Bollette elettriche, l’Italia è il Paese più caro d’Europa: lo dice Arera


Il presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, Nicola Dell’Acqua, ha presentato alla Sala della Regina della Camera la Relazione Annuale sullo Stato dei Servizi 2025. 

Il quadro che emerge conferma un problema strutturale già noto, ma con numeri aggiornati che fotografano un’Italia ancora fortemente dipendente dal gas e penalizzata rispetto ai principali partner europei.

Il Pun più alto d’Europa: il confronto con Francia e Spagna

Il dato più citato della relazione riguarda il Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità: nel 2025 il Pun medio è stato di 115,9 euro/MWh, il più alto tra le principali borse europee, contro i 61,1 euro/MWh della Francia e i 65,3 della Spagna, con una crescita del 7% rispetto al 2024. Un divario che, secondo Dell’Acqua, non è più soltanto un tema tecnico ma una vera e propria questione di competitività industriale: “L’Italia resta un Paese manifatturiero che dipende in misura significativa da energia importata, e il differenziale dei prezzi dell’elettricità e del gas rispetto alla media europea continua a pesare sulla competitività delle imprese e sui bilanci delle famiglie”.

Bollette delle famiglie: elettricità in leggero calo, gas in aumento

Per i consumatori domestici il 2025 ha portato segnali contrastanti. Sul fronte elettrico c’è stata una moderata riduzione dei prezzi per i clienti domestici italiani, pari al -1,6%, a 35,12 centesimi di euro per kWh — un valore che comunque resta il 13% sopra la media dell’area euro. Diverso il discorso per il gas, che ha invece registrato un aumento sostenuto del 4,8% nel 2025, portando la spesa a 13,71 centesimi di euro per kWh, con la componente fiscale e degli oneri di sistema cresciuta addirittura del 17,9%. Il risultato è un prezzo del gas domestico superiore del 7% rispetto alla media europea.


Sul fronte dell’approvvigionamento, l’Italia ha diversificato le fonti: le importazioni sono cresciute del 3,6%, grazie al raddoppio dei flussi dagli Stati Uniti e a un aumento del 44% del GNL, che oggi copre un terzo dell’import complessivo di gas naturale.

Il mix elettrico: rinnovabili in frenata, torna il termoelettrico

Nella produzione elettrica le rinnovabili restano la fonte principale, con una quota del 48%, ma per la prima volta da anni segnano un’inversione di tendenza, calando dell’1,5%. A colmare il vuoto è tornato il termoelettrico, in crescita del 5,2% e trainato in particolare dalla generazione a gas (+7%). Andamenti opposti anche all’interno delle rinnovabili: il fotovoltaico avanza del 25%, mentre l’idroelettrico crolla del 21%, complice probabilmente un anno meno favorevole dal punto di vista idrico. Proprio per ridurre l’esposizione a queste oscillazioni, Arera guarda con crescente interesse a flessibilità di rete, sistemi di accumulo, domanda attiva e a un progressivo disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas.

Una nuova unità per monitorare i mercati in tempo reale

Di fronte alle tensioni registrate sui mercati energetici nei primi mesi del 2026, Dell’Acqua ha annunciato una novità istituzionale: la nascita dell’Unità di Vigilanza Energetica, pensata per il monitoraggio in tempo reale dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio. Un presidio che punta a intercettare più rapidamente eventuali anomalie di mercato, in un contesto internazionale ancora segnato da tensioni geopolitiche.

Mercato libero più caro delle tutele: il caso del gas

La relazione mette in luce anche un paradosso che riguarda le scelte dei consumatori: nel mercato del gas, per i clienti domestici fino a 5.000 metri cubi annui, il prezzo medio nel libero mercato è di 112,4 centesimi al metro cubo, contro i 93,5 centesimi riservati ai clienti vulnerabili nel regime di tutela. Un divario che, secondo Dell’Acqua, si spiega spesso con un comportamento poco informato da parte delle famiglie, più orientate a scegliere il fornitore dal nome conosciuto piuttosto che l’offerta effettivamente più conveniente. È in quest’ottica che nasce la nuova “bolletta semplificata”, lo scontrino dell’energia, pensato per rendere più leggibili costi e condizioni contrattuali.

Bonus sociali: oltre un miliardo di euro alle famiglie in difficoltà

Resta centrale il capitolo della protezione sociale. Nel 2025 i bonus per disagio economico hanno raggiunto 4,3 milioni di famiglie, per un valore complessivo superiore al miliardo di euro tra elettrico e gas (840 milioni per l’elettrico, 165 milioni per il gas). In crescita anche il bonus destinato al disagio fisico, riservato a chi utilizza macchinari salvavita, aumentato dell’11,45%. 


Sul fronte dell’assistenza, cala invece il ricorso allo sportello telefonico dell’Autorità (-30% delle chiamate), mentre il Servizio Conciliazione ha gestito oltre 30mila domande, con un tasso di accordo del 65% e più di 24 milioni di euro recuperati dai clienti attraverso le procedure conciliative.

Per il presidente Dell’Acqua, dietro ogni scelta regolatoria c’è sempre una storia concreta: “Eserciteremo le nostre competenze, e le responsabilità che ne derivano, con trasparenza, con metodo, e con la consapevolezza che ogni nostra decisione ha un nome e un cognome dietro: quello di una famiglia che paga la bolletta, di un artigiano che gestisce i costi dell’impresa, di un anziano o di una anziana che non debbano scegliere tra il riscaldamento e il cibo”.

Acqua: perdite di rete al 42,5% e investimenti record fino al 2029

Il capitolo idrico resta uno dei più critici della relazione. La spesa media di una famiglia tipo per il servizio idrico è di 388 euro l’anno, ma con forti differenze territoriali: si va dai 299 euro del Nord-Ovest ai 479 euro del Centro Italia. Il problema più grave riguarda però le perdite di rete, che si attestano al 42,5% a livello nazionale — un dato che Dell’Acqua definisce senza mezzi termini “inaccettabile” — con punte che superano il 50% al Sud e nelle Isole.

Per invertire la rotta, sono stati programmati investimenti per 29,6 miliardi di euro nel periodo 2024-2029, pari a circa 90 euro per abitante all’anno: una cifra molto superiore rispetto al miliardo di euro investito nel 2012, a testimonianza di uno sforzo che il presidente ha rivendicato come significativo. Resta comunque netto il monito di Dell’Acqua: “La crisi idrica non è un’emergenza ricorrente da gestire, è una condizione strutturale da governare”, ha ammonito, aggiungendo che il vero traguardo si raggiungerà quando si smetterà di usare la parola “emergenza” per mascherare quello che è, in realtà, un deficit amministrativo e tecnologico.

Rifiuti e teleriscaldamento: differenziata in crescita, riciclo ancora indietro

Anche nel settore dei rifiuti si registrano segnali di miglioramento, ma non ancora sufficienti. La raccolta differenziata sale al 67,7%, mentre il tasso di riciclo effettivo resta fermo al 52,3%, segno di un sistema che raccoglie meglio di quanto riesca a trasformare. Per Arera la sfida dei prossimi anni sarà superare la frammentazione a livello comunale e rendere davvero operativo il principio europeo del “chi inquina paga”. Sul fronte del teleriscaldamento, concentrato soprattutto al Nord Italia, i prezzi sono scesi rispetto ai picchi toccati nel 2022, ma restano ancora distanti dai livelli precedenti alla crisi energetica.



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