prodotto della terza guerra mondiale a p…
Cosa c’è dopo Starmer
Questa non è più soltanto una elezione suppletiva. È un referendum anticipato sul futuro del Regno Unito. La domanda vera non riguarda solo Burnham. Riguarda il Labour. Può Burnham fermare Reform UK? Può tirare fuori il partito dal pantano in cui è finito pochi mesi dopo una vittoria elettorale schiacciante? Può restituire un senso politico a una maggio…
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Gloria Origgi
Source link





