«È come se fosse sempre l’ultimo giorno di scuola». Cosa ci raccontate ogni giorno sul muoversi in provincia



Trecentotrenta persone hanno fatto qualcosa di più che rispondere a un questionario: hanno scritto. Hanno lasciato un commento, una storia, una proposta, a volte uno sfogo. Il sondaggio di VareseNews sulla mobilità quotidiana, aperto da settimane e arrivato a 900 risposte, ha raccolto un archivio di voci che vale la pena leggere. Non per i numeri, quelli li abbiamo già raccontati, ma per quello che dicono di come si vive ogni giorno in questa provincia.


Lo scooter, il telefono e il confine

Chi si sposta in moto o scooter osserva la strada con uno sguardo particolare, perché non può permettersi distrazioni. «Mi muovo sempre in scooter verso la stazione, e la maggior parte degli automobilisti che incontro guidano con il telefono in mano», scrive un pendolare di Malnate diretto a Lugano. Da Cassano Magnago verso Borsano: «Tanti automobilisti con il cellulare in mano». Da Mornago verso Varese: «Costante infrazione dei limiti di velocità degli altri utenti». Non sono sfoghi isolati: la sicurezza stradale è il secondo problema più citato nel sondaggio, con 159 rispondenti su 900.

Chi attraversa il confine ogni mattina aggiunge un livello di complessità in più. Un frontaliere di Gavirate diretto in Svizzera racconta di aver provato i mezzi pubblici il giorno in cui l’auto era dal meccanico: «Gavirate-Balerna, tre cambi e in totale quattro chilometri a piedi a tratta. Costi elevati, quasi dieci euro a tratta, e immancabilmente ritardi che fanno perdere la coincidenza. Tempo medio di percorrenza: due ore e mezza a tratta. Con i bus navetta anche peggio. Peccato». È tornato in auto.


La bici e gli automobilisti

Chi va in bicicletta ha imparato a convivere con una sensazione precisa. «Ogni giorno ricevo almeno un insulto sul percorso casa-lavoro», racconta chi pedala verso il Ticino. «Un camion mi ha superato schiacciandomi contro il muretto laterale: mi sono dovuto fermare, altrimenti mi avrebbe urtato», scrive chi percorre ogni mattina la strada tra Albese con Cassano e Como. Da Carnago verso Busto Arsizio: «Automobili e mezzi pesanti che ti fanno il pelo non rispettando la distanza minima di sorpasso di un metro e mezzo, mancanza di una corsia o di ciclopedonale». Da Besnate: «Tutti i giorni è una lite con gli automobilisti che guidano e guardano i telefoni».

Un ciclista di Marchirolo, che usa la bici come unico mezzo per qualsiasi spostamento, descrive una scelta di vita: «È una scelta legata alla sostenibilità e al benessere personale. La difficoltà più grande è la sicurezza. Ogni giorno percepisco un certo timore a causa della disattenzione di molti automobilisti e della mancanza di infrastrutture ciclabili continue. Per ridurre i rischi ho montato pneumatici più larghi». Ha adattato la bici alla strada, non viceversa.

Chi ha scoperto la bici e non è tornato indietro

Eppure chi pedala racconta anche altro. «Iniziai a pensare alla bici come mezzo di trasporto alle scuole medie. Come tradizione personale, ogni ultimo giorno di scuola facevo il tragitto in bicicletta. Quindici anni dopo, ogni giorno utilizzo la bici per spostarmi: è come se fosse sempre l’ultimo giorno di scuola», scrive un varesino. Da Varese verso Brunello: «In poche settimane ho superato la disabitudine alla bicicletta. Ora è il mio spazio per l’attività fisica, per pianificare il mio lavoro e per farmi sorprendere da nuove idee. L’allenamento per le vacanze in bici è incluso: la scorsa estate ho fatto Italy Coast to Coast». Da Marnate verso Varese: «Uso la bici abbinata al treno da sei anni e non tornerei indietro per tante ragioni. Ma una su tutte è che mi fa stare bene».


Non è solo salute. È anche economia. Un residente di Varese che lavora a Uboldo, 80 chilometri al giorno, racconta di aver iniziato a combinare bicicletta e treno: «La necessità di ridimensionare i costi dell’automobile era troppo urgente. Sono contento di aver trovato un’alternativa». Un pendolare di Varano Borghi va oltre: «Da quattro anni ho dismesso l’automobile pur lavorando in quattro posti diversi tra Milano, Varese e Castelletto Ticino. Sfrutto treno e bici e le piste ciclabili della zona laghi».

Chi non ha problemi e perché

109 rispondenti dichiarano di non avere problemi rilevanti nei propri spostamenti. Di questi, 63 usano l’auto, 11 vanno a piedi, 11 in bicicletta. È la fotografia di chi ha trovato un equilibrio: tragitti corti, orari flessibili, o semplicemente la fortuna di abitare vicino a dove lavora. «Primavera, estate e parte dell’autunno riesco ad andare in bici senza problemi: evito il traffico, faccio movimento, mi svago e risparmio», scrive chi va da Cocquio-Trevisago a Besozzo. La mobilità senza stress esiste. Non è distribuita ugualmente sul territorio.


Le proposte

Molti non si sono fermati a descrivere il problema. Hanno avanzato soluzioni, spesso molto concrete. «Una rete più fitta di car sharing anche nei paesi più piccoli», propone un residente di Azzate. «Percorsi ciclopedonali mappati che permettano di non fare tutto il tragitto su strade trafficate», chiede chi parte da Casciago verso Gallarate. «Incentivare l’orario di lavoro flessibile per non intasare le strade negli orari di punta», suggerisce chi viene da Leggiuno. «Più treni tra Luino e Bellinzona nelle fasce orarie lavorative: esiste un treno alle 5.40 e il successivo alle 7.15, poi basta», denuncia chi ogni mattina parte da Dumenza verso il Canton Ticino.

C’è anche chi guarda fuori dalla provincia per trovare ispirazione. «Ho notato che a Lucera, città collinare ancor più di Varese, le rastrelliere bici erano straripanti di biciclette», scrive un residente di Solbiate con Cagno. Un pensionato varesino cita Pesaro e le sue «bicipolitane» come modello da importare. Un altro propone di prendere esempio dalla Svizzera: «Nella vicina Svizzera creano una banale rampa di accesso alle banchine per bici e carrozzine, mentre in Italia si installano ancora gli ascensori».


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