
Alla base della decisione dei giudici del secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa c’è il parere espresso nel 2022 da ‘Roma Natura’, l’ente regionale che gestisce diverse aree naturali protette della Capitale.
Secondo quel parere, il progetto sarebbe sorto all’esterno della Riserva naturale di Decima Malafede. Per i giudici, invece, l’area interessata dall’impianto ricadeva all’interno del perimetro giuridicamente valido della Riserva.
Il procedimento autorizzativo, concluso positivamente dalla Regione Lazio nel 2024, dovrà quindi essere riaperto. Il progetto non potrà più andare avanti sulla base del vecchio nulla osta rilasciato da Roma Natura nel 2022.
L’errore decisivo sui confini della Riserva
Il nodo della vicenda risale al parere espresso da Roma Natura il 17 marzo 2022.
L’ente utilizzò i confini stabiliti dal Piano della Riserva approvato dalla Regione Lazio nel luglio 2020, durante la seconda Giunta Zingaretti. Sulla base di quel perimetro, il terreno destinato all’impianto risultava appena fuori dall’area protetta.
Quel Piano, però, era già stato annullato dal TAR del Lazio il 16 novembre 2021. Di conseguenza, Roma Natura avrebbe dovuto fare riferimento al precedente perimetro della Riserva, all’interno del quale rientravano anche le particelle interessate dal progetto.
È questo l’errore che ha compromesso l’intero iter autorizzativo.
Il parere firmato da Emiliano Manari
Il documento censurato dai giudici è la nota numero 0000756 del 17 marzo 2022, firmata dal direttore di Roma Natura, Emiliano Manari.
In quel periodo l’ente era presieduto da Maurizio Gubbiotti, nominato nel 2019 dalla Regione Lazio, mentre Manari era stato scelto come direttore nel gennaio 2020. Entrambe le nomine risalgono alla seconda Giunta Zingaretti.
Fu quella struttura amministrativa a sostenere che il terreno destinato al maxi impianto non ricadesse nella Riserva naturale di Decima Malafede, pur trovandosi immediatamente a ridosso dell’area protetta.
Una valutazione che il Consiglio di Stato ha ora ritenuto fondata su un perimetro non più valido.
Il progetto da 65mila tonnellate
Il progetto prevede il trattamento di 65mila tonnellate all’anno di rifiuti organici non pericolosi, più del doppio rispetto alle 30mila tonnellate inizialmente autorizzate.
Alla linea di compostaggio dovrebbero essere aggiunti digestori anaerobici per la produzione di biogas, un sistema destinato a trasformarlo in biometano e un cogeneratore con una potenza di 400 kilowatt.
L’impianto dovrebbe sorgere nel territorio di Roma Capitale, ma in un’area immediatamente confinante con Pomezia. Al momento, tuttavia, la struttura non è stata ancora costruita né è mai entrata in funzione.
Roma Natura dovrà esaminare nuovamente il progetto
Roma Natura dovrà ora riesaminare il progetto considerandolo collocato all’interno della Riserva, sulla base del perimetro giuridicamente valido.
L’ente sarà quindi chiamato a valutare concretamente gli effetti dell’impianto sull’ambiente, a imporre eventuali prescrizioni e a prendere in considerazione possibili soluzioni alternative, compresa la mancata realizzazione dell’opera.
Al termine della nuova istruttoria, Roma Natura potrà esprimere un parere favorevole, chiedere modifiche sostanziali oppure dichiarare il progetto incompatibile con le esigenze di tutela della Riserva naturale di Decima Malafede.
Dal 2025 Roma Natura è guidata, sul piano politico e istituzionale, dal presidente Marco Visconti, mentre la direzione amministrativa resta affidata a Emiliano Manari. È stato proprio Manari a firmare nel 2022 il parere sui confini della Riserva successivamente censurato dal Consiglio di Stato.
La vittoria di Latium Vetus di Pomezia, dei cittadini e comitati
Il ricorso è stato presentato da residenti, proprietari, attività economiche, dall’Associazione Latium Vetus e dal Comitato di quartiere Monte Migliore.
La presidente di Latium Vetus è Gemma Chiacchio, da tempo impegnata nella tutela ambientale e paesaggistica del territorio interessato dal progetto.
Un importante sostegno alla causa è stato fornito anche dal consigliere comunale di Pomezia Giacomo Castro, che ha affiancato l’iniziativa portata avanti dai cittadini, dai proprietari e dalle associazioni. Tutti i ricorrenti sono stati assistiti e difesi dall’avvocato Stefano Rossi di Roma.
Il risultato amministrativo è pesante: il Provvedimento autorizzatorio unico regionale non regge e la Regione Lazio dovrà tornare sui propri passi.
Prima di qualsiasi nuovo via libera, sarà necessario acquisire un parere di Roma Natura basato sui confini corretti della Riserva e su una valutazione completa degli effetti che il maxi impianto potrebbe produrre sull’area protetta.
Va sottolineato come erano 4 i ricorsi contro il progetto ma è stato accolto solo quello dell’associazione Latium Vetus, rappresentata dall’avvocato Stefano Rossi.
Gemma Chiacchio, presidente di Latium Vetus, ha dichiarato:
“Sono esternamente soddisfatta per questo risultato storico che dimostra l’impegno della nostra associazione che c’era ieri, c’è oggi e ci sarà domani, nell’area tra Roma sud, Pomezia e Castelli Romani.
Questo impianto sarebbe stato estremamente impattante per salute e ambiente. Il nostro impegno resta alto, come dimostra anche la battaglia pro-vincolo di 2mila ettari di Ardea e Pomezia, con il quale abbiamo scongiurato una maxi biogas di Torre Maggiore e come dimostra anche la battaglia pro-vincolo di 1400 ettari dei Castelli Romani.
Resta altissimo anche l’impegno contro l’inceneritore di Santa Palomba, insieme alle associazioni Salute Ambiente, Pavona per la Tutela della Salute e comitato Roma 2. Latium Vetus resterà un presidio a difesa di territorio e cittadini”.
Il consigliere Giacomo Castro, intervenuto nel ricorso, ha dichiarato:
“Sono impegnato da anni, anche come attivista, in prima persona. Ho iniziato contro il biogas Cogea di Torre Maggiore, poi i vincoli di Ardea e Pomezia e Castelli Romani, oggi questo impegno continua con la bocciatura di questo ennesimo biogas.
Un biogas che qualcuno voleva sciaguratamente realizzare all’interno del parco di Decima Malafede con un parere, quello di Roma Natura, fortemente ambiguo dell’ente regionale.
Questo testimonia che i cittadini debbono difendersi con rappresentanti civici e associazioni e comitati credibili e competenti. Solo da questa credibilità e capacità deriverà per noi di difendere davvero i nostri territori dai soprusi che vengono da Roma.
Ora la battaglia contro l’inceneritore di Roma proseguirà, ora, senza sosta. Anche questa battaglia verrà portata avanti con la determinazione di sempre”.
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StefanoCarugno
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