La roadmap per la Business Model Reinvention
In uno scenario sempre più complesso e attraversato da trasformazioni simultanee, le imprese italiane affrontano una sfida decisiva: trasformare le aspettative sul contesto macroeconomico e sui mercati in una crescita concreta e sostenibile. Se il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale nel FY26, solo il 35% esprime fiducia nella crescita del fatturato della propria azienda.
Questo divario evidenzia un punto chiave: la competitività futura non potrà più dipendere da fattori esterni, ma dalla capacità delle imprese di evolvere rapidamente, ripensare i propri modelli operativi e anticipare il cambiamento.
Un contesto complesso: dalla gestione dei rischi alla trasformazione integrata
Le aziende non affrontano più un singolo rischio dominante, ma un insieme articolato di criticità: cambiamento tecnologico, dazi, inflazione, rischi informatici, tensioni geopolitiche e carenza di competenze chiave.
In questo scenario, interventi marginali o iniziative isolate non sono più sufficienti. Diventa necessario un cambio di paradigma: la Business Model Reinvention, ovvero il ripensamento radicale del modo in cui le aziende creano, distribuiscono e catturano valore. Significa ripensare i fondamenti dell’azienda: ciò che offre, quali competenze possiede e quale posizione desidera occupare nei propri ecosistemi di riferimento.
Sempre più imprese stanno infatti ridefinendo i propri confini di business:
- Un’azienda su due è entrata in nuovi settori negli ultimi cinque anni
- Il 62% genera almeno il 10% dei ricavi da queste nuove attività
In Italia, le direttrici di crescita si concentrano su business services, assicurazioni, costruzioni e ingegneria e aerospazio e difesa, mentre a livello globale prevalgono settori ad alta intensità tecnologica.
Parallelamente, emerge una revisione delle strategie geografiche e delle supply chain, con crescente attenzione alla sicurezza geopolitica.
M&A: da leva di crescita ad abilitatore della trasformazione
Le operazioni straordinarie assumono un ruolo centrale nel processo di reinvenzione:
- Oltre metà dei CEO italiani prevede almeno un’acquisizione rilevante nei prossimi tre anni
- Il 40% prevede acquisizioni nei prossimi anni in settori diversi da quello attuale
Ad oggi, l’M&A è utilizzato prevalentemente per aumentare la quota di mercato o l’efficienza operativa. Tuttavia, il suo potenziale è ancora in parte inespresso, soprattutto come strumento per acquisire competenze e tecnologie.
Ripensare l’M&A come leva strategica di capability building rappresenta un passaggio fondamentale per accelerare la trasformazione.
Altro: Global=3%; Italia=3%
Base Q19: Tutti i rispondenti le cui aziende prevedono di effettuare una o più acquisizioni nei prossimi tre anni; Global=1811, Italia=61
Innovazione e IA: il divario tra ambizione ed execution
L’intelligenza artificiale è riconosciuta come uno dei principali driver di trasformazione, capace di ridisegnare processi, modelli di business e customer experience.
Nonostante ciò, emerge un forte disallineamento tra consapevolezza e capacità di implementazione:
- Solo 1 CEO italiano su 5 dichiara che la propria azienda è in grado di sostenere progetti di innovazione ad alto rischio
- Solo il 16% dispone di strutture dedicate (innovation hub, incubatori, corporate venturing)
- Solo il 7% ha adottato in modo significativo pratiche di innovazione
Le principali barriere riguardano la mancanza di una cultura organizzativa favorevole all’adozione dell’IA, difficoltà nell’attrazione dei talenti, assenza di roadmap chiare e limiti nella governance per la gestione del rischio.
Ne deriva un impatto diretto sulle performance: emergono criticità nell’utilizzo dei dati, nella comprensione dell’innovazione nel proprio settore e nella gestione della forza lavoro, oltre a livelli di cybersicurezza non adeguati.
Tutti i rispondenti hanno integrato l’IA almeno in misura limitata per una o più aree in risposta a Q14
Base: Global=4193, Italia =108
Leadership: il fattore abilitante della trasformazione
La capacità di trasformazione è sempre più legata alla qualità della leadership, in particolare alla sua abilità di leggere la complessità e di guidare l’organizzazione nei momenti di discontinuità.
I CEO italiani mostrano una forte propensione a cogliere opportunità nei momenti di discontinuità e una buona flessibilità operativa. Tuttavia, emergono margini di miglioramento in due aree chiave: anticipazione delle disruption, ancora inferiore ai benchmark globali e coordinamento organizzativo, soprattutto nelle fasi più critiche.
Diventa quindi fondamentale rafforzare le competenze strategiche e anticipatorie del top management, integrando visione, execution e gestione del rischio.
*La definizione di “forte disruption” fornita è: ad es. discontinuità macroeconomiche, settoriali, aziendali o individuali
Non saprei: Global=1-2%; Italia=1-2%
Base: Global=4454; Italia=118
Dalla pressione competitiva all’opportunità
Nonostante la complessità del contesto, la reinvenzione del modello di business rappresenta una leva straordinaria di crescita e creazione di valore.
Le organizzazioni che sapranno prevalere saranno quelle in grado di:
- investire nelle competenze digitali e nei talenti
- integrare tecnologia, dati e IA come leve strategiche
- ridefinire i confini del business attraverso partnership e M&A
- costruire modelli di innovazione strutturati e scalabili
- rafforzare resilienza organizzativa e capacità di anticipazione
- consolidare la fiducia degli stakeholder
L’articolo Il paradosso dei CEO italiani: fiducia nell’economia ma scettici sulla propria crescita. La ricetta è la Reinvenzione proviene da Il Giornale delle PMI.
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