L’intelligenza artificiale generativa (GenAI), come noto, sta trasformando il mondo del lavoro più rapidamente di quanto previsto, ma le previsioni più allarmistiche di una “distruzione di massa” dei posti di lavoro impiegatizi appaiono oggi eccessive. È quanto emerge da un nuovo briefing pubblicato dal Servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS), a firma di Marketa Pape, dedicato al dibattito sull’impatto dell’IA sull’occupazione.
Un fenomeno da misurare con cautela.
Secondo il documento, l’impatto dell’IA sui posti di lavoro dipende dal grado di esposizione delle diverse occupazioni alla tecnologia. Gli studi distinguono tra lavori “potenziabili”, in cui l’IA supporta il giudizio e le competenze umane (come giudici o chirurghi); lavori “automatizzabili”, in cui l’IA può svolgere numerosi compiti al posto dell’uomo (come gli operatori di assistenza clienti o gli sviluppatori software); e lavori meno esposti, tipici di settori come l’agricoltura o l’edilizia.
Le stime sulla quota di occupazione esposta all’IA variano ampiamente, dal 5% al 60% a seconda della metodologia utilizzata. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), un lavoratore su quattro nel mondo svolge un’occupazione con un certo grado di esposizione alla GenAI, mentre il 3,3% dell’occupazione globale rientra nella categoria ad alta esposizione, con un divario significativo tra occupazione femminile (4,7%) e maschile (2,4%), legato alla forte presenza delle donne in ruoli amministrativi e d’ufficio più a rischio di automazione.
Il briefing sottolinea come le aspettative sull’impatto dell’IA stiano progressivamente cambiando. A fronte di titoli allarmanti, come l’annuncio di grandi aziende tecnologiche statunitensi secondo cui la maggior parte dei compiti impiegatizi sarà completamente automatizzata entro 12-18 mesi, o il piano di un gruppo bancario belga di sostituire circa mille dipendenti con l’IA entro tre anni , la ricerca economica più recente ridimensiona gli effetti macroeconomici attesi sulla produttività e sulla crescita del PIL.
Secondo il World Economic Forum, nel 2025 l’86% dei datori di lavoro intervistati si aspettava che l’IA avrebbe avuto il maggiore impatto sulla trasformazione, più che sulla distruzione, dei posti di lavoro. Lo stesso rapporto stima che le tendenze legate all’IA potrebbero generare 11 milioni di nuovi posti di lavoro, a fronte di 9 milioni di posti persi. Per l’Europa, si stima che il 58% delle attuali ore lavorative potrebbe teoricamente essere automatizzato con le tecnologie esistenti , un dato che riflette però la fattibilità tecnologica, non una previsione realistica di adozione.
I più colpiti sono i giovani.
Le prime evidenze empiriche mostrano un impatto particolarmente forte sui lavori d’ingresso nel mondo impiegatizio, poiché l’IA può gestire compiti come ricerca, analisi dei dati, stesura di report e revisione di documenti , mansioni tradizionalmente affidate ai neoassunti. Negli Stati Uniti, i lavoratori tra i 22 e i 25 anni hanno registrato un calo occupazionale relativo del 16% tra la fine del 2022 e settembre 2025, mentre l’occupazione dei lavoratori più esperti è rimasta stabile. Un fenomeno osservato, seppur in misura minore, anche nell’Unione europea: in Francia, ad esempio, l’occupazione nel settore ICT si è contratta del 3% tra la fine del 2023 e la fine del 2025, colpendo soprattutto i lavoratori tra 15 e 29 anni.
Un’analisi del 2026 sui dati di assunzione nell’UE segnala tuttavia che le occupazioni con maggiore esposizione all’IA non mostrano cali occupazionali più marcati rispetto ad altri ruoli, e che dal 2023 sono stati creati oltre 256.000 posti di lavoro legati all’IA nell’Unione, soprattutto ingegneri e responsabili IA.
La prospettiva europea.
Secondo un sondaggio condotto nel 2026 in 18 Stati membri, circa il 54% degli individui utilizza strumenti di IA, ma meno della metà per scopi lavorativi; tra questi, il 91% dichiara di risparmiare tempo grazie all’uso della tecnologia. Sul fronte delle imprese, dati Eurostat del 2025 mostrano che quasi il 20% delle aziende europee utilizza tecnologie di IA, con un tasso che sale al 55% tra le grandi imprese contro il 17% tra le piccole. L’adozione risulta più diffusa in Danimarca, Finlandia e Svezia, più bassa in Romania, Polonia e Bulgaria.
Un rapporto del 2025 commissionato dalla Commissione europea avverte che, in caso di adozione rapida dell’IA, fino al 6,5% della forza lavoro dell’UE potrebbe dover cambiare occupazione entro il 2030, a causa del crescente disallineamento delle competenze. Bruxelles considera ormai lo sviluppo del talento in ambito IA una sfida decisiva per la competitività di lungo periodo dell’Unione, e ha messo in campo strumenti come il piano d’azione “AI continent” e la strategia “Apply AI”, presentati nell’aprile 2025, insieme a una futura accademia delle competenze IA.
Secondo la raccomandazione del Consiglio del 2026 sul capitale umano, l’UE avrà bisogno di 6,2-7 milioni di lavoratori legati all’IA entro il 2027, con circa il 60% della forza lavoro che dovrà acquisire competenze in materia.
Le voci critiche.
Il briefing richiama anche la recente enciclica di Papa Leone XIV, che mette in guardia contro la corsa globale all’IA, definendo l’uso della tecnologia “non moralmente neutro” e avvertendo che, senza limiti etici e supervisione democratica, l’IA rischia di aggravare le disuguaglianze e indebolire la responsabilità morale.
Le prospettive future.
Guardando al lungo periodo, le previsioni sull’impatto dell’IA e delle tecnologie digitali sull’occupazione nelle regioni europee restano cautamente positive, con effetti attesi in accelerazione fino a diventare sostanziali entro il 2040 , con scenari che vanno da guadagni marginali fino a un incremento del 14% dell’occupazione totale, a seconda della capacità di adattamento di lavoratori, imprese e territori.
Sul piano più immediato, la Commissione europea sta lavorando a un “Quality Jobs Act”, che punterà a bilanciare il sostegno all’adozione dell’IA sul lavoro con la protezione dei lavoratori dai rischi legati alla gestione algoritmica sul posto di lavoro.
foto © European Union 2022 – Source : EP
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Francesca Serra
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