Per una startup biotech nata nell’ecosistema di Berkeley, scegliere di aprire un laboratorio in Italia non è una decisione scontata, né tantomeno solo logistica. Nel caso di Laguna Bio, azienda californiana che sta sviluppando un nuovo approccio per attivare e potenziare selettivamente il sistema immunitario contro il cancro, la scelta di Siena nasce dall’incontro tra una tecnologia di frontiera e un ecosistema, quello della Fondazione Toscana Life Sciences (TLS), capace di mettere insieme competenze in microbiologia, immunologia e oncologia traslazionale, infrastrutture tecnologiche e sinergie scientifiche.
Laguna Bio ha infatti avviato all’interno del bioincubatore TLS il suo primo laboratorio italiano dedicato all’immunoterapia. L’azienda, guidata da Jonathan Kotula, CEO e co-founder, nasce dalla visione condivisa di tre scienziati: Kotula, Russell Carrington e Daniel Portnoy, professore dell’Università della California, noto per i suoi studi sull’interazione tra patogeni e sistema immunitario. La startup lavora su una piattaforma proprietaria, QUAIL, che mira a trasformare un agente patogeno in un attivatore immunitario sicuro, riproducibile e somministrabile come terapia, con un primo focus clinico sulla leucemia mieloide acuta.
L’approdo in Italia di Laguna Bio
«Abbiamo capito molto presto che oggi la buona scienza deve essere fatta a livello internazionale, senza confini», racconta Kotula. «Restare in un solo posto, in modo chiuso e autoreferenziale, può diventare persino un limite. Per questo abbiamo iniziato a cercare competenze fuori dalla California: Singapore, Hong Kong, Taiwan, Europa, Francia, Germania, Italia. Quello che ci ha portato a TLS è stato il mix perfetto di competenze che abbiamo trovato qui».
A pesare nella scelta, spiega Kotula, sono stati diversi elementi: la tradizione scientifica senese, la presenza dell’Università di Siena, le competenze storicamente maturate nell’area grazie anche alla presenza di GSK e il lavoro costruito nel tempo da Toscana Life Sciences. Ma soprattutto, per Laguna Bio, era cruciale trovare un ambiente in cui microbiologia, immunologia e biologia del cancro potessero dialogare nello stesso spazio di ricerca.
«Il nostro lavoro si colloca in una zona molto particolare, tra microbiologia, immunologia e cancer biology», osserva Kotula. «Non è facile trovare persone che siano a proprio agio nello studio sia dei microbi sia delle cellule umane, e ancora meno persone che sappiano lavorare con entrambi nello stesso progetto. A Siena abbiamo trovato non solo persone capaci di farlo, ma veri esperti. E, in prospettiva, anche competenze utili per il dialogo con i clinici, l’espansione degli studi clinici e le fasi di sviluppo e produzione».
Risvegliare l’immunità contro il cancro
Il punto di partenza scientifico di Laguna Bio è una constatazione che attraversa tutta la storia recente dell’immunoterapia oncologica: terapie come checkpoint inhibitor, anticorpi bispecifici, anticorpi monoclonali e CAR-T hanno cambiato la vita di molti pazienti, ma non funzionano per tutti. In alcuni casi producono risposte trasformative; in altri, anche in pazienti con la stessa malattia, non funzionano affatto.
«Il nostro obiettivo è fare in modo che l’immunoterapia funzioni bene per ciascuno», spiega Kotula. «Molti farmaci oggi si basano sulle cellule immunitarie già presenti nel paziente, ma in molti pazienti oncologici, soprattutto negli stadi avanzati, le cellule immunitarie attive non sono abbastanza. Il problema fondamentale è produrre molte più cellule, ma non cellule qualsiasi: correttamente attivate, capaci di riconoscere e uccidere le cellule tumorali».
Da qui nasce l’approccio di Laguna Bio: usare un microrganismo che normalmente potrebbe causare una malattia, attenuarlo fino a renderlo inerte e non patogeno, ma conservarne la capacità di essere riconosciuto dal sistema immunitario. «Utilizziamo un microbo che normalmente potrebbe rendere una persona molto malata, ma lo rendiamo innocuo fino al punto in cui non è più in grado di crescere, sopravvivere nell’organismo o causare malattia», continua Kotula. «Il sistema immunitario, però, continua a riconoscerlo in modo molto specifico e preciso e questo porta a una potente attivazione proprio delle cellule immunitarie che riteniamo necessarie per generare una risposta contro il cancro».
La prima indicazione clinica su cui Laguna Bio intende concentrarsi è la leucemia mieloide acuta. E, come racconta Kotula, l’azienda si trova in una fase particolarmente importante: «ci aspettiamo di iniziare il nostro studio clinico di fase 1 entro poche settimane, con il primo dosaggio nei pazienti con leucemia mieloide acuta. Se lo studio procederà come speriamo, vogliamo far crescere ulteriormente la nostra squadra, e vogliamo farlo anche qui, perché l’esperienza a Siena è stata finora molto positiva».
Oggi Laguna Bio è una realtà di dimensioni contenute, con circa 15 persone nel gruppo e una presenza ancora iniziale in Italia, ma l’apertura del laboratorio a Siena rappresenta un tassello strategico anche dal punto di vista industriale. La presenza in Europa, infatti, non serve solo ad accedere a infrastrutture e competenze, ma anche a dimostrare la robustezza e trasferibilità dei processi sviluppati dalla startup.
«Una delle domande chiave che le grandi aziende farmaceutiche si pongono davanti a una piccola biotech è quanto siano robusti i suoi processi», sottolinea Kotula. «Il lavoro è trasferibile? Può essere svolto solo in un piccolo spazio, oppure può funzionare in contesti diversi, con competenze diverse e collaboratori diversi? Per noi è importante dimostrare che i nostri protocolli e i nostri processi possono essere trasferiti e riprodotti. Questo parla della solidità del nostro approccio, anche agli occhi di potenziali partner industriali».
Non è un dettaglio secondario. Per una startup che sviluppa una piattaforma biologica complessa, la capacità di uscire dal perimetro del laboratorio originario e lavorare in modo affidabile in un altro ecosistema è parte della validazione stessa del progetto. In questo senso, Siena diventa un banco di prova per la funzionalità tecnologica e organizzativa di Laguna Bio, e non solo una sede operativa.
L’ecosistema di Toscana Life Sciences
Un elemento che ha colpito particolarmente il team californiano è la qualità delle infrastrutture disponibili nel bioincubatore di Toscana Life Sciences. Kotula lo dice in modo molto netto: «le facilities che abbiamo trovato qui sono migliori di alcune di quelle a cui abbiamo accesso in California. È davvero notevole». Il riferimento va in particolare alla citometria a flusso, una tecnologia centrale per l’immunologia e l’immunoterapia, ma complessa da gestire e da padroneggiare. «Avere strumenti di ultima generazione, ben mantenuti, e persone con l’expertise necessaria per utilizzarli correttamente è molto difficile da trovare in uno stesso luogo. È una delle cose che ci ha più impressionato».
Dal punto di vista di Toscana Life Sciences, l’arrivo di Laguna Bio è un segnale importante non solo per il valore scientifico della startup, ma anche per la capacità del bioincubatore senese di attrarre realtà internazionali e generare connessioni nuove tra imprese, gruppi di ricerca e competenze tecnologiche.
«Laguna Bio porta in TLS competenze nuove, che possono combinarsi con quelle già presenti nel nostro network di aziende e gruppi di ricerca», spiega Cristina Tinti, Incubation Manager di Fondazione TLS. «Credo che questo sarà molto importante per le collaborazioni future e anche per aiutare il nostro ecosistema ad andare oltre i confini nazionali».
TLS arriva a questo passaggio con numeri che mostrano un ecosistema ormai maturo: secondo i dati di bilancio del 2025, le imprese e i gruppi di ricerca dell’incubatore sono 43, tra cui 16 impegnate in attività di R&D e/o servizi, 12 enti o fondazioni di ricerca e 15 imprese o organizzazioni affiliate. Nel 2025 il fatturato complessivo delle realtà presenti nell’incubatore ha raggiunto i 28,5 milioni di euro, mentre i finanziamenti attratti dalle realtà incubate ammontano a 18,61 milioni nell’anno e superano i 214 milioni dal 2007.
A questi dati si aggiungono altri dati incoraggianti: più di 600 accordi, collaborazioni e licenze siglati dal 2007 a oggi dalle imprese incubate e affiliate insieme ai gruppi di ricerca ospitati in TLS; 373 prodotti immessi sul mercato dall’inizio dell’operatività e un portfolio di 128 tipologie di servizi, che contemplano dalla ricerca alle analisi sierologiche per sperimentazioni cliniche e ambiente, dalla qualità alimentare al data management fino alle soluzioni mobile per il medical care; e oltre 1250 pubblicazioni, dal 2007 a oggi, su alcune delle principali riviste scientifiche internazionali.
Per Tinti, non è solo l’infrastruttura materiale a meritare attenzione. «Oltre ai laboratori e alle piattaforme tecnologiche, ciò che conta moltissimo sono le competenze dei nostri scienziati», afferma. «L’incontro con il team guidato da Anna Kabanova, all’interno di TLS, è stato cruciale per avviare la collaborazione. Laguna Bio è arrivata in modo graduale: abbiamo iniziato a interagire circa due anni fa, hanno incontrato le persone del nostro incubatore, hanno conosciuto le infrastrutture, e siamo partiti con una collaborazione di ricerca finanziata da Laguna Bio, mettendo a disposizione le competenze scientifiche di cui avevano bisogno».
Accanto alla ricerca, TLS offre anche competenze di trasferimento tecnologico e supporto nello sviluppo del business. «Abbiamo un gruppo ben strutturato per la valorizzazione della ricerca generata dai gruppi e dalle aziende presenti in TLS», aggiunge Tinti. «Supportiamo le realtà ospitate nel connettersi con altri attori del settore life science, dalle istituzioni fino agli investitori e al mercato». Step fondamentali per aiutare le aziende a sviluppare il proprio percorso.
La collaborazione tra TLS e Laguna Bio non nasce quindi come un progetto rigidamente disegnato a tavolino, con indicatori fissati in anticipo, ma come una relazione costruita progressivamente, sulla base della qualità scientifica, della fiducia e della capacità di lavorare insieme. «Stiamo procedendo passo dopo passo», osserva Tinti. «Il nostro ruolo è supportare l’azienda e il suo progetto, accompagnandone l’evoluzione».
Una nuova geografia per il biotech
Per TLS, l’arrivo di Laguna Bio diventa anche una leva di posizionamento internazionale. Non solo una startup in più all’interno del bioincubatore, ma una presenza capace di generare nuove sinergie scientifiche e di mostrare che l’Italia, quando riesce a valorizzare competenze e infrastrutture, può essere attrattiva anche per aziende biotech nate in contesti altamente competitivi come la California.
Tinti sottolinea anche un aspetto spesso poco esplicitato: l’Italia può offrire un rapporto interessante tra qualità delle competenze e sostenibilità dei costi. «Le competenze e le tecnologie ci sono, ma rispetto ad altri Paesi – non solo agli Stati Uniti ma anche al Nord Europa – l’Italia può essere più sostenibile dal punto di vista dei costi», osserva. «Questo può aiutare le aziende a valorizzare meglio le proprie risorse, mantenendo un’elevata qualità scientifica».
Nel caso di Laguna Bio, infatti, la scelta di Siena non sembra ridursi a un mero calcolo economico. È piuttosto il risultato di una combinazione difficile da replicare, fatta di competenze, infrastrutture avanzate, possibilità di connessione con clinici e ricercatori, e una cultura scientifica capace di comprendere un approccio che non rientra perfettamente nelle categorie tradizionali dell’immunoterapia.
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Nicole Ticchi
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