Rd Congo: diario dall’Alto Uele, la guerra si espande ma la comunità vive


La testimonianza del missionario comboniano padre Tacchella da Isiro, dove vivono migliaia di persone sfollate

Padre Tacchella parla con alcuni dei fedeli di Isiro. (Cortesia di padre Tacchella)

“La corale della parrocchia di Sant’Anna di Isiro ha celebrato il suo secondo anno di esistenza. I giovanissimi cantanti e i responsabili del gruppo hanno organizzato una giornata di festa che ha richiamato molti invitati da tutto il quartiere”.

Il missionario comboniano Eliseo Tacchella racconta uno spaccato di vita quotidiana della comunità, mentre le famiglie della parrocchia accolgono migliaia di persone fuggite dalla violenza che da oltre due mesi circonda questa zona del nord-est della Repubblica democratica del Congo.


“In questo momento complicato a causa della presenza dei ribelli, della situazione degli sfollati, dell’ebola, una giornata così è una boccata di ossigeno, una pagina di speranza”, gioisce il missionario.

Ai bordi della catastrofe  

Isiro è il capoluogo della provincia dell’Alto Uele, un territorio grande poco meno di un terzo dell’Italia collocato all’apice nord-orientale del territorio congolese, alla frontiera col Sud Sudan.

Questa regione si trova giusto ai margini di una terra che da 30 anni è epicentro di uno dei conflitti più duraturi e delle crisi umanitarie peggiori al mondo.

Scendendo appena verso sud-est inizia infatti l’Ituri, che divide l’Alto Uele dall’Uganda e che è teatro delle incursioni delle Forze di alleanza democratica (ADF) di ispirazione jihadista e degli scontri tre le milizie comunitarie ZAIRE e CODECO.


Quasi tre mesi fa ormai, da questa stessa terra è partita anche la 17esima epidemia di ebola a colpire la Rd Congo. A oggi i contagi accertati sono oltre 1.500, più di 500 le vittime.

Proseguendo verso meridione lungo il confine col Rwanda si aprono i due Kivu, Nord e Sud, il cui territorio è occupato in larga parte dalle milizie dell’M23, sostenute da Kigali. In questa zona del paese le persone sfollate sono circa 3,5 milioni.

L’evoluzione degli ultimi mesi 

L’Alto Uele è stato sempre al di fuori della zona colpita più duramente dalle violenze, ma da alcuni mesi gruppi di uomini armati hanno iniziato a sconfinare, attaccando villaggi anche di questa provincia.

La gente del posto non è certa di quali siano le origini dei ribelli, riferisce padre Tacchella. Secondo il governo congolese e le analisi di diversi osservatori, i miliziani farebbero parte dell’ADF.


Questo nuovo fronte rappresenterebbe il culmine di una fase di adattamento strategico costretto dall’Operazione Shujaa, un intervento congiunto degli eserciti congolesi e ugandesi lanciato nel novembre 2021, dopo un attentato attribuito alla milizia a Kampala.

Da una parte i ribelli sono sotto sempre maggiore pressione. Dall’altra, l’operazione Shujaa non è riuscita a indebolire l’ADF in modo decisivo. Le carenze strutturali delle forze armate di Kinshasa, lo scarso coordinamento con l’esercito di Kampala e le risorse assorbite dal fronte contro l’M23 sono tra le ragioni di questa incapacità.

L’organizzazione armata, affiliata allo Stato islamico, ha iniziato quindi a ripiegare in zone meno controllate a livello militare per potersi riorganizzare e al contempo espandersi, come l’Alto Uele ma anche la vicina provincia di Tshopo.

L’Alto Uele in modo particolare appare particolarmente poroso alle attività delle milizie. Questa zona non è molto densamente popolata, è puntellata di impenetrabili corridoi di foresta ed è anche sede di alcuni siti di estrazione dell’oro: una possibile, futura fonte di ingressi economici per i miliziani.

Da mesi quindi, proseguono le incursioni armate e la risposta dell’esercito congolese. Gli sfollati sono migliaia. A Isiro il loro numero oscilla tra i 15 e il 20mila. Sono la famiglie della parrocchia di Sant’Anna dove opera padre Tacchella ne ospitano 4mila. 


La città è situata a qualche decina di chilometri dall’epicentro delle violenze degli ultimi mesi, il territorio di Watsa e i dintorni del villaggio di Mungbere, verso il confine con l’Ituri.

La situazione attuale 

“Negli ultimi giorni la situazione è stata calma”, riporta il missionario, una vita in Rd Congo per farci ritorno alcuni mesi fa, dopo una parentesi italiana di qualche anno.

“La strada che Mungbere porta al capoluogo Isiro è stata riaperta sabato scorso – prosegue -. Pare che sia i militari che i miliziani si siano spostati verso sud, e degli scontri, sembra con vittime, si sono verificati a una 20 di chilometri da Mungbere. I ribelli avrebbero inoltre hanno saccheggiato un villaggio situato lungo la strada che porta verso sud, per poi ritirarsi all’interno della foresta”.

Le ultime settimane sono state costellate dall’alternarsi di notizie di violenze e di miglioramenti della situazione, mentre le comunicazioni delle forze armate spesso non hanno contribuito a rendere la situazione più chiara. “Dopo aver respinto i miliziani da una cittadina chiedevano agli abitanti che erano andati via di tornare, ma è successo che poco dopo inviassero nuovi appelli ad andare via da quegli stessi luoghi, senza chiarire bene le ragioni”.


Durante tutto questo periodo, il sostegno della parrocchia di Isiro non è mai venuto meno. “Nelle scorse settimane – afferma padre Tacchella – il nostro parroco, padre Anatole, si è recato in visita nelle zone vandalizzate dai ribelli insieme a un responsabile della parrocchia per quelle aree. Si sono fermati nelle varie cappelle che si trovano lungo la strada, alcune completamente abbandonate”.

Il missionario prosegue: “Arrivati a Ndubala, si sono trovati davanti a una situazione di desolazione: case bruciate, magazzini distrutti. Solo la cappella e le scuole non sono state toccate, forse perché costruite con mattoni e cemento. Lì, padre Anatole e il suo assistente hanno celebrato l’eucarestia con solo sei fedeli, quelli che si erano nascosti nei campi per poi rientrare dopo il passaggio dei ribelli”.

Rapimenti e violenze 

Una storia che restituisce la complessità della situazione proviene da uno dei due chierichetti di Mungbere, di appena 12 anni. “È originario dal villaggio di Diforo, a 15 chilometri di distanza dal villaggio – riferisce padre Tacchella in riferimento al giovane -. Dopo il passaggio dei ribelli è dovuto venire a Mungbere con il padre: era stato rapito e costretto a trasportare merce rubata agli abitanti del luogo.

Con lui c’erano anche suo fratello di 10 anni e una dozzina di altri bambini. Dopo quattro notti trascorse con i ribelli a camminare nel buio della foresta, i due fratelli e un terzo sono riusciti a fuggire e a tornare a Diforo”.


Secondo quanto ascoltato dal missionario comboniano, “i bambini riferiscono che i ribelli pregano al mattino e a mezzogiorno e che sono musulmani. Comunicano tra loro in swahili, una lingua tipica della regione di confine dell’Ituri,e sono ben armati.

Durante il loro rapimento, hanno assistito a diversi atti di violenza: l’incendio di numerose case, saccheggi e omicidi”. Una ricostruzione, quella dei minori rapiti, che trova riscontro in alcune delle caratteristiche degli esponenti dell’ADF. 

Posto per la speranza 

L’ultimo mese è stato ricco di appuntamenti importanti per la Rd Congo, momenti che la comunità di Isiro ha vissuto insieme alle famiglie di sfollati che si aggiungevano con il passare dei giorni.

La città è stata attraversata dall’entusiasmo che ha pervaso tutto il paese per le imprese della nazionale di calcio, al primo mondiale dopo 52 anni di assenza. I “leopardi” sono riusciti a passare il girone e si sono arresi solo ai sedicesimi di finale perdendo in rimonta 2-1 contro l’Inghilterra.


Il 30 giugno scorso poi, si è celebrato il 66esimo anniversario dell’indipendenza, segnato da un duro messaggio dei vescovi. In una lettera, i prelati hanno parlato di una “nazione in pericolo” e si sono schierati una volta di più contro i tentativi del presidente Félix Tshisekedi di cambiare la Costituzione e candidarsi per un terzo mandato, contro cui si sta battendo anche un’alleanza dei maggiori gruppi di opposizione. 

Nonostante l’instabilità politica e l’espandersi del conflitto, la vita continua a Isiro. “Stiamo inserendo nelle varie attività della parrocchie le persone sfollate che non pensano di andare via  – dice padre Tacchella -. Anche chi vorrebbe non è sicuro, perché la situazione non si è stabilizzata.

La parrocchia si sta inoltre preparando a vivere degli avvenimenti importanti in questo mese di luglio, in particolare il 26, Sant’Anna, che è la sua festa”.

 





#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 brando

Source link

Di