L’estate 2026 è segnata dai lavori nel nodo centrale della stazione di Firenze. I disagi sono garantiti e inevitabili a causa dei collegamenti interrotti per l’avvio di un’operazione complessa come la sostituzione del cavalca-ferrovia di Ponte al Pino, un’infrastruttura che aveva ormai più di un secolo di vita. Per quanto la programmazione dell’intervento stia contenendo gli effetti sulla mobilità, essendo un’operazione eccezionale ci sono comunque dei disagi.
Si va da ritardi da 80 fino a 110 minuti in direzione di Milano, Torino e Napoli. Alcuni treni ad alta velocità sono stati cancellati, altri hanno subito o subiranno limitazioni e variazioni di percorso, modifiche di orario, anticipi e modifiche di fermate. Lavori di questa portata sono rari e circoscritti nel tempo, differente è invece l’accumulo di ritardi e cancellazioni nei giorni ordinari. Ogni anno Trenitalia pubblica un report, piuttosto scarno nei dati, che si chiama “Relazione sulla qualità del servizio”, che fotografa come negli ultimi anni i treni nazionali e locali in ritardo sono purtroppo in aumento.
Come sta la rete ferroviaria italiana?
Al momento sono attivi 1.300 cantieri al giorno, non solo per grandi opere o aggiornamenti tecnologici, ma anche per interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria a causa di danni. Nel 2025 è stato investito un totale di 11,6 miliardi di euro, una cifra elevata, grazie anche al Pnrr e ai programmi di potenziamento e manutenzione della rete.
I disagi di questi giorni, come sostiene il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, sono giustificati dall’obiettivo finale, ovvero avere un’alta velocità più moderna. Angelo Tartaglia, professore di fisica al Politecnico di Torino e studioso dei sistemi di trasporto, in un’intervista per Il Manifesto ha commentato la fragilità del sistema della rete ferroviaria italiana.
Risulta particolarmente critico nel passaggio che riguarda proprio gli investimenti e il numero record di cantieri attualmente attivi.
Secondo il professore, infatti:
C’è debolezza nella capacità di programmare gli interventi. Si apre una quantità di cantieri che porta il sistema al limite della sua resistenza e spesso si interviene quando il problema si è già manifestato.
Inoltre, commenta la concentrazione dei lavori nello stesso periodo, con il risultato sotto gli occhi di tutti: un Paese bloccato a metà nel nodo di Firenze.
L’efficienza del sistema ferroviario
Mentre il ministro dei Trasporti Matteo Salvini rivendica la centralità dell’alta velocità, dove si è concentrata la maggior parte delle risorse, il problema reale è nelle altre linee. Paesi come la Germania hanno puntato sulla capillarità, ovvero sul far arrivare i treni ovunque, mentre l’Italia si è concentrata sulle strade principali, ammodernandole certo, rendendole anche efficienti, ma allo stesso tempo fragili.
L’indicazione di efficienza, secondo Tartaglia, si vede invece sull’incidenza annua delle interruzioni e dei ritardi dovuti ai malfunzionamenti e ai cantieri.
Frecce e regionali mai così in ritardo
Il tasto dolente è proprio quello dei ritardi. La relazione sulla qualità 2025 dei servizi di Trenitalia fotografa un aumento dei ritardi. Il report in realtà non fa un confronto con gli altri anni, si limita a riportare i dati dell’anno analizzato in maniera piuttosto semplice, facendo una distinzione tra i treni in partenza e in arrivo con ritardi inferiori o superiori ai cinque minuti.
Sono i seguenti:
Federico Gonzato e Micol Maccario hanno quindi realizzato per Pagella Politica un’analisi di confronto tra le varie relazioni di Trenitalia. Hanno così sottolineato alcuni dati.
Scrivono che:
da quando Matteo Salvini è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, i treni regionali e nazionali in ritardo hanno raggiunto i numeri più alti mai registrati negli ultimi 15 anni.
Treni che partono in ritardo: dal 2023 al 2025
Le cause dei ritardi e delle soppressioni dei treni sono diverse, possono essere dovute a disservizi, ai cantieri in attività, a scioperi o a presunti sabotaggi. Al di là di questo, l’analisi pubblicata su Pagella Politica vuole analizzare gli ultimi anni sotto la gestione del leader della Lega.
Tenendo conto della limitazione dei dati, ovvero far valere i ritardi di sei minuti quanto quelli di un’ora, da quando Matteo Salvini è ministro dei Trasporti:
- nel 2023 è partito in ritardo il 6,6% del totale dei treni regionali;
- nel 2024 è partito in ritardo il 6,4% del totale dei treni regionali;
- nel 2025 è partito in ritardo il 6,2% del totale dei treni regionali.
Dati non diversi per i treni a media e lunga percorrenza. Infatti anche Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca e Intercity hanno percentuali di ritardo superiori ai cinque minuti che vanno dal 10,9% del 2023 all’11,4% del 2025.
Treni che arrivano in ritardo
Diverso è invece il discorso per i treni che arrivano in ritardo in stazione, che hanno un peso economico più alto. In questo caso, Trenitalia fornisce tre categorie:
- ritardi inferiori a 60 minuti;
- ritardi tra 60 e 119 minuti;
- ritardi superiori a 120 minuti.
I treni regionali hanno mantenuto valori stabili negli ultimi 15 anni: lo 0,1% dei treni regionali arriva a destinazione con più di 60 minuti di ritardo. Non un dato lusinghiero, ma almeno stabile, e che si quantifica in 2,2 minuti in media di ritardo all’arrivo (record degli ultimi 10 anni).
È cambiato invece il dato in riferimento alla media e lunga percorrenza, in netto peggioramento rispetto agli anni precedenti. Secondo Pagella Politica, infatti, da quando al ministero c’è Matteo Salvini questo dato ha raggiunto un nuovo record:
- nel 2024, il 2,4% dei treni è arrivato con oltre 60 minuti di ritardo;
- nel 2025, il 2,1% dei treni è arrivato con oltre 60 minuti di ritardo.
Se si fa un confronto con il 2015, meno dell’1% dei treni a lunga percorrenza arrivava con ritardi superiori a 60 minuti.
Anche in questo caso, il report di Trenitalia fornisce il ritardo medio dei treni, che per la lunga percorrenza è di 9,8 minuti di ritardo nel 2024 (valore più alto da quando sono disponibili i dati dal 2016) mentre per il 2025 è sceso a 8,7 minuti.
Treni cancellati
Un dato molto più positivo è quello sui treni soppressi, che hanno visto un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti a Matteo Salvini. L’analisi, ricordiamolo, mette a confronto gli anni prima e durante il ruolo di Matteo Salvini come ministro dei Trasporti. In questo caso specifico si fa un confronto con il 2020, anno peggiore per la cancellazione dei treni, ma dovuto a un evento straordinario come quello pandemico.
Da quell’anno nefasto, il numero di treni cancellati è in continua diminuzione e, in particolare, tra il 2023 e il 2025 sono stati cancellati in media meno treni regionali rispetto agli anni passati.
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