«Mi piacerebbe andare in scena “nudo”»


Ospite del Giffoni Film Festival 2026, il vincitore del David di Donatello Lino Musella riceve il Giffoni Award, dopo aver risposto alle domande e alle curiosità di un nutrito gruppo di giurati.

Questi ultimi, parte del progetto nato due anni fa dal nome Giffoni Workshop, hanno tutti intrapreso un percorso nel campo della recitazione, e c’è persino chi sta già lavorando. Ecco allora che occasioni come queste sono accompagnate da un’energia e uno slancio incredibili, e ricche di insegnamenti da non lasciarsi scappare.

Lino Musella al Giffoni Film Festival spiega il ruolo dell’artista

«Per quanto sia bello rispondere alle domande – esordisce Lino Musella davanti ai ragazzi del Giffoni Workshopè sempre difficile instaurare un dialogo.» E si può ben capire, soprattutto perché i giovani in questione sono appassionati, curiosi e attenti, con un grande sogno nel cassetto.

«Noi possiamo dare un contributo – spiega l’attore – nel momento in cui ci viene dato un palco, l’attenzione. Ci tengo a fare una distinzione: puoi scegliere attraverso il tuo lavoro veicolando delle storie. Lo stai facendo come cittadino, non come artista. Ma questo è un dibattito che viene spesso frainteso. Gli artisti devono o non devono fare?

Perché, secondo me, chi deve fare è il cittadino. Io sfrutto il mio essere artista, perché sono un cittadino e come cittadino mi sento a volte complice. Tutto diventa strumento di dibattito, non mi sento di dire agli altri cosa dovrebbero fare, però non accetto nemmeno che venga detto a me cosa fare. Per quello che c’è intorno a noi, la responsabilità di tutti è evidente. Il periodo più grande oggi è l’autocensura, porsi dei limiti senza però averli.»

Lino Musella al Giffoni Film Festival (Foto: ufficio stampa) – Newscinema.it

La doppia faccia di Napoli

Immediata arriva una riflessione sulla sua Napoli e su quello che può rappresentare per un artista. «Napoli è un’arma a doppio taglio. Da un lato abbiamo un grandissimo patrimonio, un’eredità, ma anche degli schemi, degli stilemi e una retorica con cui è difficile avere un rapporto sano. Allontanarmi molto da tutto ciò, a una certa età, ed essere ritornato dopo aver fatto un giro, mi ha fatto recuperare quella ricchezza. A 17 anni sono partito per Milano – ricorda Musella – e negli anni ho anche rifiutato autori considerati i nostri genitori, a partire da Eduardo. Ritornarci dopo aver studiato Checov e Shakespeare, te li fa ammirare nella loro potenza.»

E, parlando della sua città, si aggancia all’esperienza in Gomorra, dove interpretava il Principe: «Si è trattato di un incrocio particolare con la storia della mia vita, è stato quasi come esorcizzare delle esperienze. Vengo da quelle zone e conosco quella realtà, per cui ho cominciato la serie con una certa paura. Ma mi ha insegnato che il cinema attinge alla realtà e la trasforma al tempo stesso. Ci sono storie che forse non andrebbero raccontate, perché tutto ciò che racconti diventa epico. Mi ricordo che quando uscì Il camorrista di Tornatore, un film fatto per denuncia, per strada i ragazzini non facevano altro che parlarne. Ecco, un prodotto come Gomorra mi fa pensare all’atteggiamento di determinati potenti al mondo

“Il presidente degli Stati Uniti mi fa pensare a Pietro Savastano”.

L’importanza della memoria

Come molti dei personaggi portati in scena, sullo schermo o su un palco, Lino Musella ha una personalità forte, magnetica e arguta. I giurati del Giffoni Workshop ne sono testimoni e non si lasciano sfuggire l’occasione di trarne il massimo. Per questo il discorso passa al mestiere dell’attore – che sognano di fare – e all’importanza di avere punti di riferimento.

Lino Musella Giffoni
Lino Musella al Giffoni Film Festival (Foto: ufficio stampa) – Newscinema.it

«I modelli te li scegli tu, per fortuna l’audiovisivo ci permette di recuperare qualsiasi cosa, al contrario del teatro. Noi possiamo scegliere chi ci da gli strumenti, poi sta anche alla nostra sensibilità. L’unico consiglio che mi sento di dare ai giovani – anche se a volte è immorale e pericoloso darli – è quello di imparare qualcosa a memoria, nei momenti in cui non si sta lavorando o si è fermi. Sarai portatore di questi frammenti.

Ho capito che potevo riempire il corpo, la mente e il cuore di parole, non necessariamente da riutilizzare, ma per nutrirmi di materiale imparato a memoria. Quelle cose continuano ad abitarti dentro e ad arricchirti. Ci sono delle cose a cui torno sempre – prosegue Musella – ma il primo rapporto con il teatro è proprio il luogo. Mi interessa quel dispositivo, perché per recitare hai bisogno di qualcuno che ti ascolta. Se ti perdi nei tuoi pensieri, c’è sempre un referente. Uno spettacolo è fatto di due componenti: quello che avviene in scena rappresenta al massimo il 70%, il resto viene dal pubblico, dalla sua attenzione, dalle emozioni.»

Lino Musella spiega come affrontare la paura ai giurati del Giffoni Workshop

E come si affrontano le paure? Chiede a un certo punto una ragazza. «La paura ti dà la misura del coraggio – risponde lui – ci sono momenti in cui devi un po’ vincere il giudizio che hai su di te, che è sempre il più faticoso. Poi, lavorando sulle emozioni, devi proteggere la tua fragilità, e coltivarla al tempo stesso, ma è faticoso. Bisogna essere forti rimanendo sensibili.

E penso che dobbiamo rendere umani i nostri personaggi, ma anche speculare sulle loro vite e metterci sempre qualcosa di nostro, che non riguarda necessariamente la nostra vita. La cosa più importante da stabilire è il rapporto con la dissociazione, tra corpo, sentimenti e parole. C’è sempre qualcosa di dissociato nella recitazione.»

Da Portobello a Pierrot

Le ultime battute riguardano la figura di Giovanni Pandico, tra i protagonisti della serie Portobello diretta da Marco Bellocchio: «Questi personaggi sono molto divertenti, ma anche pericolosi. Tutto ciò che è sopra le righe al cinema rischia di essere non credibile, anche se la realtà vera ha dell’incredibile. Con Pandico devi andare a smussare, altrimenti sembra finto.

Noi avevamo una struttura molto forte, quasi classica, da tragedia shakespeariana, e la consapevolezza di un personaggio con funziona non incisiva, per cui mi potevo permettere di proporre una follia lucida, estremamente misurata, sotto la guida di un maestro come Bellocchio.»

Lino Musella Giffoni
Lino Musella al Giffoni Film Festival (Foto: ufficio stampa) – Newscinema.it

Oltre all’apprezzata serie presentata a Venezia 82, l’attore napoletano è pronto a tornare sui palchi di Roma, Bologna e Torino con lo spettacolo su Enzo Moscato, Non posso narrare la mia vita, per la regia di Roberto Andò, e con due pellicole – Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese (in apertura al prossimo Rome Film Fest) e Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis.

Ma nel cassetto di Lino Musella c’è un ruolo che lo attrae, ed è quello di Pierrot, «una figura muta, oltre che una maschera malinconica, con una funzione anche politica. Sono sempre stato definito un attore di parola, mi piacerebbe andare in teatro “nudo”, senza dire una parola.»


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Sabrina Colangeli

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