L’avevamo lasciato nella pianura pontina, a sud di Roma, con la sua bici carica e una promessa da mantenere: arrivare a Formia e mandare una foto dalla spiaggia. Ma il viaggio di Alessio Paglia da Varese alla Sicilia, fin dall’inizio, non era nato per inseguire una tabella di marcia. Era nato per cercare l’Italia dei tempi lenti, delle strade secondarie, degli incontri inattesi. E così, quel giorno, la meta è cambiata.
«Dovevo arrivare a Formia, al mare. Ma quel giorno Cisterna di Latina quel giorno ho incontrato due signori di ottant’anni che mi hanno ospitato», racconta Alessio. La spiaggia poteva aspettare. La foto promessa anche. Davanti c’era qualcosa di più importante: una casa aperta, un incontro, un pezzo di quella «Italia dell’accoglienza» che il suo viaggio voleva provare a cercare.
Partito da Varese con una bici preparata Bottega del Romeo di Ispra, caricata di tutto il necessario per viaggiare in autonomia, compreso il materiale da campeggio, Alessio ha attraversato l’Italia con un mezzo che, a pieno carico, arrivava a pesare «55-58 chili».
Tenda, attrezzatura, acqua, fornelletto e tutto ciò che serve per affrontare settimane sulla strada. Il progetto era semplice solo in apparenza: pedalare verso Sud, dormire quando possibile in tenda, accettare deviazioni, incontri e imprevisti. Tutto raccontato sul suo account Instagram @illalepaglia.
Dopo Roma, il viaggio è proseguito verso Napoli centro (senza accoglienze “improvvisate”) e poi lungo la Costiera Amalfitana. È stato uno dei tratti più belli, ma anche il più duro. «A un certo punto ho avuto un colpo di calore, mi sono accasciato a bordo strada. Quando mi son ripreso mi sono detto che c’era un limite. Ho preso il treno a Palinuro e sono sceso a Scalea. Una decisione accolta in maniera comunque positiva dalla community», per l’onestà con cui Alessio ha “confessato” quella deviazione di un’ottantina di km.
Non una resa, ma una scelta di lucidità. Anche perché il viaggio, raccontato passo dopo passo sui social, era seguito da tante persone che hanno accompagnato Alessio con messaggi, consigli e incoraggiamenti. La sua “marcia lenta” non era una prova muscolare, ma un’esperienza da vivere, anche nei momenti di fatica.
Sulla strada Alessio ha visto tante Italie diverse: quella dei grandi ipermercati lungo le statali, quella dei minimarket di paese, quella dei venditori rurali incontrati ai margini della carreggiata. «A Belmonte ricordo un uomo a bordo strada, che vendeva i suoi prodotti», racconta. Piccole scene quotidiane che, viste dalla bici, diventano parte del paesaggio umano del Paese.
La Calabria ha segnato un altro passaggio importante. Dopo alcune notti difficili, trascorse senza riuscire a trovare ospitalità e con la fatica accumulata dal dormire in tenda, Alessio ha provato quasi per gioco a chiedere aiuto. «Dopo un po’ di notti in cui non trovavo niente, ero affaticato dal dormire in tenda, in Calabria un po’ per scherzo ho detto a dei signori: ‘ma se io avessi bisogno?’… e mi hanno accolto».
Il giorno dopo lo attendeva la salita al Monte Sant’Elia, uno dei momenti più intensi dell’intero viaggio. «Da lì vedi la Calabria, lo Stretto, Messina al di là: è stato un momento emozionante». Dopo giorni di strada, di caldo, di fatica e di incontri, la Sicilia era finalmente davanti ai suoi occhi.
Una volta sbarcato sull’isola, il tono del viaggio è cambiato: lasciate alle spalle le fatiche, la meta finale era ormai vicina. «In Sicilia sono stato accolto con grande entusiasmo: granite, brioche, persone che mi riconoscevano. In Sicilia non ho mai faticato, nonostante la strada dura pedalavo col sorriso». Le salite, il caldo, i chilometri non sono spariti, ma l’energia dell’accoglienza ha trasformato la fatica in entusiasmo.
L’arrivo a Palermo è stato il punto finale di un’esperienza lunga 21 giorni. «C’è stata una grande emozione all’arrivo a Palermo, ho pianto», racconta Alessio. In tutto, durante il viaggio, sono state nove le accoglienze ricevute da famiglie o persone incontrate lungo il percorso. Negli altri giorni ha dormito in tenda, portando avanti quello spirito di autosufficienza con cui era partito da Varese.Il bilancio, però, non si misura soltanto in chilometri o tappe. «Mi son fatto amici in tutta Italia, ho avuto un supporto enorme da chi mi seguiva, mi sento grato di aver vissuto questa esperienza. È stato un insegnamento essere accolti anche da famiglie di anziani, che mi hanno fatto entrare in casa loro».
Era partito con una domanda: esiste ancora un’Italia capace di aprire una porta, offrire un pezzo di giardino, una doccia, una cena, una storia? La risposta, alla fine del viaggio, Alessio l’ha trovata nelle persone incontrate. «Ho incontrato l’Italia dell’ospitalità».
E poi c’è stata la bici, riscoperta quasi da zero. «Ho riscoperto la bici, non andavo da quando ero bambino. Con la bici ci leghi davvero, ti preoccupi per lei, diventa un’amica». Quella bici pesante, caricata per attraversare l’Italia, è diventata compagna di viaggio, strumento di libertà e lente attraverso cui guardare il Paese a un’altra velocità.
Alessio Paglia con Lorenzo Franzetti della Bottega del Romeo. La bici di Alessio è in mostra con tutto il carico a bordo, negli spazi del ciclista di fronte alla chiesa di Ispra
Ora resta la domanda sui prossimi progetti. Alessio non chiude la porta a nuove partenze. «Manca tanta Italia che non ho ancora percorso. Ci lavoreremo». Per ora resta il racconto di un viaggio partito da Varese e arrivato fino a Palermo, ma soprattutto di un’Italia scoperta chilometro dopo chilometro: non solo nei paesaggi, ma nei volti di chi ha saputo accogliere.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link




