ADHD e biscotti nella vita di una mamma varesina con marito e figlio neurodivergenti



Veronica vive sulla sponda varesnina del Lago Maggiore ed è mamma di tre figli. Non è ADHD ma ci vive quotidianamente perché sia suo marito, sia il suo primo genito lo sono. Nasce da qui ADHD e Biscotti, una community che in un anno ha già raccolto oltre 12 mila follower e oltre un milione di visualizzazioni al mese attorno a temi che riguardano il Disturbo da Deficit di Attenzione (ADHD), o Iperattività.


Senza alcuna pretesa di affrontare l’argomento da un punto di vista clinico o terapeutico, la pagina racconta la quotidianità di una famiglia con persone ADHD, tra fatiche e stereotipi, con mutevoli puti di vista, disagi e grande resilienza.

«Ho deciso di aprire questa pagina Instagram per cercare di scardinare i tanti stereotipi lontani dalla realtà che ho incontrato e che mi hanno fatto soffrire nel percorso che ho seguito accanto a mio figlio e a mio marito – spiega Veronica – Mi sarebbe piaciuto trovare racconti di vita reale e quotidiana, come quelli che pubblico, quando ne avevo bisogno. Non sono un medico, racconto solo cosa significa convivere con persone ADHD e, soprattutto, cosa comporta».


PERCORSI DIFFICILI PER LA DIAGNOSI

«Quando mio figlio era piccolo mi sono sentita spesso inadeguata e mal giudicata – racconta Veronica – Mi dicevano che era malucato e che ero io a sbagliare, che dovevo essere più severa, avere più polso. Poi quando è arrivata la diagnosi è cambiato anche il modo di leggere la realtà. Ma non quello di chi ci sta attorno. Anche a scuola, purtroppo, la consapevolezza sulla neurodivergenza è ancora scarsa».

Il bambino alcune cose le dimenticava sistematiamente. Su altre si concentrava tantissimo. «All’inizio l’Asl ha diagnosticato un Disturbo dell’apprendimento – DSA – poi un disturbo ooppositivo-provocatotio e infine l’ADHD, che non cancella ma si associa alle precedenti diagnosi. Anche perché è comune che l’ADHD sia associata ad altre neurodivergenze».

Veronica racconta di come sia difficile arrivare a una disgnosi nel pubblico, perché il percorso è lungo e faticoso. MA per gli adulti è peggio. «Il percorso dignostico per l’adulto non esiste nel servizio pubblico – denuncia – Quindi bisogna cercare privatamente ma non tutti i neuropsichiatri sono attrezzati».


FARMACI E ATTIVITÀ DI GRUPPO ASSENTI

Il marito di Veronica da bambino era considerato svogliato, supeficiale e aveva avuto dei problemi. Ma ai tempi non c’era attenzione per le neurodivergenze. La diagnosi per lui è arrivata alla soglia dei trent’anni. «Anche se arriva in età adulta, avere una diagnosi è comunque importante, serve innanzi tutto a non sentirsi sbagliati – afferma Veronica – poi, certo, servirebbero delle attività di gruppo, per le persone con diagnosi e magari anche per per i loro cari, ma non ci sono».

Esistono invece dei farmaci: «Di fatto aiutano a restare più concentrati e meno impulsivi, a non passare da un estremo all’altro – racconta Veronica – Per acquistarli serve sempre una ricetta ma mio marito deve pagarli per intero, no ha il diritto di pagare solo il ticket sanitario.


L’ADHD NON È UNA MODA. LA DIAGNOSI FA PAURA

«L’ADHD non è una moda – afferma Veronica – Spesso la divulgazione sui social banalizza. Si concentramagari su alcuni sintomi o atteggiamenti riconducibile a qualsiasi persona, perché siamo tutti molto stressati, con un sovraccarico di compito e di stimoli forti, quindi in un certo senso tutti siamo portati verso l’ADHD, ma l’ADHD ma non è solo una serie di comportamenti, è proprio un altro mondo. Non è figo, anzi è molto complicato. Per chi è neurodivergente e anche per chi gli vive accanto».

E in questo senso le diagnosi aiutano molto, ancha in età adulta. «Ma spesso affrontare una diagnosi da adulti fa paura e la difficoltà di un percorso tortuoso e privato non aiuta – racconta – Soprattutto la diagnosi è più difficile per le donne, che sono più abituate già da bambine a compensare, a mascherare il più possibile».

La paura più grande è quella di non essere compresi: «Anche nella nostra famiglia è difficile da far capire – si sfoga Veronica – Magari tornano a casa dal lavoro o da scuola in sovraccarico e fanno verso per scaricare. Comunque c’è la tendenza a pensare che lo facciano apposta. La tendenza a sottolineare il fastidio e a sottovalutare la fatica».


ADHD E SCUOLA

«Vorrei che genitori, insegnanti e datori di lavoro imparassero a gardare oltre il pregiudizio – spera Veronica – Se un bambino si sente visto e capito, accompagnato nel risolvere l’errore invece che puntualmente sgridato, cambia anche il modo in cui costruisce l’immagine di se stesso».

Comprendere non significa giustificare: «Non è che ogni comportamento ADHD è giustificato – precisa – ma se un atteggiamento è compreso con consapevolezza si può trovare una strategia adeguata per risolverlo. Significa capire che continuare a segnalarlo senza intraprendere una via di soluzione non solo è inutile, ma controproducente».


E invece, soprattutto in questo perido, diverse mamme hanno mandato a Veronica pagelle di bambini di 7-8 anni, con ADHD e piano didattico personalizzato, che sono etichette: “il bambino è distratto” oppure “è sempre in movimento. Non ha cura del materiale”. «Ma questa è la descrizione della patologia, non del singolo bambino – spiega Veronica – quello è il punto di partenza. Qual è il percorso messo in atto?».

Generico 13 Jul 2026

COSA C’ENTRANO I BISCOTTI CON L’ADHD?

«I biscotti non hanno niente a che fare con l’ADHD,  hanno a che fare con me. Sono il mio comforto food – svela Veronica – Tutti si sentono autorizzati a darmi consigli non richiesti. A volte mi fanno dubitare, altre volte mi fanno ancora male. Così io e i miei pensieri andiamo in cucina con un pacco di biscotti. È un modo per tirare il fiato. Un angolo per sentirsi confortate».

Più che consigli servono stategie efficaci. E lo si impara con il tempo. «Ad esempio ho imparato a fare una richiesta alla volta. A ususare una lavagna per ricordare le cose. Non si guarisce ma si può essere accompagnati, aiutati. Affiancati. E questo migliora la qualità della vita per tutti. Che poi è l’obiettivo. Vivere meglio», dice Veronica.


«Per questo molte persone mi scrivono in privato. Si sfogano, raccontano, consividono magari solo con me perché non se la sentono di farlo pubblicamente – racconta Veronica – Quello che trovano in ADHD e biscotti è innanzi tutto  ascolto, comprensione. E io per quel che posso cerco di rendermi utile».

A partire delle esperienze della pagina sono nati anche dei piccoli libri. L’ultimo è un libro interattivo ispirato a MineCraft. Un altro in chaive natalizia, propone frasi salvavita per i genitori. E poi ce n’è uno che si intitola “Non è disamore, è ADHD, per spiegare cosa succede in una relazione tra adulti».






#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di