Sono in corso presso il tribunaledi Sulmona gli interrogatori di garanzia per Valentina D’Acunto, madre delle due sorelle ritrovate a Formia dopo due settimane di scomparsa, per il compagno Vincenzo Esposito e per il nonno delle ragazze, Marco D’Acunto. I tre sono stati sottoposti a fermo lunedì all’alba, poche ore dopo il ritrovamento delle minori, con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.
Gli interrogatori si svolgono davanti al giudice per le indagini preliminari chiamato a valutare la convalida dei provvedimenti. Gli indagati sono complessivamente quattro: tre si trovano in stato di fermo, mentre una parente acquisita della madre, che avrebbe ospitato le ragazze nella propria abitazione durante il periodo di allontanamento, è indagata a piede libero. Per partecipare agli interrogatori, Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto sono stati trasferiti dal carcere di Sulmona, mentre Valentina D’Acunto è giunta dal penitenziario di Teramo. Le indagini proseguono per chiarire le modalità dell’allontanamento e le eventuali responsabilità delle persone coinvolte nella vicenda.
L’avvocato rinuncia al mandato difensivo per la madre di Sarah e Alisya
Intanto, l’avvocato Giuseppe D’Amici ha rinunciato al mandato difensivo conferitogli da Valentina D’Acunto, nell’ambito del procedimento civile che riguarda i provvedimenti giudiziari legati all’affidamento delle 2 figlie minori. Il legale ha comunicato la propria decisione spiegando che la scelta è maturata a seguito di “sopraggiunti motivi personali e professionali che rendono impossibile il prosieguo dell’assistenza legale nel rispetto dei principi di deontologia professionale”.
Al momento del ritrovamento, Sarah e Alisya avevano un telefonino, nascosto nel cartone di un panettone, con una sim registrata a nome di un pachistano. A fornirgliela era stata la mamma che, secondo gli investigatori, aveva pianificato da tempo il sequestro dalla casa famiglia in Abruzzo.
È stata proprio una videochiamata tra le ragazzine e la donna a far scattare il blitz dei carabinieri che hanno eseguito il decreto di fermo per il concreto pericolo di fuga della donna: Valentina D’Acunto, il suo compagno Vincenzo Esposito e il nonno materno delle bambine, Marco. Ora sono tutti in carcere e tutti con la stessa accusa, sequestro di persona aggravato in concorso.
Trasferimento in una località protetta. La zia che le ospitava: “Volevano stare con la mamma”
Sarebbero stati loro, la notte tra il 6 e il 7 giugno scorso, ad aver prelevato dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, nell’Aquilano, le due giovani, fino a portarle a Formia e consegnarle nelle mani dell’ignara zia Sofia, un’anziana – oggi indagata a piede libero – con cui i parenti “non avevano contatti da 13 anni“, come ha svelato il procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo. “Qui le ha portate il nonno – ha detto la donna -. Sono stata contattata appositamente per questo e ho seguito un ordine. Dovevo tenere le bambine. Ho capito che le stavano cercando, non sono scema: ne parlava la televisione. Lo rifarei, certo. Perché le bambine volevano stare con la mamma“. Con loro avevano numerose buste della spesa, che contenevano anche gli alimenti per celiaci per la più piccola delle ragazze, intollerante al glutine. “Questa è una vicenda – ha spiegato D’angelo – che non ha nulla a che vedere con la criminalità ma con un amore genitoriale malato“.
Le indagini, i timori della madre e il giallo dell’audio
Solo poche ore prima del ritrovamento, la madre Valentina aveva espresso il drammatico timore che le figlie fossero morte. Nel frattempo, il suo legale aveva annunciato la consegna agli inquirenti di un audio di sei secondi in cui un’operatrice della vecchia struttura interrompeva bruscamente una telefonata tra la figlia maggiore e la madre, intimandole di riagganciare.
Sotto la lente degli investigatori era finito anche Youssef, il fidanzato diciottenne della sorella maggiore, interrogato a lungo nei giorni scorsi. Il giovane aveva ipotizzato che le due minori si trovassero in un luogo sicuro, protette da terzi, ricordando una vecchia promessa della madre di portarle via dalla struttura.
Gli accertamenti della Procura non si fermano con il ritrovamento: l’obiettivo è ora quello di individuare eventuali responsabilità penali a carico di chi ha favorito la fuga e nascosto le due minorenni per due settimane. Maggiori dettagli sulla complessa operazione verranno resi noti domani nel corso di una conferenza stampa convocata presso il Tribunale di Sulmona.
Il rapporto tra i genitori delle ragazze, col tempo, è diventato una serie di liti e procedimenti giudiziari e papà Stefano oggi si dice “pieno di rabbia e felicità“.
La svolta nelle indagini è arrivata quando dal telefonino che la procura aveva fatto intercettare è stata avviata la videochiamata tra le ragazze e la mamma, tradita dalla sua “mania di controllo” sulle figlie. All’arrivo dei carabinieri nell’appartamento, le sorelline hanno opposto resistenza. “Vogliamo stare con mamma“, sono state le loro parole.
Le sorelle: “Vogliamo stare con mamma”
“Quando le abbiamo trovate – ha rivelato lo stesso procuratore – non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora“. Solo l’intervento di un’assistente sociale è riuscito a convincere le giovani a lasciare l’appartamento in tarda serata tra gli applausi delle decine di persone che si erano radunate in cortile. Momenti di gioia per il ritrovamento che ora aprono però l’ennesimo fronte giudiziario.
“Quello che dicono le bambine non ha un suo significato da un punto di vista giuridico – ha specificato D’Angelo -. Avremo modo di verificare come si sia sviluppato questo senso di predilezione nei confronti dell’uno o dell’altro (genitore)” . Il riferimento implicito è alla mamma delle ragazzine che, nel caso di sospensione della responsabilità genitoriale, è stata definita dai giudici una “persona manipolatrice”. “Sono felice che le hanno trovate e che stiano bene”, sono state le parole di Youssef, il fidanzato della più grande delle sorelle che nei giorni scorsi era stato sentito per ore dagli inquirenti. Ora l’incubo è finito e le ragazze sono in una nuova struttura protetta, ma le indagini proseguono per capire se ci sono altri complici che possano aver contribuito a pianificare il sequestro.
Il papà: ora comincia una nuova vita
“Alisya e a Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia preoccupazione ma mai ho pensato in negativo. Si inizia una nuova vita si riparte da zero“. Si affida a Facebook Stefano Di Giacinto, il papà delle due sorelline ritrovate. “Siete stati tantissimi a darmi la forza di andare avanti e di non mollare mai – prosegue -. Dieci anni di battaglie con lieto fine. Diamo tempo alle ragazze di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro di potersi godere. Papà c’è. Vi amo“
L’uomo è tornato a commentare i fatti e a esternare le sue emozioni, più dettagliatamente: “È la fine di un incubo, ma non siamo ancora arrivati alla fine. L’unico pensiero va a loro, che stiano bene. Finora le ho viste solo da lontano: devo dargli il tempo necessario per fargli recuperare la propria psiche” ha detto. Poi, parlando del fatto che le ragazzine siano rimaste nella stessa casa tutto questo tempo: “È stata una vera tortura. Non potevo accusare nessuno e continuerò a non farlo, dato che ci penseranno le istituzioni. C’erano stati dei precedenti già prima. Adesso sono emozionato, pieno di rabbia ma anche di felicità. Sto continuando ad accumulare, e non posso permettermi di cadere giù. La donna che le ha ospitate non è una zia, bensì una persona che non conoscono: lo ha detto anche lei. E riguardo a ciò che dice la madre ho notizie opposte“.
Il padre delle ragazze risponde agli attacchi della ex-suocera
“Mi stanno continuando ad attaccare invece di pensare alle ragazze, invece io cerco di proteggere le mie figlie“. Sono le parole del papà di Sarah e Alisya. “Ne ho ricevute tante di offese in tutti questi anni, ho sempre sorvolato andando avanti a testa alta su pianti e finzioni”, ha detto a “Storie Italiane” su Rai1, commentando le parole della ex-suocera che ha detto che “i buoni sono dentro e i cattivi stanno fuori“.
“Oggi vorrei dire una cosa che non ho mai detto, ho aspettato che le mie figlie fossero messe in sicurezza per poterlo dire, dato che la mia ex suocera dice che non volevano né vedermi né sentirmi. E poi chiudo questo capitolo perché voglio pensare solo a loro. Mia figlia grande aveva chiesto ai servizi sociali di potermi incontrare e hanno dato il consenso. Ma non lo voleva dire né alla sorellina più piccola né alla mamma, ha chiesto espressamente di incontrami senza farlo sapere a nessuno. Quindi il 22 maggio ci siamo visti a Cassino in un incontro che è durato più di 2 ore. Dopo 6 anni e mezzo ci sono stati abbracci, coccole, carezze, ci siamo presi mano nella mano e abbiamo pianto insieme, mi ha chiesto scusa di tutto quello che aveva fatto nei miei confronti, dicendo che purtroppo era stata gestita e comandata a fare tutto ciò. Non eravamo soli, c’erano: la curatrice delle ragazze, l’assistente sociale, il fidanzatino di mia figlia. E’ stato il momento più bello della mia vita, è durato 2 ore, ho sognato quelle due ore, e poi mi è caduto di nuovo il mondo addosso, però non mi perdo d’animo”.
Il ritrovamento
Per quindici giorni Sarah e Alisya, le sorelle ritrovate a Formia, hanno vissuto segregate in una camera da letto, senza mai uscire, con l’unica concessione della tv. Erano a casa di un’anziana, una lontana parente della mamma, in un appartamento delle case popolari di Formia, a un quarto d’ora da Minturno, il paese dove vivono i loro genitori.
Il Tribunale di Cassino (Frosinone), il 28 maggio, aveva pronunciato la decadenza dalla responsabilità genitoriale nei confronti di Valentina D’Acunto, madre delle due sorelle minori sottratte da Civitella Alfedena (L’Aquila) e ritrovate a Formia, in provincia di Latina, grazie a un blitz dei carabinieri. In quel provvedimento, i giudici hanno confermato il collocamento delle bambine presso la comunità educativa di Civitella Alfedena, rigettando la richiesta della madre di farle rientrare nella propria abitazione.
Secondo quanto emerso dall’ampia istruttoria, che include una consulenza tecnica d’ufficio psicologica e le relazioni dei servizi sociali di Minturno (Latina) e dell’azienda sanitaria locale, la donna avrebbe tenuto, per anni, “condotte manipolative e disfunzionali”. La madre avrebbe inoltre dimostrato una “pervicace opposizione alla ripresa dei rapporti tra le figlie e il padre”, Stefano Di Giacinto, “ostacolando costantemente gli incontri protetti e alimentando un forte conflitto di lealtà nelle minori”.
La sentenza ha inoltre revocato la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti del padre, disponendo tuttavia l’affidamento delle minori ai servizi sociali per la durata di 24mesi, con la conferma del sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, nel ruolo di tutore.
Il procedimento penale a carico dell’uomo, avviato in seguito ad alcune dichiarazioni della figlia maggiore, era già stato archiviato dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero, a causa della “forte vulnerabilità e suggestionabilità riscontrata nella minore”. Il tribunale ha stabilito un percorso graduale di frequentazione protetta per favorire il recupero della relazione paterna e ha invitato la madre a “intraprendere con urgenza un percorso psicoterapeutico di sostegno alla genitorialità”.
Le sorelle di nuovo in una struttura protetta
“Al momento si trovano in una casa famiglia, una struttura protetta. Stiamo valutando le azioni da mettere in campo per tutelare i loro interessi, ovviamente in attesa di capire l’evoluzione del tema giudiziario. Le incontrerò nelle prossime ore, dato che prima abbiamo voluto lasciare loro del tempo“, ha detto all’Ansa il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, tutore legale di Sarah e Alisya, dopo il ritrovamento. Poi, su un eventuale incontro con il padre: “Per il momento non so dare dei tempi ma l’obiettivo, come dice la sentenza del 28 maggio, è il recupero del rapporto con il genitore, e capire come si evolverà la vicenda con la madre. Comunque attiveremo dei percorsi di sostegno, come dice la sentenza che ha riconcesso la responsabilità genitoriale”.
Oltre alla madre delle bambine, Valentina D’Acunto, del compagno della donna, Vincenzo Esposito e del nonno materno, Marco D’Acunto, per i quali è estato emesso un decreto di fermo, non è escluso che ci siano altre persone coinvolte nel sequestro delle due sorelle, e gli inquirenti starebbero procedendo alla loro identificazione.
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