Biovetro in odontoiatria: stato dell’arte e nuove prospettive cliniche


10 Luglio 2026


Una revisione della letteratura analizza lo sviluppo del biovetro nelle principali applicazioni odontoiatriche, dalla rigenerazione parodontale all’implantologia, esplorandone caratteristiche, modalità d’impiego e prospettive future


Il biovetro (bioglass) rappresenta una delle innovazioni più significative nel campo dei biomateriali dentali. La revisione pubblicata sul Journal of Dentistry si è proposta di fornire una panoramica aggiornata dei principali progressi nell’applicazione del biovetro in odontoiatria, con particolare attenzione alla rigenerazione parodontale, ai rivestimenti implantari, al trattamento dell’ipersensibilità dentinale e alla rigenerazione ossea craniofacciale. Gli autori hanno inoltre analizzato le prospettive emergenti legate all’intelligenza artificiale, alla nanomedicina e alle tecnologie di produzione avanzata.


Come è stata condotta la ricerca

Gli autori hanno realizzato una revisione della letteratura attraverso una ricerca elettronica nelle banche dati PubMed e Web of Science. Sono stati esaminati gli articoli pubblicati tra il 1969 e il 2024, selezionando gli studi in base alla rilevanza clinica, alle evidenze di efficacia e al carattere innovativo delle applicazioni. Particolare attenzione è stata dedicata alle tecnologie assistite dall’intelligenza artificiale, agli approcci terapeutici personalizzati e alle strategie rigenerative applicate alle principali discipline odontoiatriche.

Perché il biovetro sta cambiando l’odontoiatria

Dalla sua introduzione nel 1969 da parte di Larry Hench, il biovetro 45S5 ha modificato profondamente il concetto stesso di biomateriale dentale. A differenza dei materiali semplicemente inerti, il biovetro è in grado di interagire con l’ambiente biologico, rilasciando ioni bioattivi e inducendo la formazione di uno strato di idrossiapatite a contatto con i fluidi fisiologici. Questa caratteristica favorisce l’integrazione con tessuti duri e molli, stimolando contemporaneamente osteogenesi, angiogenesi e processi riparativi.

Secondo gli autori, il materiale associa bioattività, osteoconduttività e capacità osteostimolante, oltre a possedere proprietà antibatteriche che possono contribuire al controllo delle infezioni nei contesti clinici odontoiatrici.


Come sottolineano i ricercatori, il biovetro ha mostrato una “remarkable ability to bond with bone“, una capacità straordinaria di legarsi al tessuto osseo che ne ha determinato l’ampia diffusione nelle applicazioni rigenerative.

Rigenerazione parodontale: risultati particolarmente promettenti

Uno degli ambiti più approfonditamente analizzati dalla revisione riguarda la terapia rigenerativa parodontale. Il biovetro, in particolare la formulazione 45S5, si è dimostrato capace di fornire un’impalcatura favorevole all’adesione e alla proliferazione cellulare, promuovendo al contempo la differenziazione delle cellule staminali mesenchimali in osteoblasti e stimolando la neoangiogenesi.

I dati riportati mostrano risultati clinicamente rilevanti. In uno studio clinico randomizzato confrontato con il solo open flap debridement, il trattamento con biovetro ha determinato, dopo sei mesi, una riduzione significativamente maggiore della profondità di sondaggio e un miglior guadagno di attacco clinico. Analogamente, nel trattamento delle forcazioni di classe II, sono stati documentati miglioramenti significativi sia della profondità verticale sia di quella orizzontale rispetto ai controlli.

Particolare interesse emerge anche dalle terapie combinate. L’associazione tra biovetro e fibrina ricca di piastrine (PRF) ha prodotto risultati superiori in termini di riempimento osseo e recupero dell’attacco clinico rispetto ai trattamenti utilizzati singolarmente. Inoltre, studi in vitro hanno evidenziato la capacità delle nanoparticelle di biovetro di stimolare proliferazione e differenziazione delle cellule staminali del legamento parodontale.


Secondo i ricercatori, il materiale “stimola le cellule rigenerative del parodonto“, favorendo il ripristino dei tessuti parodontali e la formazione di nuove inserzioni.

La revisione evidenzia inoltre che prodotti a base di biovetro come PerioGlass e NovaBone Putty hanno dimostrato risultati affidabili nella gestione dei difetti infraossei e delle lesioni di forcazione, con riduzione dell’infiammazione e delle tasche parodontali.

Rivestimenti implantari: migliorare l’osteointegrazione

Un altro settore nel quale il biovetro sta mostrando un notevole potenziale è rappresentato dall’implantologia. I rivestimenti in biovetro applicati agli impianti in titanio favoriscono il legame diretto tra osso e superficie implantare, migliorando i processi di osteointegrazione. Il materiale rilascia ioni che stimolano l’attività osteoblastica e la formazione di nuovo osso, contribuendo inoltre a limitare la colonizzazione batterica e il rischio di perimplantite.

La revisione riporta evidenze ottenute da studi animali nei quali gli impianti rivestiti con biovetro hanno mostrato tassi di osteointegrazione superiori rispetto agli impianti non trattati. Inoltre, un’indagine clinica su 31 pazienti ha evidenziato come gli impianti rivestiti con biovetro fossero biocompatibili, non tossici e comparabili agli impianti rivestiti in idrossiapatite in termini di integrazione ossea e supporto alla riabilitazione protesica.


Gli autori sottolineano che questa tecnologia potrebbe ampliare le possibilità terapeutiche anche nei pazienti osteoporotici o medicalmente compromessi.

Ipersensibilità dentinale


Un capitolo rilevante della revisione è dedicato all’ipersensibilità dentinale. L’efficacia del biovetro deriva dalla sua capacità di occludere fisicamente i tubuli dentinali e di favorire la formazione di una barriera ricca di idrossiapatite in presenza della saliva. Parallelamente, il rilascio di calcio e fosfato stimola la remineralizzazione della dentina e può garantire un effetto desensibilizzante prolungato.

Particolare attenzione viene dedicata a NovaMin®, introdotto nei dentifrici nel 2004. Questo composto rilascia calcio e fosfato, aumentando il pH locale e promuovendo la deposizione di fosfato di calcio che successivamente si trasforma in idrossiapatite. Gli studi clinici citati nella revisione mostrano prestazioni superiori rispetto al nitrato di potassio sia in termini di riduzione del dolore sia di durata dell’effetto terapeutico.

In uno studio clinico randomizzato, un dentifricio contenente il 5% di NovaMin ha dimostrato la migliore capacità di occlusione tubulare e il più rapido sollievo dal dolore entro quattro settimane. Ulteriori evidenze indicano che l’impiego di particelle nanometriche di biovetro potrebbe migliorare ulteriormente l’efficacia clinica rispetto alle formulazioni convenzionali.


Come evidenziano i ricercatori, il biovetro non si limita a fornire un effetto sintomatico, ma favorisce un vero processo di remineralizzazione della struttura dentale.

Rigenerazione ossea craniofacciale

La revisione documenta risultati particolarmente interessanti anche nell’ambito della chirurgia craniofacciale. Numerosi studi hanno confermato le proprietà osteoconduttive e osteopromotive del biovetro. In modelli sperimentali di difetti calvariali, la combinazione tra biovetro e osso autologo ha consentito livelli di riempimento quasi completi, superiori sia all’utilizzo del solo biovetro sia dell’innesto osseo isolato. Le applicazioni descritte comprendono la ricostruzione della parete orbitale, la correzione dell’enoftalmo, la rigenerazione di difetti scheletrici facciali, l’obliterazione del seno frontale e l’aumento del seno mascellare. In quest’ultimo ambito, miscele contenenti l’80-90% di biovetro e il 10-20% di osso autologo hanno consentito di ridurre i tempi di rigenerazione ossea da 12 a 6 mesi rispetto all’uso esclusivo di innesti ossei.

Anche negli interventi di rialzo del seno mascellare, gli impianti inseriti in siti rigenerati con una miscela di biovetro e osso autologo si sono mantenuti stabili a distanza di 9-12 mesi, accompagnati da un incremento medio di 7,1 mm di tessuto mineralizzato.

Intelligenza artificiale e biovetro


Uno degli aspetti più innovativi emersi dalla revisione riguarda l’integrazione tra biovetro e intelligenza artificiale.

Gli autori descrivono come algoritmi di machine learning possano prevedere e ottimizzare la composizione dei biovetri in funzione di parametri quali bioattività, resistenza meccanica, degradazione e rilascio ionico. L’intelligenza artificiale è inoltre in grado di supportare la sintesi del materiale, il controllo qualità, la pianificazione clinica e la definizione di trattamenti personalizzati sulla base delle caratteristiche specifiche del paziente.

Secondo i ricercatori, l’IA sta trasformando il processo di sviluppo dei biomateriali da un modello basato sul tentativo ed errore a una sintesi “intelligente e adattativa”.

Implicazioni cliniche

Dal punto di vista clinico, la revisione suggerisce che il biovetro rappresenta oggi una delle soluzioni biomateriali più versatili disponibili in odontoiatria. Le evidenze raccolte indicano benefici concreti nella rigenerazione parodontale, nel miglioramento dell’osteointegrazione implantare, nel controllo dell’ipersensibilità dentinale e nella ricostruzione ossea craniofacciale.


Per il clinico, il principale vantaggio consiste nella capacità del materiale di non limitarsi a sostituire i tessuti perduti, ma di promuovere attivamente i processi biologici di guarigione e rigenerazione. Rimangono tuttavia alcuni aspetti da approfondire, tra cui l’ottimizzazione delle dimensioni delle particelle, la standardizzazione dei protocolli e la valutazione degli esiti a lungo termine.

Conclusioni

La revisione conclude che il biovetro, in particolare il 45S5, ha dimostrato un notevole potenziale in numerose discipline odontoiatriche. Le prove disponibili indicano una capacità documentata di favorire la rigenerazione ossea parodontale, migliorare l’osteointegrazione implantare, ridurre l’ipersensibilità dentinale attraverso l’occlusione dei tubuli e supportare efficacemente la rigenerazione ossea craniofacciale.

Gli autori ritengono che l’evoluzione delle formulazioni, insieme all’integrazione con tecnologie emergenti come intelligenza artificiale, nanocompositi e stampa 3D, possa consolidare ulteriormente il ruolo del biovetro come biomateriale di riferimento nell’odontoiatria rigenerativa del futuro. Come affermano i ricercatori, le evidenze accumulate confermano che il biovetro “non solo soddisfa, ma spesso supera le aspettative funzionali dei materiali convenzionali“, configurandosi come una tecnologia destinata a influenzare profondamente l’evoluzione delle terapie odontoiatriche.

Per approfondire:  


Bioglass in dentistry: A comprehensive review of current applications and innovative frontiers 

  Photo Credit: Journal of Dentistry

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