Con-Tatto – SanseverinoLAB, la proposta: una mostra itinerante per raccontare cinque secoli di storia dei Sanseverino


Di Giuseppe Geppino D’Amico

La settimana scorsa ho avuto il piacere di intervenire al convegno organizzato nella Certosa di Padula dal Consorzio delle Pro Loco del Vallo di Diano sul tema “I Borghi dei Sanseverino in festa”, nel corso del quale Rosa Fiorillo, docente dell’Università degli Studi di Salerno, e Angelo Coda, presidente dell’Universitas Sancti Severini, hanno presentato un progetto molto interessante, denominato SanseverinoLAB, da realizzare insieme alle Pro Loco della provincia di Salerno per creare una rete di Comuni uniti dall’eredità lasciata dai Sanseverino, favorendo progetti condivisi di ricerca, divulgazione e promozione culturale. Sia 105 TV che Vallo Più hanno dedicato ampio spazio all’importante evento. È sembrato, però, opportuno tornare sull’argomento con l’auspicio che il progetto proposto possa incontrare l’interesse dei sindaci di quei paesi che in passato sono stati sotto l’egida dei Sanseverino.

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L’iniziativa del SanseverinoLAB e delle Pro Loco si propone l’obiettivo di costruire un rapporto stabile tra il mondo della ricerca e il territorio, promuovendo la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale. Sono previsti spazi di confronto e dialogo tra istituzioni, università e comunità locali, in grado di trasformare il patrimonio culturale in una risorsa condivisa per la crescita sociale del territorio. Il progetto si inserisce nel quadro delle attività di Terza Missione dell’Università di Salerno, attraverso le quali l’Ateneo mette a disposizione della società competenze, esperienze e risultati della ricerca. In questa prospettiva il SanseverinoLAB punta a favorire il dialogo tra università, scuole, associazioni, amministrazioni pubbliche e cittadini. Tra le principali attività ipotizzate figurano una Summer School rivolta a studenti delle scuole primarie e secondarie, laboratori didattici, visite guidate, percorsi esperienziali e iniziative di educazione al patrimonio. Annunciati, inoltre, incontri pubblici con studiosi, scrittori, giornalisti, divulgatori e protagonisti del mondo della cultura e della comunicazione.


Con l’intitolazione del laboratorio alla potente casata normanna dei Sanseverino nasce anche la volontà di costruire una rete di Comuni uniti da questa eredità storica, favorendo progetti condivisi di ricerca, divulgazione e promozione culturale. In questa prospettiva il laboratorio intende promuovere una riflessione che, partendo dal patrimonio locale, si apra a una dimensione territoriale più ampia e alle reti culturali che hanno caratterizzato il Medioevo dell’Italia meridionale. L’iniziativa ha suscitato molto interesse sia tra le Pro Loco che tra i sindaci presenti, ma anche da parte del consigliere regionale Corrado Matera, il quale ha ricordato una precedente iniziativa del 2019 quando fu promosso dalla Regione Campania un nuovo itinerario dal titolo emblematico “La Congiura dei Baroni”, allo scopo di mettere in rete Napoli (capitale del Regno angioino), Teggiano, Miglionico e Matera. Purtroppo, dopo l’anno di avvio, l’iniziativa non ha avuto seguito a causa del Covid. Ora questo nuovo progetto merita la massima attenzione: può essere ripreso e allargato.

Nel corso del mio intervento, riprendendo un discorso avviato con il libro “Nella Terra di Cuccaro Vetere”, pubblicato nel 2003 dalle Edizioni dell’Ippogrifo, ho proposto l’idea di una mostra che potrebbe interessare tutti i comuni in cui c’è stata la presenza dei Sanseverino. Il loro dominio durò oltre cinque secoli e interessò la Basilicata (in particolare Marsico e la Val d’Agri), la parte settentrionale della Calabria e la provincia di Salerno. Fu un dominio lungo, costellato non soltanto di imprese militari ma anche di slanci di religiosità e di realizzazioni di opere d’arte che hanno lasciato un segno tangibile non soltanto nel campo della cultura ma anche in quello urbanistico e sociale. Si pensi alla Certosa di San Lorenzo, ai numerosi castelli realizzati, ai tanti conventi francescani aperti e alle tantissime opere d’arte commissionate ovunque; una per tutte la tomba di Enrico Sanseverino, realizzata da Tino da Camaino per la Cattedrale di Teggiano, simile a quella della regina Maria d’Ungheria e custodita nel Museo di Donnaregina a Napoli.

È auspicabile che nell’ambito del progetto SanseverinoLAB possa trovare posto la realizzazione di una mostra fotografica di opere (non soltanto d’arte) che, per ovvi motivi, non potrebbero essere spostate dal luogo in cui sono custodite. Una volta realizzata, la mostra potrebbe essere itinerante, con la possibilità per i singoli comuni interessati di ristampare i pannelli con le fotografie in modo da avere una propria mostra permanente. Nella prima fase l’iniziativa dovrebbe interessare tre comprensori: la Val d’Agri (principalmente con Marsico e Grumento Nova), il Vallo di Diano con Padula (dove Tommaso II volle edificare la Certosa di San Lorenzo), Polla, Casalbuono e Teggiano (sede dello Stato di Diano e del castello, oggi di proprietà della famiglia Macchiaroli, che lo ha restaurato, nel quale fu ordita la Congiura dei Baroni da Antonello Sanseverino contro gli Aragonesi nel 1485), e il Cilento, dove oltre a Cuccaro Vetere sono numerosi i centri che, a vario titolo, hanno legato la loro storia a quella dei Sanseverino.

Considerato il valore storico e artistico dei monumenti e delle opere d’arte presenti in questi tre comprensori che riportano il territorio ai Sanseverino, l’iniziativa non mancherebbe di suscitare l’interesse degli appassionati di storia e di arte, ma anche dei turisti e della popolazione residente. Sarebbe un modo certamente utile per coniugare cultura e turismo.

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 Antonio Sica

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