fotografia di un sistema che cresce, ma non è ancora maturo – UIPA


Lo sport dilettantistico italiano alla prova della riforma: fotografia di un sistema che cresce, ma non è ancora maturo

C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi slogan la realtà dello sport dilettantistico italiano: migliaia di palestre, campi, piscine e palazzetti di provincia dove ogni giorno si allena un Paese intero. È lì, in quella trama quotidiana fatta di volontari, collaboratori e istruttori, che si muove la parte più vasta e meno visibile del sistema sportivo nazionale. Ed è lì che la riforma dello sport, insieme al nuovo Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche (Rasd), sta provando a portare ordine, trasparenza e una prima forma di riconoscimento professionale. Il Rapporto annuale Inps dedica a questo universo un capitolo dettagliato, restituendo per la prima volta una fotografia reale del comparto e del suo peso occupazionale.

Un settore enorme, ma ancora sbilanciato

Secondo i dati del Rasd, gli enti attivi nel 2025 sono 113.043. La stragrande maggioranza – 91% – è composta da Associazioni sportive dilettantistiche (Asd), mentre le Società sportive dilettantistiche (Ssd) rappresentano solo il 9%. Eppure, quando si passa all’occupazione, la prospettiva si ribalta: le Ssd impiegano quasi metà dei lavoratori sportivi italiani, segno di una struttura più organizzata e professionalizzata rispetto alle Asd.

Solo 21.010 enti hanno almeno un lavoratore con contributi versati nell’anno, per un totale di 115 mila occupati. Di questi, 71 mila sono classificati come sportivi del settore dilettantistico, mentre il resto rientra nella categoria “Altro”, che comprende incarichi elettivi e ruoli amministrativo‑gestionali. È un quadro che mostra chiaramente come la riforma stia favorendo l’emersione dei rapporti di lavoro, ma anche quanto il settore resti ancora dominato da forme di impiego flessibili e non pienamente strutturate.

La riforma e il ruolo del Rasd

Il Registro nazionale è diventato il fulcro statistico del comparto, seguendo il modello del Runts nel Terzo settore. Introdotto dalla riforma dello sport (legge delega 86/2019 e decreti attuativi), è oggi la porta obbligata per chi offre servizi sportivi dilettantistici. La riforma sta mostrando i primi effetti: l’emersione dei rapporti di lavoro cresce, ma i numeri restano ancora contenuti rispetto alla vastità del movimento. Il Rasd, però, permette finalmente di misurare con precisione un mondo che per anni è rimasto privo di dati affidabili, rendendo possibile una programmazione più consapevole.


Chi lavora nello sport dilettantistico

L’Inps evidenzia una prevalenza maschile (62,2%) e una componente giovane significativa: gli under 35 rappresentano il 45,6% degli occupati. Tuttavia, l’età media supera i 39 anni per entrambi i generi, segno di un settore che combina energie giovani e figure più esperte.

La distribuzione territoriale è molto sbilanciata:

  • Nord: 55% degli sportivi dilettanti
  • Centro: 27%
  • Mezzogiorno: 17,9%

Nonostante le Asd siano oltre il 90% degli enti, la distribuzione degli occupati tra Asd e Ssd è quasi paritaria: le prime impiegano il 53,3%, le seconde il 46,7%. Una fotografia che conferma come la dimensione organizzativa non coincida con quella occupazionale.

Dipendenti pochi, collaboratori tantissimi

Il settore cresce del 4,3% rispetto al 2024, ma la dinamica è molto diversa tra le categorie di lavoratori:

  • Gli sportivi dilettantistici aumentano dell’11,6%.
  • Le altre tipologie di rapporto calano del 5,6%.

Tra i dipendenti, gli sportivi dilettanti sono una quota minima: solo il 4,3% del totale. La fotografia cambia completamente nella Gestione separata, dove gli sportivi dilettantistici rappresentano l’82,6% dei collaboratori: è qui che si concentra la vera forza lavoro del settore.


Il quadro è chiaro: lo sport dilettantistico italiano vive soprattutto di collaborazioni, non di lavoro dipendente. Una struttura che garantisce flessibilità, ma che rende ancora lontano il traguardo della piena professionalizzazione.

Il Terzo settore come cornice più ampia

Il Rapporto Inps colloca lo sport dilettantistico dentro una cornice più ampia: quella del Terzo settore, oggi una vera infrastruttura sociale ed economica del Paese. Gli enti iscritti al Runts sono 140.273, con 855.887 lavoratori e una crescita del 25,3% rispetto al 2019. Le imprese sociali (21.703 unità) mostrano una vocazione imprenditoriale non lucrativa sempre più rilevante.

Il lavoro dipendente non agricolo resta la spina dorsale (circa 800mila addetti), ma cresce in modo esplosivo la Gestione separata: 47mila collaboratori, +64,6% dal 2019.

Geograficamente, il Nord-Ovest guida la classifica, con la Lombardia oltre quota 160mila occupati. Il Mezzogiorno, però, mostra gli incrementi più dinamici: il Terzo settore diventa lì un doppio pilastro, tra welfare di prossimità e ammortizzatore occupazionale.

Donne protagoniste, ma retribuzioni basse

Nel Terzo settore le donne sono il 73% degli occupati, soprattutto nei servizi alla persona, nella formazione e nella sanità. Il part‑time è dominante (64% dei lavoratori, quasi 80% delle donne), contribuendo a retribuzioni mediamente più basse del 30% rispetto al privato.


Un quarto dei lavoratori ha più di un impiego: chi combina più attività guadagna in media il 10% in più rispetto a chi lavora solo nel Terzo settore.

Sport dilettantistico: un settore giovane e in espansione

La parte dedicata allo sport dilettantistico conferma una crescita robusta e una forte presenza giovanile. Il comparto è ancora dominato dalle Asd sul piano organizzativo e dai collaboratori sul piano occupazionale. La riforma sta favorendo l’emersione dei rapporti di lavoro, ma il percorso verso una piena professionalizzazione è ancora lungo e richiede continuità normativa e investimenti mirati.

Un pilastro silenzioso del Paese

Il Rapporto Inps restituisce l’immagine di un settore che non è più marginale: lo sport dilettantistico è una componente essenziale della vita sociale italiana, un luogo di lavoro per migliaia di persone e un presidio di comunità. La riforma ha acceso i riflettori su un mondo che per anni è rimasto nell’ombra. Ora che i numeri sono finalmente misurabili, il passo successivo è trasformarli in politiche capaci di sostenere chi, ogni giorno, tiene in piedi lo sport di base del Paese.




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 Umberto De Santis

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