Meloni porta l’arma in Italia


Erdogan regala ai leader Nato revolver personalizzati. Meloni avvia le procedure per la registrazione della pistola in Italia.


Un regalo diplomatico insolito ha attirato l’attenzione al termine del vertice Nato di Ankara: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha consegnato ai leader presenti una pistola personalizzata con il loro nome inciso. Un gesto simbolico legato all’industria della difesa turca che ha però aperto interrogativi sulle procedure da seguire per il trasporto e la gestione delle armi nei diversi Paesi.

Erdogan regala pistole ai leader Nato: le reazioni dei governi

L’insolito omaggio ha creato non pochi problemi organizzativi agli staff dei leader, chiamati a valutare rapidamente le modalità di gestione di un regalo così particolare. Alcuni rappresentanti politici hanno preferito rinunciare al trasporto dell’arma, mentre altri hanno dovuto attivare procedure specifiche per rispettare le normative dei propri Paesi.

Il primo ministro belga Bart De Wever, ad esempio, avrebbe scoperto la reale natura del dono soltanto dopo l’arrivo in Belgio. Il suo staff ha spiegato che la pistola è stata immediatamente affidata alla polizia aeroportuale per essere custodita in sicurezza e gestita secondo i protocolli previsti. La squadra di De Wever si sarebbe occupata anche delle armi destinate alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo António Costa.


Von der Leyen, attraverso il proprio portavoce, ha fatto sapere di aver “espresso la sua gratitudine” a Erdogan per il pensiero ricevuto, precisando tuttavia che la pistola sarebbe stata resa inutilizzabile e successivamente destinata a un museo militare. Anche il premier spagnolo Pedro Sánchez ha scelto una soluzione prudente: l’arma è stata affidata al ministero dell’Interno, che l’ha consegnata alla Guardia Civil per renderla inutilizzabile prima dell’inserimento nell’inventario e della conservazione come oggetto da collezione. Il primo ministro canadese Mark Carney, invece, avrebbe portato con sé la pistola ma lasciato le munizioni in Turchia.

In Italia il caso ha riaperto il dibattito sulla gestione dei regali istituzionali. Le norme introdotte nel 2007 stabiliscono infatti che gli omaggi ricevuti dai rappresentanti del governo non possano essere trattenuti a titolo personale, ma debbano essere registrati, custoditi in sedi ufficiali e, in alcuni casi, destinati a esposizioni pubbliche o iniziative benefiche. La procedura seguita per la pistola ricevuta da Meloni rientrerebbe dunque nelle regole previste per questo tipo di beni. La vicenda, tuttavia, non ha evitato le critiche politiche. Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, ha contestato la scelta del governo italiano dichiarando: Non è folklore diplomatico. È l’immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato. L’esponente politico ha inoltre accusato l’esecutivo di non aver comunicato immediatamente l’episodio, collegando la questione al più ampio confronto sulle politiche di difesa e sul tema del riarmo internazionale.

Vertice Nato, Erdogan regala pistole personalizzate ai leader: Meloni porta l’arma in Italia

Il vertice Nato di Ankara, terminato nei giorni scorsi, aveva al centro una questione particolarmente delicata: l’aumento degli investimenti nella difesa da parte dei Paesi membri dell’Alleanza. A sorprendere i partecipanti, però, è stato un gesto del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che ha scelto un omaggio decisamente fuori dagli schemi diplomatici tradizionali. Al termine dell’incontro, infatti, ogni leader presente ha ricevuto una pistola con il proprio nome inciso sull’arma, accompagnata da una confezione contenente munizioni e da una documentazione che ne facilitava l’esportazione dalla Turchia.

A rendere pubblica la notizia è stato il primo ministro britannico Keir Starmer, che durante il viaggio di ritorno verso Londra ha raccontato ai giornalisti i dettagli del regalo ricevuto. Secondo quanto riferito dal premier britannico, Erdogan avrebbe allegato anche un documento che consentiva all’arma di evitare i controlli doganali previsti per le esportazioni turche. Starmer, però, ha deciso di non portare con sé la pistola, spiegando che l’introduzione di un’arma funzionante nel Regno Unito avrebbe rappresentato una violazione delle norme nazionali. La stessa scelta sarebbe stata adottata anche dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal primo ministro olandese Rob Jetten, proprio a causa delle rigide regole sul trasporto internazionale di armi da fuoco.


La decisione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata invece differente. La premier italiana ha portato il dono in Italia, seguendo però tutte le procedure previste dalla normativa. Fonti governative hanno spiegato che la pistola è stata affidata a personale autorizzato alla gestione delle armi e che, una volta rientrata nel Paese, sono state avviate le pratiche per denunciarne il possesso. L’arma è stata successivamente registrata a Palazzo Chigi, inserita nel catalogo dei doni istituzionali ricevuti dalla Presidenza del Consiglio e trattata come ogni altro omaggio ufficiale. Anche in questo caso il trasferimento è stato possibile grazie alla documentazione fornita dalle autorità turche per autorizzarne l’uscita dal territorio nazionale.

Secondo alcune ricostruzioni, il regalo non sarebbe stato casuale ma avrebbe voluto rappresentare un richiamo al ruolo strategico dell’industria della difesa turca. L’arma, identificata da alcune immagini come una possibile Gumusay 357 Magnum, sarebbe un raro revolver a sei colpi prodotto negli anni Novanta dalla società turca Makina ve Kimya Endüstrisi. Le pistole, custodite in eleganti scatole rosse rivestite internamente di nero, erano accompagnate da sei proiettili e da una dedica personalizzata con il nome di ciascun leader.

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 Lucrezia Ciotti

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