La polemica è nata perché sulla mappa delle comunità immigrate non è rappresentato il quartiere italiano. Ma il Comune risponde: «Non è un elenco completo»
«Non è un errore burocratico, ci odia». A New York è scoppiata la protesta di alcune organizzazioni italoamericane contro il sindaco Zohran Mamdani, accusato di avere escluso Little Italy da una serie di mappe illustrate dedicate alle enclave degli immigrati nella città.
Ad attaccare il primo cittadino è stata soprattutto la Italian American Civil Rights League, che in una nota ha definito l’assenza dello storico quartiere italiano una scelta deliberata e offensiva. Secondo l’associazione, Mamdani avrebbe ignorato un luogo considerato «sacro» per la comunità italoamericana e mostrato più volte ostilità verso la sua storia e i suoi simboli. La protesta è stata rilanciata anche da alcuni esponenti politici locali e dal caucus italoamericano del Consiglio comunale, secondo cui l’elenco dei quartieri rappresentati sarebbe «nel migliore dei casi incompleto e nel peggiore offensivo».
Zohran Mamdani wants to ERASE Italian Americans.
First, he denied our permit for Unity Day 2026.
Now, he is excluding Little Italy as a recognized location all together on the map.
Italian Americans BUILT NEW YORK CITY. Not third world Ugandans,
We stand AGAINST COMMUNISTS! pic.twitter.com/BYgVuie6jX
— The Italian American Civil Rights League (@TheIACRL) July 9, 2026
La controversia riguarda la serie Immigrant Enclave Illustrations, promossa dal Mayor’s Office of Immigrant Affairs, l’ufficio comunale che si occupa delle comunità straniere. Il progetto comprende disegni dedicati, tra gli altri, alle Chinatown di Manhattan e Flushing, a Little Manila, Little Haiti, Little Colombia, Little Mexico, Little Africa e Little Dominican Republic. Little Italy, così come alcuni quartieri storicamente legati alle comunità irlandesi e a quelle ebraiche, non è stata inserita.
La risposta del Comune: «Non è un elenco completo»
L’amministrazione ha respinto l’accusa di voler cancellare il contributo degli italiani alla storia di New York. Una portavoce del municipio ha spiegato che la serie non vuole ricostruire tutte le comunità che hanno partecipato allo sviluppo della città, ma mettere in evidenza soprattutto i quartieri nei quali vive oggi una significativa popolazione nata all’estero.
Il Comune ha inoltre precisato che il progetto non è esaustivo e potrà essere ampliato. La sua realizzazione, peraltro, era cominciata nel 2023, durante l’amministrazione del precedente sindaco Eric Adams: non è quindi una mappa ideata personalmente da Mamdani.
Si tratta – spiegano dall’amministrazione – di una raccolta di illustrazioni, non di una carta amministrativa ufficiale, e il criterio utilizzato è quello della presenza attuale di immigrati, non quello del peso storico delle diverse comunità. Le associazioni italoamericane ritengono però che proprio questo criterio finisca per cancellare simbolicamente le grandi migrazioni del passato.
La storia di Little Italy
Il quartiere di Little Italy era nato nella seconda metà dell’Ottocento nel Lower Manhattan, durante la grande immigrazione italiana negli Stati Uniti. Tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, migliaia di persone provenienti soprattutto dall’Italia meridionale erano arrivati in America per cercare fortuna e si erano stabiliti nei caseggiati intorno a Mulberry Street.
Il quartiere non era una comunità omogenea: nei diversi isolati si concentravano famiglie arrivate da Napoli, dalla Sicilia, dalla Calabria e da altre regioni, spesso organizzate sulla base del paese di provenienza. Accanto alle case, nacquero negozi di alimentari, panetterie, bar, banche, associazioni, chiese e persino giornali in lingua italiana.
All’inizio del Novecento i dati dicono che oltre il 90% degli abitanti di una parte dell’area era di nascita o di origine italiana. Nel 1910, nel momento di massima espansione, a Little Italy vivevano quasi 10mila italiani. Il quartiere si estendeva allora per decine di isolati, indicativamente da Lafayette Street alla Bowery e da Kenmare Street fino alla zona di Worth Street.
Il ridimensionamento cominciò nei primi decenni del Novecento e accelerò dopo la Seconda guerra mondiale: grazie al miglioramento delle condizioni economiche, molte famiglie italoamericane decisero di lasciare gli appartamenti di Manhattan e di trasferirsi a Brooklyn, nel Bronx, a Staten Island, nel Queens, a Long Island, nel Westchester e nel vicino New Jersey.
Quello spazio lasciato vuoto dagli italiani è stato immediatamente riempito dai cinesi della vicina Chinatown in espansione. Oggi la Little Italy turistica è ridotta essenzialmente a pochi isolati intorno a Mulberry Street, con ristoranti, negozi storici, l’Italian American Museum e la festa di San Gennaro, celebrata ogni settembre.
Quanti italiani vivono oggi a Little Italy
Secondo i dati del censimento del 2000, nei tre settori censuari allora utilizzati per rappresentare Little Italy vivevano 1.211 persone che dichiaravano origini italiane, pari all’8,25% della popolazione. Dieci anni dopo, secondo l’American Community Survey, nessun residente del perimetro preso in esame risultava nato in Italia e solo circa il 5% si identificava come italoamericano.
La presenza italiana resta invece molto più forte nell’insieme di New York. I dati ufficiali del censimento del 2000 contavano quasi 693mila residenti della città che dichiaravano origini italiane; stime successive collocano ancora nell’ordine delle centinaia di migliaia gli abitanti dei cinque quartieri con ascendenza italiana. La comunità, tuttavia, non è più concentrata a Little Italy, ma è distribuita soprattutto tra Staten Island, Brooklyn, il Bronx, Queens e le aree suburbane.
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Francesca Milano
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